
Costa anche centinaia di euro al chilo ed è considerato uno dei mieli con la maggiore attività antibatterica. Ma cosa ha di così speciale il miele di Manuka? È davvero più efficace del miele che troviamo normalmente al supermercato o stiamo pagando soprattutto il marketing?
Sono Simone Gabrielli, biologo nutrizionista, e ti spiego cosa sappiamo davvero sul miele di Manuka, quali sono le sue proprietà, cosa significano le sigle MGO e UMF e perché questo miele può costare così tanto.
Cos'è il miele di Manuka e cosa lo differenzia dal miele "normale"
Il miele di Manuka è un miele monofloreale ricavato principalmente dal nettare dei fiori di Leptospermum scoparium, una pianta originaria della Nuova Zelanda e presente anche in Australia. A differenza dei mieli millefiori o di quelli ottenuti da altre piante, quindi, la sua caratteristica è legata proprio alla sua origine botanica.
Ma qual è la sua particolarità? Tutti i tipi di miele hanno una certa attività antibatterica, dovuta a diversi fattori, tra cui il perossido di idrogeno (ovvero la comune acqua ossigenata). Nel Manuka, però, esiste anche una particolare attività antibatterica non legata al perossido, ma associata soprattutto alla presenza di metilgliossale, o MGO. Si tratta di un composto che può danneggiare diversi microrganismi interferendo con le loro strutture e funzioni cellulari: la sua particolarità è che, rispetto all'attività antibatterica basata sul perossido di idrogeno, questa componente è più stabile e contribuisce in modo importante all'attività antimicrobica caratteristica del Manuka.
Anche consistenza e sapore possono essere diversi da quelli a cui siamo abituati con altri mieli. Il Manuka tende ad avere una consistenza più densa e un gusto più deciso, con note che possono ricordare i fiori e il legno; anche il colore e la consistenza possono comunque variare in base al prodotto.
Proprietà, benefici e controindicazioni del miele di Manuka
Quali benefici possiamo attribuire realmente al miele di Manuka? Bisogna fare una distinzione importante tra ciò che è stato osservato in laboratorio e ciò che è stato dimostrato nelle persone. Il miele di Manuka ha mostrato attività contro diversi batteri in studi in vitro e sono state studiate anche possibili applicazioni nei confronti di microrganismi come Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa. Sono state, inoltre, investigate possibili proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e un eventuale ruolo nei disturbi gastrici, compresa l'infezione da Helicobacter pylori. Ma le evidenze non sono sufficienti per dire che il miele di Manuka possa curare gastrite, ulcere o infezioni da H. pylori.
Il fatto che una sostanza riesca a danneggiare un batterio in laboratorio non significa infatti che, una volta ingerita, raggiunga lo stesso batterio nello stesso modo e alla stessa concentrazione. Il nostro stomaco, la sua mucosa, la digestione e il microbiota rendono la situazione molto più complessa: quindi, se hai un'ulcera o un'infezione da Helicobacter pylori, serve una diagnosi medica e una terapia validata. Il Manuka può essere consumato come alimento, ma non deve essere considerato un farmaco.
Quanto alle controindicazioni, partiamo da un dato molto semplice: il miele è comunque uno zucchero. L'Organizzazione mondiale della Sanità considera gli zuccheri naturalmente presenti nel miele tra gli zuccheri liberi e raccomanda di limitarne il consumo complessivo. Inoltre, le concentrazioni molto elevate di MGO e i loro possibili effetti nel lungo periodo sono ancora oggetto di studio. Insomma, anche in questo caso vale una regola piuttosto semplice: naturale non significa automaticamente innocuo.
Perché il miele di Manuka costa così tanto?
Arriviamo alla domanda che probabilmente interessa di più: perché un barattolo di miele di Manuka può costare così tanto?
Il primo motivo è la sua particolare origine botanica. Per ottenere un miele classificato come Manuka bisogna utilizzare il nettare della pianta di Manuka e la produzione è legata a specifiche aree geografiche, soprattutto in Nuova Zelanda; inoltre, la fioritura utile alla produzione del miele è concentrata in un periodo limitato dell'anno, appena un mese.
C'è anche un altro fattore: la produzione e la certificazione richiedono controlli specifici e costi piuttosto alti. Il miele viene analizzato per verificare caratteristiche e livelli dei principali marcatori associati alla sua attività e all'autenticità del prodotto.
E arriviamo alle due sigle che trovi più spesso sulle confezioni: MGO e UMF.
- MGO indica la concentrazione di metilgliossale. Per esempio, un prodotto con MGO 515 contiene almeno 515 mg di metilgliossale per chilogrammo di miele. In generale, a una maggiore concentrazione di MGO corrisponde una maggiore attività antibatterica associata a questa sostanza.
- UMF è invece un sistema di certificazione e classificazione del miele di Manuka neozelandese. Non indica semplicemente la quantità di MGO, ma prende in considerazione diversi marcatori utilizzati per autenticità e qualità del prodotto.
Quindi sì, più è alto il valore di MGO, più aumenta la concentrazione di questa sostanza e, in genere, il prezzo del prodotto. Ma questo non significa che un miele con un valore altissimo sia automaticamente necessario per ottenere un beneficio sulla salute.
Alla fine, il punto è proprio questo: il miele di Manuka ha una caratteristica reale e interessante, cioè una particolare attività antibatterica associata soprattutto all'MGO. La ricerca scientifica la sta studiando da anni, ma non possiamo trasformare questa proprietà in una promessa di cura.
Se ti piace il suo sapore e vuoi provarlo, puoi tranquillamente considerarlo un alimento; se invece stai cercando una soluzione per un'infezione, un'ulcera o un altro problema di salute, il barattolo di Manuka non sostituisce una terapia. Il vero segreto è avere cura della propria alimentazione tutti i giorni, non cercare l'ingrediente "magico".
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