Giovedì il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha diffuso un comunicato breve ma molto incisivo in cui fa sapere di aver convocato e redarguito il ministro della Giustizia Carlo Nordio, per aver preso un’iniziativa che oltrepassava i suoi poteri: poche ore prima Nordio aveva detto di aver aperto un’istruttoria per la concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 uccise a colpi di pistola due rapinatori, condannato mercoledì in via definitiva a 14 anni e 9 mesi.
La grazia è un atto con cui il presidente della Repubblica può condonare interamente o in parte la pena di una persona condannata con una sentenza irrevocabile. Per legge può essere chiesta dalla persona condannata o da altre a lei vicine, specificate dalla legge: i parenti più stretti, un convivente, il suo tutore o curatore, oppure il suo avvocato. Può essere concessa anche senza che venga fatta domanda, ma solo su iniziativa del presidente della Repubblica: lo stabilisce la sentenza n. 200 del 2006 della Corte Costituzionale, che Mattarella ha ricordato nel suo comunicato. Qui il testo del comunicato per intero:
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006.
Dopo la condanna definitiva a Roggero, molti esponenti della destra italiana, compresi diversi ministri, lo hanno difeso apertamente e hanno cominciato a sostenere che dovrebbe essere graziato, ritenendo l’omicidio dei due rapinatori come un atto di legittima difesa (i giudizi invece dopo tre gradi di giudizio non lo hanno riconosciuto come tale).
Giovedì, il giorno dopo la condanna, i capigruppo alla Camera e al Senato dei partiti della maggioranza hanno iniziato una raccolta firme per chiedere la grazia a Roggero. Poi Nordio ha fatto sapere di aver avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia: un atto che in effetti non rientra tra i suoi compiti, almeno non in queste modalità.
Il ministero della Giustizia infatti è responsabile dell’istruttoria che viene aperta per verificare la legittimità di una domanda di grazia, ma solo dopo che questa è stata rivolta al presidente della Repubblica. Quando invece non c’è una domanda esplicita, secondo la sentenza della Corte Costituzionale citata da Mattarella «l’iniziativa potrà essere assunta direttamente dal Presidente della Repubblica al quale da tempo si è riconosciuto tale potere».
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