Se fino a qualche anno fa la parola "maranza" era poco conosciuta o diffusa solo in certi contesti nel Nord Italia, ora maranza e maranzini sono sulla bocca di tutti. Al telegiornale se ne parla come di un problema da risolvere al più presto: gruppi di baby gang, spesso figli di immigrati, che rubano o spacciano per le città, individui descritti come pericolosi e associati ad un unico gruppo omogeneo, senza bisogno di fare alcun distinguo.
In questi giorni il governo ha anche approvato il cosiddetto Decreto legge «anti maranza», proprio per dare una stretta alla criminalità minorile, cambiando le regole sull'imputabilità. Non è una cosa da poco dato che, nei confronti dei ragazzi in fase di sviluppo, solitamente viene data più importanza alla rieducazione rispetto alla pena per evitare che la delinquenza diventi un destino già segnato.
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Chi sono i maranza?
La parola esiste da decenni, ma si è diffusa diventando di uso comune solo negli ultimi anni, prima nelle regioni del nord e soprattutto a Milano e poi anche nel resto d'Italia. Si usa solitamente per descrivere ragazzi e ragazze che solitamente vivono in quartieri di periferia, ascoltano trapper come Paky o Shiva, hanno un modo di vestire preciso legato a uno streetwear underground che attinge alla cultura trap e drill. Di solito indossano tute in acetato e sneakers e portano al collo un borsello, in certi casi griffato. A volte indossano uno smanicato, maglie da calcio e cappellini. Inizialmente il termine "maranza" veniva usato come sinonimo di "tamarro" tanto che la parola potrebbe derivare da "tamarranza", con il tempo, però, l'attenzione si è spostata soprattutto sul comportamento di questi ragazzi, il fatto che girino in gruppo per le città, che ascoltino musica ad alto volume e attacchino briga facilmente creando scompiglio. Il fenomeno, poi, è stato associato sempre di più a comunità razzializzate, a ragazzi di origini nord-africane e anche a comportamenti criminosi.
Cosa ne pensano i loro coetanei
Nel 2022 c'è stato un vero e proprio boom nell'utilizzo del termine, almeno secondo Google Trends e, da allora, anche su TikTok si sono diffusi video di ragazzi che chiedono ai loro coetanei cosa ne pensano dei maranza o chiedono alle ragazze se si fidanzerebbero mai con un maranza. Il più delle volte i commenti sono legati all'abbigliamento: «Come stile qualche volta ci sta qualche volta no», dice una ragazza, «Non mi piacciono per niente, sono tutti uguali», commenta un'altra o anche «Non hanno nessuna originalità in come si vestono», oppure «A me piace lo stile, non il comportamento». Ci sono video di presa in giro su certi atteggiamenti e qualcuno fa ironia sui furti di cellulari e l'attitude da ragazzi di strada. C'è chi specifica che i veri maranza sono i ragazzi di periferia, gli altri li imitano e basta.
In generale, però, non emerge la stessa narrazione mediatica del mondo adulto, c'è più distinzione tra chi semplicemente si veste in un certo modo e chi tiene certi comportamenti più o meno gravi. «C'è gente che si veste in un modo perché gli piace, c'è gente che si veste così e fa determinate cose», commenta, ad esempio, un ragazzo in un video. Anche la componente razziale, dai video su TikTok, affiora poco, mentre negli ultimi anni sembra essere legata a doppio filo con i discorsi mediatici mainstream su maranza, maranzini e baby gang.
Il "Ddl maranza"
Il governo d'altra parte, sembra aver dichiarato guerra ai maranza e sta adottando un approccio securitario. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge contro la criminalità minorile ed è stato già soprannominato «ddl maranza». «Non abbiamo abbassato l’età per la imputabilità del minore e non abbiamo inasprito le pene», ha commentato Carlo Nordio, ministro della Giustizia, «La novità riguarda la presunzione di imputabilità». Finora, infatti, di fronte a un reato commesso da un minore, il giudice doveva accertare caso per caso se il soggetto in questione fosse capace di intendere e di volere. Ora, con il decreto, viene invertito l'onere della prova, viene data per scontata l'imputabilità e sarà la persona accusata a dover dimostrare eventualmente l'incapacità legata all'età.
«Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», ha dichiarato la premier Meloni in un videomessaggio, «Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni». Il problema, però, è il peso che le conseguenza di una condanna e di un periodo in un istituto ha su una persona molto giovane, magari già fragile, e sulla sua futura tendenza a delinquere. A questo, poi, si aggiunge il rischio di profilazione razziale, come stanno facendo notare i più critici in queste ore. Se la parola "maranza" è ormai così strettamente legata a una certa categoria di persone, tenderemo a priori a vederle come potenzialmente colpevoli?
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