Messina 2001: Virtus, l’ultimo Grande Slam

2026/08/10

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Settembre 1983, via Nannetti. Un giovane dai capelli ricci e scuri entra al palasport da uno degli ingressi laterali. Davanti a lui si para un signore con un grembiulone nero e le mani appoggiate sui fianchi. "Giovane, dove credi di andare?". E’ Amato Andalò, custode e anima del palasport di Bologna. "Veramente – la replica – sarei l’assistente di Alberto Bucci". L’uomo con il grembiulone nero, scuote la testa, dubbioso. Per fortuna, però, il giovane in questione riesce comunque a raggiungere gli spogliatoi.

Leggenda metropolitana o meno, è la foto dei primi passi di Ettore Messina (nato a Catania il 30 settembre 1959) a Bologna, come vice allenatore di una Virtus che, di lì a pochi mesi, sarebbe diventata campione d’Italia conquistando, al palazzone di San Siro (poi crollato), lo scudetto della stella. Messina, studente modello è, giudizio suo, un giocatore scarso che presto viene convinto dal paron Tonino Zorzi a cambiare orizzonte.

Non fa canestro come giocatore, Ettore. Ma sa come farli segnare ai suoi ragazzi e a impedirlo ai suoi rivali. Da Mestre alla Virtus, prima Bucci, poi Sandro Gamba, Kreso Cosic e Bob Hill. Il secondo ideale, Messina. Poi, Hill, non rientra dagli States: Ettore a 30 anni diventa capo allenatore della Virtus. Da lì in poi comincia l’avventura che ha i confini della leggenda. La Virtus non ha mai vinto un trofeo europeo? Beh, con Ettore arriva la Coppa delle Coppe. E non è che, dall’altra parte, l’avversario sia così tenero: il Real Madrid. Coppa delle Coppe e Coppa Italia al primo colpo.

Per arrivare allo scudetto, il primo, ci vogliono altri tre anni. E’ la Virtus di Brunamonti – curiosamente più vecchio del suo coach di cinque mesi – e Danilovic, Binelli e Coldebella, Moretti e Morandotti, Wennington e Carera. Tra i maestri di Ettore, lo abbiamo detto, Gamba, il ct dell’oro di Nantes e dell’argento di Mosca. Il destino è segnato: Ettore saluta Bologna per l’azzurro nel 1993. Alfredo Cazzola, congedandolo, rispolvera l’immagine dell’oro alla patria.

Quando vince l’argento, agli Europei del 1997, l’oro alla patria è già di ritorno a Bologna. La missione di Messina torna in bianconero. E l’epoca delle Guerre Stellari con la Fortitudo. "Ma i primi ad arrivare sulla luna siamo stati noi", dirà Ettore dopo aver vinto la prima Eurolega e trascinato più di seimila bolognesi a Barcellona. Non solo l’agognata Coppa dei Campioni: ma pure lo scudetto e il tiro da quattro di Danilovic. Ettore vince e dà lezioni, anche di Economia, la materia nella quale si è laureato, all’università di Ca’ Foscari, a Venezia. Scrive libri. Perde la finale di Coppa dei Campioni nel 1999, a Monaco, dopo aver vinto un derby che seguiva cinque successi in fila dell’Aquila. Vince ancora la Coppa Italia. Nel 2000 finale, persa, di Coppa Italia. Finale persa di Saporta Cup e sorpasso Fortitudo.

Ettore non molla: arriva Madrigali e, nel 2001, il clamoroso Grande Slam. Non tutti sanno che, nell’aprile del 2001, dopo la conquista della Coppa Italia, nel ventre del PalaFiera di Forlì c’è spazio per la commozione e l’abbraccio con il professor Grandi. Viene da tante sconfitte in finale, Ettore. Troppe per un vincente come lui. E non sa ancora, Ettore, che quelle lacrime lo porteranno a fare filotto: prima l’Eurolega, poi lo scudetto. Il 2002 comincia bene: Coppa Italia con una schiacciata mostruosa di Ginobili. E’ l’ultima Coppa Italia Virtus. Ettore perde, male, a Pesaro: Madrigali incredibilmente lo esonera. Anzi, lo solleva dall’incarico (cit. mister Cto). Chi si solleva è il pubblico bianconero: nella partita al PalaMalaguti con Trieste. Se non c’è Ettore non si gioca. Si gioca lo stesso – non facile per il sodale Giordano Consolini, affiancato da Marco Sanguettoli –: Messina viene richiamato l’indomani a furor di popolo.

E’ l’ultima stagione di Ettore bianconero, perché qualcosa si è rotto. Poi, ai Giardini Margherita, per il Playground, a luglio nuova commozione: Messina, accompagnato dal fido Romano Bertocchi (quasi un secondo papà), saluta Bologna davanti a tremila tifosi tristi. Poi, va: prima la Benetton Treviso e il Cska Mosca. Un’esperienza poco felice al Real Madrid, i Los Angeles Lakers, voluto da Mike Brown, dove conosce bene Kobe Bryant. Torna al Cska Mosca, ci riprova in azzurro senza fortuna e senza qualificazione ai Giochi nel 2016.

Ancora Nba con i San Antonio Spurs, voluto da Gregg Popovich. Vuoi vedere che sarà il primo allenatore italiano a guidare una squadra Nba? E invece no. Va a Milano – la Virtus è lontana anni luce in quel momento – e ricomincia a vincere.

Il ruolino di marcia, prima che nell’ultima stagione si dimetta anzitempo, lasciando spazio a Peppe Poeta, dice 9 Coppe Italia (record assoluto), 7 campionati italiani, 4 Supercoppe, 6 campionati russi, 2 Coppe di Russia, una Coppa delle Coppe, 4 Euroleghe, 3 Vtb United League. Con la Nazionale il già citato argento europeo in Spagna nel 1997.

Quando torna a Bologna, tranne l’ultima gara della Nazionale, incassa fischi. Con la Virtus, lo ricordiamo, ha vinto tre scudetti (due dei quali in finale con la Fortitudo), due Eurolega, una Coppa delle Coppe e quattro Coppe Italia. Aveva il fido Consolini in panchina e tanti campioni. Ma i campioni, da soli, non bastano per vincere. Bisogna metterli in condizione di dare il massimo. E il professor Messina, anche una laurea ad honorem assegnatagli da Fabio Roversi Monaco, tra difesa e rigore in attacco, di squadre belle (bianconere) ne ha guidate parecchie.

(101. continua)

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