Marco Palamà, ceramista a 29 anni: «Una passione nata per caso». La storia dell’impresa salentina

2026/08/24

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Marco Palamà, ceramista a 29 anni: «Una passione nata per caso». La storia dell'impresa salentina

di Renato DE CAPUA

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lunedì 24 agosto 2026, 08:00


La ceramica, attraverso la varietà dei suoi manufatti, in diversi colori e forme, è tra le arti più antiche che raccontano la Puglia. Marco Palamà, 29 anni, tra i più giovani ceramisti della regione, è titolare di “Ceramiche Palamà”. L’azienda – una realtà in crescita nata a Racale, nel Salento – produce creazioni artistiche artigianali, coniugando una ricerca estetica personale ai simboli tradizionali della storia del territorio. «La passione per la ceramica è nata per caso, non l’ho ereditata. Le sfide e le difficoltà sono all’ordine del giorno, ma è un’arte che ripaga di altrettante soddisfazioni». Un segno di autenticità che è valso all’impresa il marchio “Made in Italy”, riconoscimento che pone le opere tra i prodotti d’eccellenza dell’artigianato del Paese. Marco ha circa sedici anni quando, alle prime armi, prova a modellare i primi pezzi d’argilla, senza mai fermarsi: «All’inizio non è stato semplice: la ceramica richiede grande pazienza, tempo e molto lavoro in autonomia. In quella fase furono importanti i consigli del mio maestro, Salvatore Mazzotta». Mentre è alle prese con le prime esposizioni in sagre e feste di paese nel Salento, infatti, non smette di esercitarsi e di affinare le proprie tecniche. Man mano, inizia a vendere all’ingrosso e i primi risultati non tardano ad arrivare.

È il 2019 quando apre la sua attività, a Racale, nella sede che oggi continua a essere il suo laboratorio artigianale. Poi, una serie di passi importanti, in meno di un anno, porta l’azienda verso un ampliamento significativo. All’apertura di un primo punto vendita al dettaglio a Racale, nel 2024, seguono Lecce e Otranto, rispettivamente tra maggio e dicembre dello scorso anno. Così, il team di lavoro di “Ceramiche Palamà” cresce e, ad oggi, conta circa quindici dipendenti tra i segmenti di produzione e vendita. «Non immaginavo di ottenere questo risultato, ma si può ancora fare tanto». Da giugno scorso, l’azienda ha aperto le porte del suo e-commerce, in continuo aggiornamento, sul sito internet dedicato (ceramichepalama.it): «È emozionante sapere che i nostri prodotti viaggiano per il mondo. Il turismo, specialmente grazie a Lecce e a Otranto, ha dato ai nostri prodotti un’importante visibilità: riceviamo richieste da Germania, Spagna, Svizzera, America e Francia». Si parla di 1.200 manufatti realizzati, suddivisi in circa 30 categorie, con varianti di tipologia, colorazione e misura adatte a ogni occasione e con prezzi per tutte le tasche. Tra i tanti spiccano i simboli tradizionali della Puglia e del Salento: il pumo, la massaia, una coppetta che richiama una foglia di fico d’India – pianta caratterizzante il paesaggio salentino –, i gufi e i carciofi.

Non mancano oggetti di design che diventano complementi d’arredo dalle linee minimal ma dal calore antico: un vassoio o un bicchierino a forma di fico, un barboncino, un orsetto, una barchetta “di carta” per solcare i mari dell’immaginazione. E ancora, piatti con “gustose” scritte in dialetto – la lingua è un’altra anima di questa terra –, lampade dalle forme orientaleggianti, brocche e molto altro tutto da scoprire. «Lavoriamo molto bene in Puglia, tra il Salento e il Barese: sono due territori molto diversi, ma che accolgono con entusiasmo i nostri prodotti. Tra le tante idee da mettere in campo, ci saranno presto progetti pensati per alcune zone della provincia di Lecce: credo che sia anche compito di un artigiano cercare di contribuire alla tutela della storia della propria terra».

In un mondo in cui la tecnologia sembra aver preso il sopravvento su ogni cosa, da quelle creazioni d’argilla si apprende una lezione importante: «Tutto passa dalle mani. Nella ceramica le macchine sono un accessorio che, senza dubbio, agevola il flusso di lavoro, ma non potrà mai sostituire la manualità di un artigiano». “Ceramiche Palamà” nasce allora da un sogno e dalla capacità di saper vedere lontano, anche quando la strada era ancora tutta in salita: «Ogni ceramista è “sposato” con la propria arte, ci penso spesso quando alle cinque di mattina do inizio alla mia giornata lavorativa. Non sempre tutto è stato facile. Devo un grande grazie a mio padre, Giuseppe, perché da subito ha creduto in me, spingendomi a proseguire su questa strada». Ma da qui emerge una riflessione più ampia: da tratto distintivo di questi luoghi, la ceramica è un’arte che rischia di scomparire: «I bottegai e i figli dei maestri d’arte stanno diminuendo. Oggi non è semplice trovare qualcuno che si appassioni alla ceramica: bisogna patire il caldo, accumulare anni di esperienza e, soprattutto, sporcarsi le mani». Che cosa si può fare, dunque? Non c’è dubbio: studiare, creare nuove occasioni di apprendimento. «Bisogna fare rete, la Puglia ha un grandissimo potenziale nel settore manifatturiero». Da qui l’idea che “Ceramiche Palamà” porterà avanti nei prossimi mesi: «Ho in cantiere l’avvio di alcuni corsi di formazione in cui poter partire dalle basi. Abbiamo già ricevuto molte richieste da tutta Italia e anche dall’estero: l’obiettivo è accendere la passione e la curiosità nelle nuove leve». Per credere ancora in quella che, per Marco Palamà, è una ferma convinzione: «Quest’arte deve continuare a vivere».

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