La premier parla al Corriere della Sera e prende le difese del gioielliere: «Era sotto stress e in pericolo». E contesta la proporzionalità della pena. Salvini torna al carcere di Bollate e rilancia la petizione per la grazia
Giorgia Meloni si reinventa giurista e anche psicologa per parlare della condanna di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi per il duplice omicidio di due rapinatori nell’aprile del 2021. «Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento”, esiste una ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino», ha detto la premier in un colloquio con il Corriere della Sera.


La presidente del Consiglio ha confermato poi, quanto anticipato da Domani, di aver chiesto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di avviare l’istruttoria per la grazia, anche prima della richiesta poi depositata da Mariangela Sandrone, moglie di Roggero. La pressione sul Quirinale, insomma, è massima.
Le attenuanti di Meloni
La vicenda, inevitabilmente, offre al governo l’occasione per parlare di nuovo della Giustizia, a quattro mesi dalla sconfitta al referendum. «Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene», ha detto la presidente del Consiglio. Ma non solo.


«A Roggero viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori», ha sottolineato Meloni. Insomma, si è chiesta quindi la leader di Fratelli d’Italia, «siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?».
Salvini presenza fissa
Il leader della Lega, Matteo Salvini, è invece tornato al carcere di Bollate per una visita al gioielliere detenuto da venerdì sera dopo l’emissione dell’ordinanza di carcerazione. L’obiettivo è quello di marcare il territorio intestandosi la battaglia.
Il vicepremier ha rilanciato la petizione ideata dal capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Massa, Filippo Frugoli. «Ha superato quota 120mila adesioni la petizione online promossa dalla Lega per chiedere al Presidente della Repubblica la concessione della grazia a Mario Roggero».


Una nota del partito ha dunque rivendicato: «Il traguardo delle 120mila adesioni in poco più di tre giorni conferma la grande partecipazione dei cittadini e la vicinanza a Mario Roggero, nella convinzione che chi ha difeso la propria vita, la propria famiglia e il proprio lavoro non debba essere lasciato solo». E poi dicono che non c’è alcuna pressione su Mattarella.
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Giornalista di Domani, è nato ad Avellino, nel 1981. Oggi vive a Roma. Ha collaborato con Huffington Post, La Notizia, Panorama e Tpi. Si occupa di politica e attualità. Ha scritto cinque libri, l'ultimo è il romanzo Piovono Bombe.