Una strategia nazionale per portare la medicina di precisione nel Servizio sanitario, accompagnata da un piano specifico per il Mezzogiorno che rafforzi le infrastrutture e colleghi i centri di eccellenza agli ospedali territoriali. È il percorso indicato dal libro bianco "Heal Italia 2036", presentato alla Camera dalla Fondazione Heal Italia.
Il piano per il Sud coinvolge Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Campania e Abruzzo. La proposta punta a favorire telemedicina e condivisione delle competenze, consentendo anche alle strutture periferiche di accedere a protocolli avanzati di prevenzione e cura. Tra gli obiettivi indicati: ridurre la mobilità sanitaria passiva, accorciare i tempi per la diagnostica avanzata, diffondere le reti cliniche e garantire standard omogenei nelle aree meno servite. "Non una politica separata, ma uno strumento per evitare che le nuove tecnologie amplino i divari già esistenti", ha detto Laura Leonardis, direttrice generale della Fondazione.
Il piano per il Mezzogiorno si inserisce in una strategia nazionale da affidare, secondo il libro bianco, a una regia stabile con ministeri, Regioni, ricerca, sanità e industria. Tra gli obiettivi: coordinare le iniziative, definire priorità e standard comuni, favorire l'interoperabilità dei dati e sostenere l'adozione delle tecnologie nel Servizio sanitario.
Tra gli strumenti nazionali proposti figurano un'infrastruttura interoperabile per dati clinici, genomici e real-world, una banca di immagini istopatologiche digitali, progetti pilota negli ospedali e il rafforzamento del trasferimento tecnologico. Il documento indica una roadmap 2027-2030: governance e standard, avvio di una rete dimostratrice, integrazione dei percorsi nel Servizio sanitario ed estensione dei modelli validati.
Heal Italia, polo nato con le risorse del Pnrr, riunisce oltre cento soggetti tra università, Irccs, ospedali e imprese.
La Fondazione propone di mettere a disposizione infrastrutture, centri digitali di medicina di precisione e "Officine", luoghi di raccordo tra bisogni dei territori, ricerca e applicazione clinica. A ospitare la presentazione alla Camera è stato il vicepresidente Giorgio Mulè che, nel suo intervento, ha definito il libro bianco non solo un contributo al dibattito scientifico e sanitario, ma un documento che chiama in causa la responsabilità della politica e la capacità delle istituzioni di accompagnare l'innovazione.
>> Home