Il ricorso al Tar, da solo, non ferma la macchina. Ma adesso sulla strada del nuovo hub dell’ex Foro Boario c’è un’incognita in più. E soprattutto c’è un calendario che concede pochissimo margine: il Comune deve arrivare alla gara, all’aggiudicazione e alla firma del contratto entro il 31 dicembre. Meno di tre mesi per mettere al sicuro un investimento da 29 milioni di euro, mentre sulla nuova configurazione del progetto si apre anche il fronte giudiziario.
È qui che la battaglia del Comitato Cittadino Foro Boario incrocia la corsa contro il tempo già dichiarata dalla stessa amministrazione di Adriana Poli Bortone. Nelle scorse ore i residenti hanno dato mandato ai legali di impugnare davanti al Tar gli atti che hanno portato all’approvazione del nuovo progetto, contestando soprattutto il percorso seguito tra il passaggio in Consiglio comunale del 30 luglio e il via libera della Giunta al Pfte validato il 23 settembre. Il giudice amministrativo dovrà quindi verificare la legittimità di quegli atti. E se dovesse essere chiesta e concessa una misura cautelare capace di sospenderne gli effetti, la procedura potrebbe rallentare. Proprio mentre il cronoprogramma del Cis continua a correre.
Il punto è questo: il Cis impone al Comune di arrivare alla firma del contratto entro il 31 dicembre 2026. È questa la scadenza da rispettare per non mettere a rischio il finanziamento. Il ricorso al Tar, però, segue una strada diversa e non ferma automaticamente il conto alla rovescia. Se il giudice dovesse sospendere gli atti, la procedura potrebbe rallentare, ma il termine del 31 dicembre resterebbe comunque in piedi. Per spostarlo servirebbe una nuova proroga decisa formalmente dagli organi competenti. Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere delicata la partita. Da una parte il Comune deve chiudere la procedura di gara e arrivare al contratto entro fine anno; dall’altra il Comitato ha aperto un contenzioso che punta a mettere in discussione la legittimità del percorso amministrativo seguito finora.
Ricorso ed esposto percorrono, però, due strade diverse. Davanti al Tar il Comitato chiede di verificare la legittimità degli atti e della procedura; con l’esposto ai carabinieri prospetta invece l’ipotesi di falso in atto pubblico e chiede di accertare se nella formazione o nella rappresentazione degli atti possano emergere profili penalmente rilevanti. Contestazioni e ipotesi ancora da verificare. Al centro della battaglia c’è soprattutto ciò che sarebbe accaduto tra luglio e settembre. Secondo il Comitato, la delibera approvata dal Consiglio comunale il 30 luglio faceva riferimento a un progetto trasmesso dai progettisti “a seguito dell’emissione del rapporto di verifica”. Ma, sostengono i residenti, a quella data il procedimento non era ancora concluso. Il rapporto della società Protos porta la data del 22 settembre; il giorno successivo, alle 10.07, il Rup Giovanni Puce ha firmato il rapporto di validazione e alle 12 la Giunta si è riunita approvando, con la delibera 401, il Pfte verificato e validato.
Da qui la domanda che il Comitato porta nelle sedi competenti: il progetto sul quale si è espresso il Consiglio a luglio è lo stesso arrivato alla validazione di settembre oppure nel frattempo sono intervenute modifiche tali da incidere sull’impianto dell’opera? I residenti sostengono la seconda tesi e richiamano l’aumento della superficie coperta e della volumetria, l’altezza del multipiano, la riduzione del verde filtrante e l’espianto di ulteriori palme. Contestano inoltre il lasso di appena due ore tra la validazione e la riunione della Giunta chiamata ad approvare oltre duecento elaborati tecnici.
Ricorso ed esposto sono soltanto l’ultimo passaggio di una battaglia che va avanti da mesi. Il Comitato riferisce di aver già depositato 25 atti tra ricorsi, segnalazioni e istanze agli organi competenti per evidenziare quelle che ritiene anomalie urbanistiche, ambientali e procedurali dell’intervento. Ora però la contestazione arriva nel momento più sensibile, perché il Comune deve trasformare il Pfte approvato il 23 settembre in una procedura d’appalto capace di arrivare alla firma entro il termine imposto dal Cis.
Il progetto da 29 milioni ha già cambiato fisionomia rispetto all’impostazione originaria. L’ipotesi del parcheggio interrato - il progetto originario per il quale l’amministrazione di Carlo Salvemini aveva ottenuto i fondi dal Governo - è stata abbandonata dopo le verifiche sulla presenza della roccia a poca profondità e sull’aumento dei costi degli scavi. Un conto complessivo da 10 milioni di euro in più. Al suo posto l’amministrazione Poli ha previsto un multipiano fuori terra su tre livelli con circa 763 posti auto, il terminal per bus urbani, extraurbani e turistici e una velostazione. Il Comune punta ad aprire il cantiere tra febbraio e marzo del 2027 e a completare i lavori in circa 18 mesi.
Prima di tutto questo, però, c’è la gara. E soprattutto c’è il 31 dicembre. Il Rup dovrà trasformare il progetto in una gara, il Comune dovrà difendere la procedura seguita e il Comitato porterà davanti al giudice le proprie contestazioni. Saranno questi passaggi, nelle prossime settimane, a dire se il cronoprogramma dell’Hub riuscirà a restare dentro i tempi fissati per il finanziamento.