Ha perso entrambe le gambe per il diabete: l'ultima, la gamba destra, gli è stata amputata a livello della coscia in seguito all'aggravarsi della malattia lo scorso agosto. Da quando non può più camminare, Giuseppe Caforio, pensionato di 70 anni ed ex tecnico informatico, dipende interamente dal personale di struttura dove vive, la casa di riposo Fratelli Carnevale di Gambolò, vicino a Vigevano, e da suo figlio. Che sulla situazione di suo padre è molto chiaro: la pensione che riceve Caforio non è sufficiente neanche per coprire la retta della casa di riposo. «Integriamo noi figli. Ci siamo rivolti ad Asst Pavia», racconta al Corriere della Sera.
Le spese sono tante. A partire dal viaggio per recarsi all'ospedale di Vigevano dove effettua le visite, molte delle quali già programmate, in cui la Croce Rossa lo viene a prendere a Gambolà per poi riportarlo da Vigevano: 15 chilometri tra andata e ritorno, un totale di 116 euro. Per le tratte più lunghe si arriva a 270 euro. Il figlio Davide si domanda come sia possibile che un uomo privo degli arti inferiore debba pagare un servizio essenziale come il traporto medico.
La storia
Il problema? L'invalidità civile, anche se totale, non comporta la copertura del trasporto sanitario dei costi sostenuti per gli spostamenti necessari da parte del Servizio sanitario regionale, secondo la disciplina regionale in materia di trasporto sanitario.
Di conseguenza, le visite in ospedale sono la spesa che più grave sulla famiglia: senza l'aiuto del figlio, Giuseppe non saprebbe come fare.
Il bando per il trasporti segnalato dall'assistente sociale del Comune di Milano, dove il 70enne risiede, è scaduto a maggio e al momento non risultano alternative. Una soluzione temporanea è lo sblocco del fondo pensione che Giuseppe aveva da parte: l'autorizzazione necessaria per sbloccarlo richiesta dal figlio è stata data dopo quattro mesi. Ci vorrà ancora un po' di tempo prima che i soldi vengano addebitati. Ma le spese sono tante: una parte è già destinata ad Equitalia e agli affitti dell'appartamento a Milano, il resto alla casa di riposo e ai trasporti.La paura riguarda il dopo: «Quando queste risorse finiranno, dovremo capire come affrontare la situazione». Davide specifica che non vuole puntare il dito contro nessuno: «È la prassi e nessuno sta commettendo errori, anzi siamo grati alla Croce Rossa». La domanda, però, rimane: «È normale essere lasciati soli in una situazione come questa?».
Ultimo aggiornamento: martedì 8 settembre 2026, 20:30
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