La storia di Monia Grilli, ragazza disabile scomparsa nel febbraio del 2026. Il fascicolo è contro ignoti. La donna, morta a 32 anni, scoprì l’Hpv

Sinoe Grilli, 70 anni e la mamma Mara, 62 anni: i genitori di Monia Grilli

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Pesaro, 13 settembre 2026 – Dietro la diagnosi del tumore, il terribile sospetto di una violenza sessuale. Monia Grilli aveva 32 anni ed era una ragazza fragile. Aveva una grave disabilità cognitiva, era invalida al 100 per cento e aveva bisogno di assistenza continua. Quando i medici scoprono che la ragazza ha un carcinoma alla cervice uterina emerge anche che il tumore è correlato all’Hpv: spiegano ai genitori che l’infezione è sessualmente trasmessa.
La Procura apre un fascicolo
La Procura di Urbino apre un fascicolo per violenza sessuale contro ignoti e da allora la sua famiglia non si dà pace. Monia, che abitava ad Acqualagna con i suoi genitori, Sinoe Grilli, 70 anni e la mamma Mara, 62 anni, era affetta fin dalla nascita da sclerosi tuberosa. Ed è morta appena 7 mesi dopo la terribile scoperta di quel cancro, il 22 febbraio scorso. Il procedimento, coordinato dal sostituto procuratore Simonetta Catani, ipotizza il reato di violenza sessuale commessa abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
Le indagini dei carabinieri
Indagano i carabinieri e si procede contro ignoti: il luogo e il momento in cui sarebbe avvenuto l’abuso sono per ora un giallo. La vicenda comincia nel giugno dello scorso anno, quando Monia arriva in ospedale accompagnata dai genitori per forti perdite di sangue e una grave anemia. Gli accertamenti fanno emergere una formazione nell’utero.
Il referto
Il 14 luglio viene eseguita la biopsia e il 23 arriva il referto: carcinoma squamocellulare infiltrante e correlato all’Hpv. Una settimana dopo i genitori vengono informati dell’esito e della possibile origine sessuale dell’infezione. Un doppio colpo al cuore: la diagnosi di un tumore e il terribile sospetto che la loro figlia possa aver subito una violenza sessuale.
La denuncia dei genitori
L’8 ottobre i genitori (la madre, nel frattempo, era stata nominata amministratrice di sostegno della figlia) presentano querela alla Procura di Urbino. A spingerli a rivolgersi alla magistratura è la convinzione che l’infezione da Hpv fosse legata a una trasmissione sessuale da parte di un’altra persona e, di conseguenza, il sospetto che Monia potesse essere stata vittima di una violenza o di un abuso sessuale. I genitori raccontano la quotidianità di Monia, che per le sue condizioni non conduceva una vita autonoma, e ricostruisce gli ambienti frequentati ragazza. Tra questi anche un centro diurno, che la giovane raggiungeva al mattino con un pulmino per poi rientrare a casa nel pomeriggio. Il tumore si estende e nei primi mesi di quest’anno le condizioni precipitano. Il 5 febbraio viene trasferita all’hospice di Fossombrone. Muore il 22 febbraio, alle 8,40.
L’autopsia
Tre giorni dopo viene eseguita l’autopsia disposta dalla Procura. Il medico legale trova una massa tumorale di 3,5 chili, lunga 33 centimetri, che ormai occupava gran parte dell’addome e tutta la pelvi, con la malattia arrivata anche al fegato e al rene destro. Il medico legale ritiene che l’infezione da Hpv sia con elevata probabilità legata a una trasmissione sessuale. Anche il primario di Ginecologia di Urbino, sentito dagli investigatori il 17 febbraio, aveva riferito che il virus si trasmette prevalentemente per via sessuale, nel 99 per cento dei casi. L’esito dell’autopsia non permette tuttavia di stabilire quando sia avvenuto il contagio, attraverso quale tipo di contatto e soprattutto chi abbia trasmesso il virus a Monia.
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