«Mi sentivo gonfia ma pensavo fosse lo stress, poi la diagnosi di cancro al quarto stadio. Attenzione ai sintomi»

2026/09/19

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Un gonfiore addominale scambiato per stress, ignorato per mesi mentre in casa c'era ben altro a cui pensare. Poi la diagnosi che ha cambiato tutto: cancro alle ovaie in stadio avanzato. È la storia di Kate Ping, 69 anni, negli Stati Uniti, che oggi racconta la propria esperienza per spingere altre donne a non sottovalutare certi segnali del corpo. Lo riporta CBS News.

I sintomi e la diagnosi

Quando sono comparsi i primi sintomi, Ping era assorbita da tutt'altro: due attività di famiglia da gestire e l'ansia per l'imminente intervento a cuore aperto del figlio. Il gonfiore le sembrava solo l'ennesima conseguenza dello stress, a cui era abituata. Solo quando i disturbi non sono passati, due mesi dopo la buona riuscita dell'operazione del figlio, e l'addome è diventato dolente, si è decisa a fissare una visita.

Ping si aspettava una colonscopia. L'infermiera che l'ha visitata, invece, le ha prescritto una Tac. «Pensavo: che strano, perché l'ha fatto?», ha raccontato. Il referto ha rivelato un cancro ovarico al quarto stadio, già diffuso nell'organismo — con una sopravvivenza a cinque anni stimata intorno al 30%, secondo l'American Cancer Society. «Ero sotto choc», ha raccontato Ping. «Non riuscivo nemmeno a pronunciare certi termini medici. Io e mio marito eravamo storditi, incapaci di reagire».

La malattia: sintomi e cure

Il tumore ovarico viene spesso diagnosticato tardi: non esiste un test specifico e i sintomi vengono facilmente confusi con quelli della menopausa. È la quinta causa di morte per cancro tra le donne negli Stati Uniti, secondo la Johns Hopkins. L'oncologa che ha seguito Ping, Premal Thaker, della Washington University School of Medicine, l'ha definita «molto insidiosa»: gonfiore, sazietà precoce e cambiamenti intestinali o urinari sono i segnali da non ignorare.

Dato lo stadio avanzato, la scelta è stata chemioterapia seguita da chirurgia.

Il percorso è stato duro — perdita dei capelli, nausea, settimane di stanchezza — ma a sostenerla è stato soprattutto l'incoraggiamento costante della sua oncologa: «Ogni volta venivo accolta con notizie positive».

Durante il trattamento, lo studio del suo medico di base ha chiamato per un appuntamento: a rispondere è stata Ping, che ha riconosciuto la voce dell'infermiera che le aveva prescritto la Tac. «Mi ha detto che una sua cara amica era morta di questo stesso tumore, non diagnosticato in tempo, e che leggendo i miei sintomi aveva pensato valesse la pena approfondire», ha raccontato. «Le ho detto: credo davvero che tu mi abbia salvato la vita».

Intervento e ripresa

Ping è stata operata nel febbraio 2025, con un'isterectomia e un controllo approfondito degli organi interni. Sono seguite sei settimane di recupero, un nuovo ciclo di chemioterapia e alcune infusioni di immunoterapia contro il rischio di recidiva, completate quest'anno. Continua comunque ad assumere ogni giorno una pillola chemioterapica: circa il 70% delle pazienti con questo tumore va incontro a una recidiva, secondo la Ovarian Cancer Research Alliance.

Oggi Ping si dedica a sensibilizzare sui sintomi del cancro ovarico, ispirata dall'infermiera che ha intuito la gravità del suo caso. Lei e il figlio sono tornati a lavorare nei due ristoranti di famiglia, dove capita spesso che i clienti condividano con lei le proprie esperienze di malattia. A tutti loro ripete lo stesso messaggio: «C'è davvero speranza. Prima, di fronte a una notizia del genere, avrei solo pensato che fosse terrificante. Ora so che la speranza esiste».


Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 16:44

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