Morgan e Pajola, gli addii dolorosi. Tante partenze dopo il titolo del ’25

2026/09/27

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"Quanti giocatori dello scudetto sono rimasti?". Se lo è chiesto Alex Mumbrù il giorno della sua presentazione. Una domanda semplice, quasi una fotografia scattata al volo per capire quanto della Virtus campione d’Italia nel 2025 sia rimasto. La risposta, guardando al roster, è presto detta: due. Ma la storia, a guardarla meglio, è un po’ più lunga.

Dopo l’uscita di scena in semifinale nella passata stagione, la V nera ha voltato pagina. Un cambio di rotta che si è reso necessario dopo un ciclo arrivato al capolinea.

I due superstiti del gruppo allenato da Dusko Ivanovic sono anche due dei punti di riferimento dello spogliatoio: Daniel Hackett e Momo Diouf, capitano e vicecapitano. Il primo è l’unico vero uomo d’esperienza di un gruppo molto giovane. Avrà sulle spalle un compito che va ben oltre i minuti in campo. Sarà la voce della squadra, il riferimento nei momenti complicati, quello a cui guardare quando servirà tenere la barra dritta.

Accanto a lui ci sarà Diouf, che si prepara invece a compiere il definitivo salto di qualità. La Virtus ha creduto in lui, rinnovandogli in estate il contratto, e ora gli consegna le chiavi del reparto dei lunghi. Sarà la terza stagione in bianconero e, soprattutto, la terza in Eurolega. Un passaggio importante per un giocatore che ha già mostrato di poter stare a questo livello e che ora è chiamato a diventare uno dei protagonisti.

E gli altri? Quelli dello scudetto del 2025 hanno preso strade diverse, portando con sé un pezzo della storia recente virtussina. A partire da Ivanovic, che dopo l’esonero della passata stagione ha trovato una nuova panchina, quella dello Zenit San Pietroburgo, con un ricco contratto triennale. Alessandro Pajola, invece, dopo undici stagioni ha salutato la Virtus. Non i colori bianconeri, però, perché l’ex capitano ha confermato la cromatura e si è trasferito al Partizan.

Marco Belinelli ha appeso le scarpe al chiodo ed è rimasto vicino alla società nel ruolo di ambassador. Stessa scelta, per motivi completamente diversi, per Achille Polonara che ha chiuso la carriera da giocatore ed ora è nello staff tecnico di Avellino.

Matt Morgan ha scelto la Grecia firmando un biennale da due milioni di euro con l’Aris. Will Clyburn è approdato al Fenerbahce, mentre Tornike Shengelia ha scelto Dubai.

Isaia Cordinier è stato confermato dall’Efes, così come Ante Zizic ha proseguito l’avventura in Turchia con il Besiktas. Brandon Taylor, diventato uno degli uomini decisivi nella cavalcata playoff virtussina, ha firmato con il Bursaspor. Infine Nicola Akele ha scelto Milano, passando all’Olimpia. A completare l’elenco c’è Matteo Accorsi, rimasto di proprietà della V nera, ma ora in prestito a Pesaro.

Solo due, dunque, gli scudettati rimasti nel roster, ma dire che sia rimasto soltanto un piccolo ricordo sarebbe sbagliato.

Mumbrù, nel nuovo staff, ritroverà due uomini che quello scudetto lo hanno vissuto e conquistato insieme a Ivanovic: Daniele Parente e Cristian Fedrigo. Due membri dello staff del tecnico montenegrino che entrano nel nuovo corso e diventano così un prezioso ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.

La Virtus riparte da un gruppo nuovo, da idee nuove e da un allenatore chiamato ad aprire un ciclo. Ma dentro questo progetto ci sono ancora Hackett, Diouf, Parente e Fedrigo. Quattro figure che rappresentano il filo tra la Virtus di oggi e quella che poco più di un anno fa festeggiava il diciassettesimo tricolore.

Il resto è tutto da scrivere. Ed è proprio questo, in fondo, il bello dell’inizio di una nuova stagione: non sapere ancora dove porterà il viaggio.

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