Aveva espresso due desideri. Quello di sposarsi con la sua amata Marcella e di tornare a Benevento. Per entrambi è stato accontentato. Il terzo, però, non è riuscito ad esaudirlo, quello di vincere la partita della vita. Alle 13.30 di ieri, infatti, il cuore di Carmine Bologna, 42 anni, ha smesso di battere. La sua, una storia speciale, fatta d’amore per la sua fidanzata, per la sua città, i suoi cari, la squadra del Benevento calcio, ha commosso l’intera comunità sannita. Tutti hanno fatto il tifo per lui, anche gli ultras del Benevento calcio che hanno esposto addirittura striscioni per incoraggiarlo, persino chi non lo conosceva. Suggestione, dolore, commozione, ammirazione, i sentimenti che ha scatenato questa vicenda dal finale drammatico, ma di grande insegnamento. Carmine, ingegnere delle telecomunicazioni, amministratore di una società che operava nel settore della fornitura di materiali edili nel capoluogo ed in provincia, era conosciuto ed apprezzato per la sua disponibilità, educazione, affabilità.
LA MALATTIA
Il giovane imprenditore era affetto dal linfoma grandi cellule categoria B ed aveva iniziato il suo calvario da maggio di quest’anno con i primi accertamenti, fino a registrare un aggravarsi della situazione, tanto da richiedere il ricovero presso l’ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa. Si trovava lì in quanto la sua fidanzata poi diventata moglie era residente nel centro normanno. È stato necessario persino un delicato intervento chirurgico dopo del quale è entrato in coma. Proprio dal risveglio avvenuto venerdì 14 agosto scorso la sua vicissitudine è salita alla ribalta sui social, giornali e siti. Acquisito uno stato di coscienza, consapevole dei problemi che lo attanagliavano, tra l’incredulità dei presenti al suo fianco chiede di sposarsi.
LE NOZZE
Alle 12 di giovedì 20 agosto lui e Marcella pronunciano il loro “sì” davanti al cappellano del nosocomio normanno don Luciano che, insieme con il cancelliere della Curia, aveva organizzato il matrimonio nell’ospedale aversano. Un piccolo miracolo burocratico e umano, reso possibile dalla sensibilità dimostrata fin da subito dalla Curia di Aversa e dalla celerità dei vertici del “Moscati”. Tra gli invitati, rappresentanti della direzione sanitaria e alcune infermiere del reparto che hanno regalato alla sposa un bouquet di rose rosa. Lo scambio degli anelli ha emozionato tutti. “Senza più pareti” è apparsa la stanza di ospedale, che per un attimo si è trasformata nella location da sogno per chi quel sogno lo ha desiderato con tutto sé stesso.
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Durante la cerimonia fuori dalla struttura c’erano alcune decine di ultras della curva sud del gruppo “Ultimi eredi” che hanno esposto lo striscione «Auguri sposi. Carmine non mollare». Gli stessi qualche giorno prima erano andati ugualmente in trasferta esponendo un altro striscione »Carmine non è solo». Il giorno dopo le nozze, venerdì 21, il trasferimento in ambulanza al San Pio nel capoluogo sannita, nel reparto di ematologia dove è stato sottoposto a trattamento chemioterapico ed a distanza di soli sette giorni dal matrimonio è spirato, ma l’amore per Marcella sarà eterno, come quello per gli stregoni dei quali era tifosissimo da sempre come il suo papà Andrea.
IL DOLORE
La famiglia che risiede al rione Ferrovia, è nota ed apprezzata da tutti. Appena in città si è sparsa la voce della scomparsa è scattata una incredibile mobilitazione popolare con decine di persone che si sono recate presso la struttura per salutare la salma e decine di messaggi sui social. Emblematica la testimonianza dei sanitari del reparto che sono stati vicini a Carmine fino a quando non ha esalato l’ultimo respiro: «Ha lottato come un guerriero - hanno detto - mostrando una volontà ed una forza incredibili, mai visti prima. È stato lucido fino alla fine. Ci ha lasciato un ragazzo con grandi valori».
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