Michela Giraud: «Sono estroversa, ma a volte muta. Parlare del rapporto con mia sorella mi ha liberata. Offendersi faccia a faccia? La vita dovrebbe essere così»

2026/09/23

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Alla seconda stagione di Roast in Peace, Michela Giraud non ha più bisogno di prendere le misure. La comica torna alla guida dello show di Prime Video con maggiore libertà e una certezza: davanti a un buon roast nessuno deve essere risparmiato, purché a tutti venga concessa la possibilità di rispondere. E con protagonisti come Fedez, Asia Argento, Simona Ventura, Giuseppe Cruciani e Alessandro Borghese, il materiale non è certo mancato.

Nell’intervista a Leggo, Michela racconta chi l’ha sorpresa di più, spiega perché per lei si possa scherzare su tutto e rivendica il valore di un confronto senza ipocrisie, nel quale ci si insulta guardandosi negli occhi e alla fine ci si abbraccia. Ma dietro la conduttrice irriverente c’è anche una donna che, una volta scesa dal palco, cerca il silenzio e osserva chi le sta intorno: perché ogni voce, gesto o contraddizione può diventare il punto di partenza per un nuovo personaggio.

È alla seconda edizione di Roast in Peace: che cosa ha cambiato nel suo modo di condurre dopo l’esperienza della prima stagione?

«Diciamo che se nella prima stagione ho un po' “preso le misure” in questa seconda edizione ho sentito di avere molta più dimestichezza e ringrazio Prime Video e Stand by me per avermi incoraggiata a improvvisare molto di più. Ho anche avuto l'opportunità di guidare una sorta di "compagnia di giro" avendo a disposizione sia vip che comici uno di fronte all'altro, le occasioni di creare show e contenuti sono state maggiori dell'anno scorso».

Il cast riunisce personalità molto forti, da Fedez ad Asia Argento, passando per Simona Ventura e Giuseppe Cruciani: chi l’ha sorpresa maggiormente per la capacità di ridere di sé?

«L'unico che non ha nominato: Alessandro Borghese. Cruciani e Fedez li conosco bene, sotto la scorza sanno come tenere l'attenzione soprattutto in contesti come questi, Federico poi è un noto amante del genere, Simona Ventura ha riso tantissimo pure sentendo delle cose tremende, lo stesso vale per Asia».

Nel roast il confine tra una battuta riuscita e un attacco gratuito può essere molto sottile: come capisce quando è il momento di fermarsi?

«Diciamo che c'è anche il pubblico che dice la sua, se proprio dobbiamo mettere un limite.

Nel programma un paio di “uoooo” ci sono stati, ma siamo andati avanti lo stesso. A differenza della dilagante ipocrisia che caratterizza il nostro Paese, questo programma permette di offendersi e controdifendersi nella parità e nell’armonia più totale. Ci si copre di insulti "de visu", ognuno può rispondere e finito ci si abbraccia. Esattamente come la vita dovrebbe essere».

Con "Flaminia" è passata dalla stand-up alla scrittura e alla regia cinematografica e ha trasformato anche una parte molto intima della tua storia familiare, il rapporto con sua sorella Cristina che vive con un disturbo dello spettro autistico, in un racconto pubblico: raccontarla l'ha resa più libera o più vulnerabile?

«Pensavo la seconda, ma poi sorprendentemente è stata la prima. E con me si sono liberate tantissime persone. La soddisfazione più grande è ricevere i complimenti degli spettatori che vivono una condizione simile alla mia e si vedono rappresentati in una maniera che sia scevra di vergogna o rappresentata unilateralmente in maniera problematica e pietosa. Questo mi ha portato da una condizione di vulnerabilità  a grande alleggerimento. Sentivo che se non avessi esplorato e affrontato questa parte della mia storia mi sarebbe sempre mancato un tassello. Sono contenta di averlo fatto e che le persone riescano a immedesimarsi».

Il pubblico conosce una Michela diretta e capace di prendersi in giro: nella vita privata esiste invece un lato più fragile o silenzioso che cerca di proteggere? 

«Sì. Mi piace essere estroversa e attirare l'attenzione ma allo stesso tempo avendo l’opportunità incredibile di farlo sul palcoscenico quando poi smetto amo anche essere molto tranquilla. A volte muta. Una statua di sale. Mi serve per studiare, osservare per prendere spunto per i miei monologhi ma anche per ricaricare le batterie. Le persone si sottovalutano ma credo che ognuno abbia una scintilla, una particolarità, una contraddizione che merità di essere acciuffata, masticata e poi raccontata teatralmente. Il mondo è una miniera, la gente è una miniera. Mi ossessiona studiare le situazioni, i rapporti, i toni di voce, gli atteggiamenti di chi è intorno a me per fantasticare su quale personaggio poi potrò interpretare anche se per pochi secondi. Basta solo ascoltare».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 23 settembre 2026, 08:28

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