«Mi sono trasferito in Australia dopo aver scoperto il didgeridoo. Insegno ai local a suonarlo e l’ho portato anche in Italia: è il mio ponte tra due mondi»

2026/08/02

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Un’attrazione fatale, di quelle magnetiche, improvvise e decisamente insolite. Sono trascorsi 28 anni da quando l’italiano Fiorino Fiorini, oggi 50enne, ha avuto il suo incredibile colpo di fulmine: un appassionante incontro con il didgeridoo, lo strumento a fiato tradizionale australiano, sacro per gli aborigeni, che lo chiamano “Yidaki”. «Mi trovavo alla Rocca di Forlimpopoli, dove vivevo. Il castello medievale ospita una scuola di musica tradizionale e io volevo iscrivermi a un corso di chitarra. Appena entrato, ho sentito un suono incredibilmente profondo che faceva letteralmente vibrare e rimbombare le antiche mura. Ho seguito quella vibrazione fino ai sotterranei e ho visto un ragazzo alle prese con questo strumento meraviglioso. Me ne sono innamorato all’istante. Ho messo da parte la chitarra e da quel giorno non ho più smesso di suonarlo», racconta Fiorino sull’incipit di una storia professionale che ha dello straordinario: originario del caratteristico centro lungo la via Emilia, negli anni è arrivato a specializzarsi e a dare lezioni di didgeridoo proprio agli australiani nella loro terra, dove ha scelto di trasferirsi. 

La nuova vita a Perth

Fiorino Fiorini tiene una sessione di sound healing a Perth

«Può sembrare incredibile, ma è andata proprio così. Anzi, questa mia specializzazione è stata riconosciuta a livello ufficiale ed è ciò che mi ha permesso di stabilirmi qui - spiega l’expat che vive a Perth in Western Australia -. Ho insegnato dal 2016 al 2024 presso la realtà che mi ha sponsorizzato. Si chiama DidgeridooBreath e si trova a Fremantle, un paesino vicino. Da 2 anni a questa parte, invece, faccio lezioni private a persone del posto e non solo, attratte dal fascino di una vibrazione sonora così profonda e ancestrale. In più, da circa 4 anni, tengo sessioni di sound healing dove il didgeridoo, che costruisco anche, è lo strumento principale», aggiunge Fiorino, che continua a vivere la sua storia d’amore con questo Paese distante dall’Italia oltre 13mila chilometri.

Una appassionante relazione alimentata anche da una serie di viaggi nei primi anni 2000, prima di trasferirsi «stabilmente nel 2015 con un visto studentesco, che in seguito si è trasformato nella sponsorizzazione per la residenza permanente proprio grazie al mio lavoro come insegnante di questo strumento. Un traguardo che mi ha fatto provare una sensazione bellissima: ho finalmente capito che tutti i tasselli del puzzle stavano andando al loro posto».

Un impiego che negli anni è stato impreziosito da indelebili ricordi: «Nel 2008 nella terra di Arnhem, nel Territorio del Nord, ho fatto il volontariato al Garma Festival e ho avuto il privilegio immenso di incontrare i grandi maestri e anziani aborigeni. In particolare, Djalu Gurruwiwi, un custode sacro della tradizione dello “Yidaki”. Imparare da lui le tecniche antiche, vivere la cultura di questa gente e sentirmi dire “Tu vai e suona” è stata un’esperienza generosa e profonda che ha cambiato per sempre la direzione della mia vita. Un’altra grandissima emozione è stata alcuni anni prima, nel 2003, quando ho ospitato in Italia il maestro Alan Dargin, un incontro speciale da cui è nato il festival Didjin’Oz a Forlimpopoli». Un grande raduno di artisti australiani e non solo dove il didgeridoo è protagonista, per giorni, di esibizioni di assoluta qualità, fin dal primo anno in cui Fiorino ha co-fondato la kermesse insieme ad alcuni amici. 

Il ponte tra due mondi lontani

Fiorino Fiorini suona il didgeridoo a Ravenna 

Un festival in cui Fiorino è ancora attivo «per mantenere vivo il legame con l’Italia, grazie a uno strumento che mi permette di unire la mia cultura d’origine con quella che ho scelto di abbracciare. Mi sento incredibilmente grato e orgoglioso di poter fare da ponte tra questi due mondi. Mi affascina e mi ispira profondamente il rapporto viscerale che le popolazioni originarie di questo Paese hanno con la Madre Terra, il loro rispetto sacro per l’ecosistema e la natura. Per gli aborigeni l’“Yidaki” non è un semplice strumento musicale: è un custode di storie, un mezzo sacro di connessione spirituale e di profonda radice culturale». Ma se l’aspetto più positivo di essersi stabilito in Western Australia, per Fiorino è la straordinaria gratificazione di «poter vivere immerso nella cultura che amo, continuando a imparare ogni giorno dal legame che queste persone hanno con la terra, di contro non è stato facile aver dovuto lasciare la mia terra d’origine e le mie radici. In questo, c’è quasi una sottile ironia: mi affascina così tanto la relazione profonda che i nativi hanno con il loro territorio, che per potermici immergere ho dovuto allontanarmi dal mio».


Ultimo aggiornamento: domenica 2 agosto 2026, 05:00

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