ROVIGO - Ascoltare le lacrime del mondo. Il polesano Marco Ghianda, compositore, musicista polistrumentista, sound designer, registra e fa ascoltare “L’invisibile vibrazione della Terra”.
«Sono nato e cresciuto tra Rovigo e Adria - dice - Porto sempre la mia terra madre nel cuore, anche dopo il mio trasferimento in Toscana, dove ho scelto di lavorare con la più grande artista che esiste, la Natura. Ho iniziato questa attività grazie a una straordinaria collaborazione con Folco Terzani ed Elio Germano, intitolata “A piedi nudi sulla terra”. Ho poi voluto raggiungere alcuni degli ambienti più estremi e fragili del pianeta e ho sviluppato un metodo di ricerca che mi permette, attraverso strumenti di registrazione e analisi delle frequenze, di raccogliere i suoni e le vibrazioni degli ambienti naturali per trasformarli in musica. In altre parole, cerco di dare una forma musicale a ciò che normalmente non riusciamo ad ascoltare».
LA NATURA
Per Marco Ghianda, il vento, l’acqua, i fiumi, il ghiaccio, il movimento della materia diventano così una sorta di linguaggio. Le frequenze vengono analizzate e codificate in hertz e successivamente trasformate in una composizione musicale, permettendo di raccontare un luogo non soltanto con immagini e parole, ma attraverso la sua stessa dimensione sonora. È una ricerca che mette insieme musica, tecnologia, ambiente, viaggio per imparare ad ascoltare la terra, anziché limitarsi a guardarla.
Il progetto è diventato un podcast, disponibile su Spotify, la cui prima edizione ha ospitato figure provenienti da mondi molto diversi, tra cui Elisa Toffoli, Folco Terzani, Elio Germano e altri artisti, ricercatori e studiosi. Alcuni incontri sono diventati anche collaborazioni artistiche.
«Una delle esperienze più significative – ha aggiunto l’artista - è legata al fiume Isonzo, dove la ricerca ha incontrato Elisa Toffoli. Sono stato anche in luoghi simbolici come Stonehenge, cercando di indagare il rapporto tra suono, materia, architettura e antiche culture. La seconda edizione dei podcast sarà dedicata in maniera più esplicita al rapporto tra uomo, ambiente e cambiamento climatico. Per questo sono appena rientrato da una spedizione nell’Artico assieme all’amico Terzani. Ho attraversato ambienti glaciali per registrare ciò che normalmente rimane fuori dalla nostra percezione: il suono del ghiaccio, dell’acqua, del vento e dei processi naturali che stanno trasformando quei luoghi. Ho percepito che il mondo mi sta chiamando, per farmi capire la sua armonia e anche la sua sofferenza: il problema ecologico attuale non è solo causato dall’inquinamento, ma dagli esseri umani, che dovrebbero riuscire ad essere evoluti e interconnessi proprio come gli alberi».
Ghianda ora si sta preparando a raggiungere il Pacifico, al largo del Perù, per lavorare sul complesso sistema di correnti e fenomeni oceanici legati a El Nino.