È stato costruito nel 1866, su volere dell’allora pontefice, per dissetare la borga di Sant’Onofrio, sulla via Trionfale. A distanza di 160 anni però, il fontanile di Pio IX sembra essere dimenticato. Ma non da tutti.
La candidatura tra i luoghi del cuore
Quasi 200 persone, su impulso della onlus “Plastic free”, hanno deciso di sostenere la candidatura del manufatto come “Luogo del cuore” del Fondo ambiente italiano. “Il Fontanile di Pio IX racconta una comunità nata e cresciuta intorno all’acqua. Oggi rischia di essere cancellato non dal tempo, ma dall’invisibilità e dall’indifferenza – ha spiegato Margherita Maiani, segretario generale di Plastic Free Onlus - Restituirgli visibilità significa riconsegnare al quartiere un pezzo della propria identità e ricordare che la tutela dell’ambiente comprende anche il paesaggio, la memoria e i luoghi nei quali una comunità si riconosce”.
Il fontanile si trova a una quota più bassa rispetto all’attuale sedime stradale e, per questo passa inosservato. Eppure resiste a distanza di secoli, nonostante l’incuria, la vegetazione infestante, i rifiuti che vi sono stati abbandonati tutto intorno, andando a coprire anche la via Francigena che gli passa proprio a fianco. L’antica vasca, i suoi archi, la lapide con i simboli papalini, sono ancora in buone condizioni ma necessitano un restauro.

Il restauro in stand-by
Nel 2021 l’amministrazione municipale aveva avanzato la richiesta di uno stanziamento, pari a 416mila euro, che aveva ottenuto anche il via libera della giunta capitolina. Era stato anche sottoposto il progetto di recupero alla Sovrintendenza capitolina , La condizione del fontanile non è però cambiata e la sensazione e sono stati necessari successivi interventi, di cui sono stati protagonisti i volontari di Plastic Free Onlus, che hanno permesso di rimuovere nel 2024 circa 420 chili di rifiuti, liberando il fontanile. Al di là del lavoro svolto dai volontari, serve però un impegno diverso per il definitivo rilancio del fontanile.
I soldi del FAI per rilanciare il Fontanile
Il progetto di recupero che si vorrebbe realizzare prevede il consolidamento della struttura, il ripristino dell’approvvigionamento idrico, un sistema di illuminazione e di protezione volto a preservare il manufatto ottocentesco. “Occorre costruire le condizione perché sia protetto, recuperato e restituito stabilmente alla città” ha osservato Maiani. Potrebbe diventare anche una tappa della via Francigena. Perché questi obiettivi possano essere realizzati occorre un finanziamento che potrebbe essere ottenuto scalando la classifica del FAI, come lo scorso anno è stato fatto dal laghetto del Parco degli Acquedotti. Attualmente è collocato oltre la duecentesima posizione: c’ è ancora tanta strada da fare, quindi, per rilanciare un gioiello che oggi, pochi cittadini, sanno di avere.
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