I 20 film preferiti di Mel Brooks, c’è anche I Vitelloni di Fellini

2026/08/22

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Per celebrare i 100 anni di Mel Brooks, l'American Cinematheque gli ha affidato una rassegna costruita sui suoi film del cuore. Da Luci della città a Psycho, da The Elephant Man a Balla coi lupi, fino a Jojo Rabbit e Dolemite Is My Name: venti titoli che attraversano quasi novant'anni di cinema. Unico film non in lingua inglese è I Vitelloni di Federico Fellini. Nella lista anche un'opera dello stesso Brooks, Il mistero delle dodici sedie.

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Ha compiuto 100 anni lo scorso giugno, ma per raccontare il cinema che ama Mel Brooks ha deciso di partire da quando ne aveva quattro. Luci della città di Charlie Chaplin, uscito nel 1931, è infatti il titolo più antico tra i 20 film scelti dal regista per Programmed by Mel Brooks: 100 Years at the Movies, la rassegna organizzata dall'American Cinematheque per festeggiare il secolo di vita di uno dei grandi maestri della commedia americana.

I titoli più recenti sono invece Jojo Rabbit e Dolemite Is My Name, entrambi del 2019, quando Brooks aveva 93 anni.

In mezzo ci sono quasi nove decenni di cinema e scelte tutt'altro che scontate: Charlie Chaplin e i fratelli Marx, John Ford e Alfred Hitchcock, Billy Wilder e David Lynch, ma anche Kevin Costner, Steven Spielberg, Tim Burton e Taika Waititi.

E c'è Federico Fellini. I Vitelloni, capolavoro del 1953, è infatti l'unico film non in lingua inglese dell'intera selezione.

Più che una classifica, una piccola autobiografia cinematografica.

Mel Brooks diventa programmatore a 100 anni

L'idea è nata dall'American Cinematheque, che cercava un modo diverso dal consueto per celebrare il centesimo compleanno di Brooks.

Riproporre semplicemente Mezzogiorno e mezzo di fuoco o Frankenstein Junior sarebbe stato fin troppo facile. Così l'organizzazione gli ha chiesto di cambiare momentaneamente mestiere e diventare programmatore cinematografico, scegliendo liberamente i film che avrebbe voluto riportare sul grande schermo.

Brooks non aveva mai realizzato pubblicamente una selezione di questo tipo.

«È stato meraviglioso compilare una lista di tutti questi splendidi film», ha spiegato al Los Angeles Times, aggiungendo che l'esercizio gli ha ricordato perché si fosse innamorato per la prima volta del cinema.

Nessun ordine di preferenza e, soprattutto, quasi nessuna spiegazione. Brooks ha lasciato che fossero i film a parlare per lui.

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La selezione racconta bene l'eclettismo di un autore che ha costruito gran parte della propria carriera prendendo i generi cinematografici, smontandoli e rimontandoli attraverso la parodia.

Non sorprende trovare Luci della città di Charlie Chaplin o Una notte all'opera dei fratelli Marx. Sono antenati diretti della comicità di Brooks, costruita sul corpo, sull'assurdo, sul ritmo e sulla capacità di sabotare qualsiasi forma di rispettabilità.

Più inattese sono altre presenze.

C'è il western Il cavaliere della valle solitaria di George Stevens, ma anche Balla coi lupi di Kevin Costner. Ci sono il noir di Billy Wilder La fiamma del peccato, Schindler's List di Steven Spielberg e il ritratto del peggior regista di tutti i tempi firmato da Tim Burton in Ed Wood.

E poi due titoli del 2019: Dolemite Is My Name di Craig Brewer e Jojo Rabbit di Taika Waititi.

A cent'anni, insomma, Brooks non sembra avere nostalgia soltanto del cinema che fu.

I Vitelloni, l'unico film non in lingua inglese scelto da Mel Brooks

Per l'Italia la sorpresa più interessante è I Vitelloni di Federico Fellini.

Il film del 1953, Leone d'argento alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta cinque giovani di provincia sospesi in quella terra di nessuno che separa l'adolescenza dalla vita adulta: Alberto, Fausto, Moraldo, Leopoldo e Riccardo attraversano giornate, amori, fallimenti e ambizioni in una cittadina adriatica ispirata alla Rimini della giovinezza di Fellini.

È l'unico titolo non in lingua inglese tra i venti scelti da Brooks.

Ma la presenza non nasce dal nulla.

Il regista Barry Levinson ha raccontato che negli anni Settanta, quando lavorava con Brooks, gli parlava spesso della propria giovinezza a Baltimora e delle notti trascorse con gli amici nei diner, discutendo di donne e del futuro.

Brooks gli disse che quelle storie gli ricordavano proprio I Vitelloni e gli consigliò di vedere il film.

Da quei ricordi sarebbe nato nel 1982 Diner, esordio alla regia di Levinson. Curiosamente, Levinson non riuscì a vedere il film di Fellini prima di scrivere il proprio: in seguito ammise di esserne quasi contento, perché probabilmente sarebbe rimasto intimidito dal confronto.

Quando Federico Fellini diventò “Federico Fetuchini”

L'ammirazione per Fellini non impedì naturalmente a Mel Brooks di fare ciò che Mel Brooks ha sempre fatto meglio: prenderlo in giro.

Nel 1963, durante un'esibizione con Carl Reiner al Festival di Cannes, Brooks giocò con l'immagine allora trionfante degli auteur europei inventandosi un immaginario regista italiano chiamato Federico Fetuchini.

Fellini diventava così, con un gioco fonetico immediatamente comprensibile al pubblico americano, un piatto di pasta.

Erano gli anni in cui il regista riminese aveva appena conquistato il mondo con La dolce vita e si preparava all'uscita di .

Un omaggio alla maniera di Brooks: se qualcuno è abbastanza grande da essere parodiato, significa che è già entrato nel mito.

The Elephant Man, il legame con David Lynch

Tra i venti titoli compare anche The Elephant Man di David Lynch, film al quale Brooks era legato direttamente.

Il regista fu infatti tra i produttori del film del 1980, interpretato da John Hurt e Anthony Hopkins, contribuendo in maniera decisiva alla sua realizzazione.

La presenza di The Elephant Man ricorda anche un lato talvolta dimenticato di Brooks: dietro il creatore di alcune delle commedie più anarchiche della storia di Hollywood c'era anche un produttore capace di riconoscere e sostenere un cinema radicalmente diverso dal proprio.

E forse non è casuale che, tra tutti i film di Lynch, abbia scelto proprio quello che contribuì personalmente a portare sullo schermo.

Psycho e l'ombra di Alta tensione

Altro cortocircuito inevitabile è quello con Alfred Hitchcock.

Brooks sceglie Psycho, il capolavoro del 1960 con Anthony Perkins e Janet Leigh.

Diciassette anni dopo, avrebbe costruito Alta tensione proprio come una gigantesca dichiarazione d'amore al cinema hitchcockiano, parodiandone ossessioni, inquadrature, suspense e fobie.

La scelta di Psycho permette quindi quasi di vedere la fonte prima della deformazione.

Per Brooks la parodia non è mai stata semplicemente distruzione del genere. Al contrario, bisogna conoscerlo e amarlo abbastanza da sapere esattamente dove mettere il coltello.

Possibilmente senza bisogno di una doccia al Bates Motel.

Tra i preferiti anche un film dello stesso Mel Brooks

C'è poi un dettaglio perfettamente coerente con il personaggio: tra i venti film preferiti Mel Brooks ne ha inserito anche uno diretto da Mel Brooks.

Ma non ha scelto i titoli più celebrati.

Niente Frankenstein Junior. Niente Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Nemmeno Per favore, non toccate le vecchiette.

La scelta è caduta su Il mistero delle dodici sedie (The Twelve Chairs), commedia del 1970 tratta dal romanzo satirico di Il'ja Il'f ed Evgenij Petrov.

È soltanto il suo secondo lungometraggio da regista e resta uno dei lavori meno conosciuti della sua filmografia.

Anche l'autocitazione, dunque, riesce a evitare la strada più prevedibile.

I 20 film preferiti di Mel Brooks

Ecco la selezione completa, in ordine cronologico:

  1. Luci della città (City Lights), Charlie Chaplin – 1931
  2. Cappello a cilindro (Top Hat), Mark Sandrich – 1935
  3. Una notte all'opera (A Night at the Opera), Sam Wood – 1935
  4. Furore (The Grapes of Wrath), John Ford – 1940
  5. Balla con me (Broadway Melody of 1940), Norman Taurog – 1940
  6. La fiamma del peccato (Double Indemnity), Billy Wilder – 1944
  7. I Vitelloni, Federico Fellini – 1953
  8. Il cavaliere della valle solitaria (Shane), George Stevens – 1953
  9. Psycho, Alfred Hitchcock – 1960
  10. Anna dei miracoli (The Miracle Worker), Arthur Penn – 1962
  11. Il mistero delle dodici sedie (The Twelve Chairs), Mel Brooks – 1970
  12. The Elephant Man, David Lynch – 1980
  13. This Is Spinal Tap, Rob Reiner – 1984
  14. Su e giù per Beverly Hills (Down and Out in Beverly Hills), Paul Mazursky – 1986
  15. Harry, ti presento Sally... (When Harry Met Sally...), Rob Reiner – 1989
  16. Balla coi lupi (Dances with Wolves), Kevin Costner – 1990
  17. Schindler's List, Steven Spielberg – 1993
  18. Ed Wood, Tim Burton – 1994
  19. Dolemite Is My Name, Craig Brewer – 2019
  20. Jojo Rabbit, Taika Waititi – 2019
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