Nell'autunno 2025 il 30% ha comprato meno capi invernali, E quest'anno, con le temperature record, la collezione autunno/inverno rischia di partire il ritardo
Se a settembre il caldo non dà tregua, perché comprare un maglione? La domanda potrà sembrare banale, ma per il commercio della moda il problema è piuttosto concreto. Le stagioni su cui è stato costruito il calendario delle collezioni e delle vendite non coincidono più con le stagioni meteorologiche. E questo sta avendo un impatto sulle vendite: secondo un monitoraggio di Fismo-Confesercenti, nell’autunno del 2025 il 30% dei consumatori ha acquistato meno capi di abbigliamento invernale, mentre solo il 18% ne ha comprati di più. Questo significa che il saldo tra chi ha ridotto e chi ha aumentato gli acquisti è negativo di 12 punti. Un fenomeno che si fa sentire soprattutto al Sud, dove la quota di chi ha comprato meno capi di abbigliamento pesanti è arrivata al 38%, contro il 25% del Nord.
Con il caldo meno gente nei negozi e più acquisti online
Il mancato acquisto di un maglione o di un cappotto non sempre viene compensato da un aumento degli acquisti estivi. «Il grande caldo di quest’estate ha provocato un calo nei flussi di clienti nelle grandi città e nelle località turistiche, soprattutto nelle ore centrali del giorno, che sono quelle più calde», spiega Francesca Recine, presidente di Fismo-Confesercenti. Una situazione che inevitabilmente intacca gli affari dei commercianti e incentiva gli acquisti da casa. «Questo caldo diventa un grande assist all’online», aggiunge ancora Recine.
Oltre a modificare cosa compriamo e dove lo compriamo, le temperature sempre più elevate causate dai cambiamenti climatici incidono anche su quando decidiamo di fare compere. Il problema per i negozianti è il seguente: le collezioni autunnali arrivano comunque secondo tempistiche programmate, indipendentemente dal termometro. Ma se a settembre ci sono ancora temperature anomale, il consumatore può non avere alcuna urgenza di acquistare. «La merce arriva con le stesse tempistiche, i costi per le aziende aumentano, a partire dal trasporto e dall’aria condizionata, ma i flussi di clienti diminuiscono», osserva Recine.
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La petizione per cambiare il calendario dei saldi
Il risultato di questa situazione è una sorta di sfasamento tra la stagione commerciale e quella meteorologica, che manda in cortocircuito il calendario delle stagioni. Ad oggi, il sistema della moda è organizzato in modo abbastanza rigido: una stagione, una collezione, un periodo di vendita a prezzo pieno e infine i saldi. Ma se il clima sposta in avanti l’inizio effettivo della stagione, quel meccanismo comincia a perdere coerenza. Quest’anno, per esempio, i saldi estivi sono partiti il 4 luglio, in piena stagione estiva e con temperature ben al di sopra delle medie stagionali.
«Abbiamo depositato una petizione sul sito della Camera dei Deputati per chiedere di spostare la data dei saldi di nuovo verso la fine della stagione e che le regole dei negozi di tradizione vengano rispettate anche dal commercio online», spiega Recine. La proposta approdata in Parlamento non nasce esclusivamente in risposta alla crisi climatica. A preoccupare i negozianti è anche l’ininterrotta sequenza di promozioni, soprattutto online, che durano praticamente tutto l’anno e che a loro avviso rosicchiano i margini di guadagno delle aziende e rappresentano una forma di concorrenza sleale.
I numeri del settore
Il settore, del resto, arriva a questo passaggio già indebolito dalla concorrenza del fast fashion e della progressiva erosione del commercio di prossimità. È presto per dire come andranno le vendite della prossima collezione autunno-inverno, ma i dati finora non promettono bene. «È stata sicuramente un’estate difficile per tutti, non solo per il nostro settore», osserva ancora la presidente di Fismo Confesercenti. Secondo i dati presentati pochi giorni fa dalla Camera nazionale della moda italiana, il comparto conta di chiudere il 2026 con un fatturato di 91,384 miliardi di euro, in calo dell’1,6% rispetto allo scorso anno.
Foto copertina: ANSA/Alessandro Di Marco
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