Mobilità sostenibile, il paradosso: pedalano i più anziani, i giovani preferiscono l’auto

2026/07/29

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Quasi mille risposte al sondaggio sulla mobilità rivelano due sorprese: la bicicletta è il mezzo dei over 55. E il treno vince sull'auto solo quando la distanza supera i 60 chilometri. Una mappa dei comportamenti reali, che smentisce molti luoghi comuni

valle olona bicicletta

C’è un’immagine che circola spesso nel dibattito sulla mobilità sostenibile: il giovane che pedala al lavoro, ecologico e sportivo, mentre la generazione precedente è incollata al volante. I dati del sondaggio di VareseNews la smentiscono quasi completamente.

Chi pedala ha i capelli grigi

Tra i rispondenti under 25, la bicicletta raccoglie l’11% delle preferenze, stesso risultato dell’autobus. Tra i 25 e i 44 anni scende sotto il 10%. È tra i 45 e i 54 anni che sale al 14%, e tra i 55 e i 64 anni che raggiunge il 18%, seconda scelta assoluta alla pari con il treno. Sopra i 65 anni tocca il 22%, diventando il secondo mezzo più usato dopo l’auto.

Chi pedala ogni mattina verso il lavoro in provincia di Varese ha quasi sempre i capelli grigi. Non è una contraddizione: è probabilmente il risultato di decenni di abitudine, di tragitti conosciuti metro per metro, di una fase della vita in cui i figli non devono più essere accompagnati a scuola e gli orari hanno una certa flessibilità. La bici non è una scelta ideologica: è una scelta biografica.

I giovani, invece, prendono il treno. Tra gli under 25 è il mezzo più usato (33%), unica fascia d’età in cui supera l’automobile. Tra i 25 e i 44 anni il treno si mantiene sopra il 30%, poi cala progressivamente: tra i 55 e i 64 anni è già sceso al 18%, tra gli over 65 al 12%. Con gli anni si lascia il treno e si sale in sella.

La distanza decide tutto

Il secondo paradosso riguarda la relazione tra chilometri percorsi e mezzo scelto. Sotto i 5 km la bici domina (31%) e l’auto è appena al 16%: chi abita vicino al posto di lavoro cammina, pedala, va a piedi. Tra i 5 e i 10 km la bici resta forte (30%), l’auto sale al 37%. Tra i 10 e i 20 km l’automobile balza al 51% e non smette più di crescere: tra i 20 e i 40 km è al 61%.

Poi accade qualcosa di inatteso. Oltre i 60 chilometri al giorno, la fascia dei grandi pendolari che rappresenta quasi un quarto del campione, il treno supera l’auto: 53% contro 39%. Non è una conversione ecologica: è pura razionalità. A quelle distanze e con quei costi il treno diventa la scelta obbligata di chi può permetterselo.

Il risultato è una fotografia che sembrerebbe smentire l’idea che la mobilità sostenibile sia una questione di valori o di sensibilità ambientale. È quasi sempre una questione di distanza e di biografia personale. Sotto i 5 km chiunque potrebbe usare la bici, e in buona parte lo fa. Oltre i 20 km l’auto diventa quasi inevitabile. Il margine in cui le scelte sono davvero libere è stretto.

Chi non ha problemi — e perché

120 rispondenti su 942 dichiarano di non avere problemi rilevanti nei propri spostamenti. Di questi quasi il 60% usa l’auto, ma il dettaglio interessante è un altro: tra chi va a piedi il 34% dichiara nessun problema, la quota più alta di qualsiasi mezzo. Brevi distanze, nessuna dipendenza da infrastrutture, nessun ritardo possibile. La mobilità più sostenibile è anche quella che funziona meglio. Il problema è che riguarda una minoranza: solo il 9% dei rispondenti abita a meno di 5 km dal posto di lavoro.

Cosa serve per cambiare

Tra chi non usa la bici, 325 persone rispondono «niente» alla domanda su cosa potrebbe convincerle. È la risposta più frequente, e forse la più onesta: chi percorre 40 o 60 km al giorno non passerà mai alla bicicletta, qualunque infrastruttura venga costruita. Ma per chi abita a distanze ragionevoli le risposte sono precise: percorsi più sicuri (57 menzioni), più piste ciclabili (56), e un dato spesso sottovalutato, la doccia al lavoro (16 menzioni dirette, decine di altre associate ad altre voci). Non è un capriccio: arrivare in ufficio sudati dopo 8 km in salita è un problema reale, e nessuna pista ciclabile lo risolve da sola.

La mobilità che funziona, dicono i numeri, è quella che parte dal contesto di ciascuno: la distanza, l'età, gli orari, la presenza o assenza di servizi al capolinea. Politiche che ignorano questi fattori e puntano su soluzioni universali rischiano di parlare a vuoto. Lo sa già chi risponde «niente», e sono in tanti.

Il sondaggio è ancora aperto: mancano meno di novanta risposte alle mille. Partecipa qui.

E tu come ti sposti? Il sondaggio è ancora aperto

Il sondaggio di VareseNews sulla mobilità quotidiana è ancora aperto. Raccontaci anche tu come ti sposti ogni giorno per andare al lavoro o a studiare.

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