L'Italia va da sola, il cambio di rotta arriva da La Spezia, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante il forum "Risorsa Mare" annuncia: «Ho deciso col capo di Stato maggiore, stante la situazione difficile che si sta ripresentando a Bab al-Mandeb che si somma a quella di Hormuz, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno e come farlo passare o meno». Precisando: «Siamo in grado con la nostra Marina di garantire il passaggio e con il nostro comparto dei servizi di avere informazioni e condividerle con le Forze armate. Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra per ritardare i tempi, che in casi come questo significa ritardare l'economia».
In sintesi: vista l'emergenza, le forze militari italiane non aspetteranno più l'autorizzazione per intervenire e scortare navi nel canale del Mar Rosso, visto che la missione è già stata autorizzata. Il Ministro della Difesa ha dato indicazioni al capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, al capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, e al comandante del COVI, Giovanni Maria Iannucci, affinché in pieno coordinamento, effettuino un'attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano volto a garantire il libero transito attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb delle navi di interesse nazionale che intendano attraversarlo.
Stretto di Bab el Mandeb, dove si trova e perché è così importante per il commercio di petrolio tra Europa e Asia
In serata, non una frenata, ma la necessità di un passaggio normativo: Crosetto ha chiesto di verificare se l'attuale quadro giuridico consenta, qualora necessario, di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze Armate italiane già presenti nell'area e attualmente impiegate in altre operazioni o se si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento, anche in virtù delle decisioni già adottate da alcuni Paesi alleati e partner. «Quando una rotta marittima viene interrotta, le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese. Difendere la libertà di navigazione significa quindi proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d'acquisto delle famiglie e la capacità dell'Italia di produrre ricchezza».
Intanto le forze yemenite e gli Houthi continuano a combattere su diversi fronti, tra cui le montagne di Kahbub, vicino a Bab al-Mandeb. Un'esplosione si è verificata nello Stretto di Hormuz, ha riferito l'agenzia di stampa Saberin, legata alle milizie filo-iraniane in Iraq. Il numero di navi mercantili che hanno attraversato lo stretto mercoledì si è ridotto a 3, rispetto alle 12 di martedì e ben al di sotto della media decennale di circa 17. Il traffico navale è ulteriormente diminuito questa settimana a causa dell'intensificarsi della guerra nel Golfo. Aerei da guerra sauditi hanno bombardato lo Yemen e i combattenti Houthi hanno lanciato droni e missili contro città saudite. La caduta di detriti successiva all'intercettazione di un drone lanciato dai militanti Houthi in Yemen ha causato la morte di almeno una persona, un cittadino yemenita e il ferimento di altre due - una donna saudita e un uomo pakistano - in Arabia Saudita. Dal canto loro, gli Houthi hanno denunciato poco dopo un attacco condotto da "mercenari del nemico saudita": tre bambini sono stati uccisi e un numero imprecisato di persone è rimasto ferito nel bombardamento contro un villaggio nel distretto di al-Waziyah, nel governatorato yemenita di Taiz, come ha riferito Almasirah, l'emittente degli Houthi.
Le posizioni
Una situazione di stallo che l'America osserva senza intervenire (il presidente Donald Trump si è mostrato poco disponibile a intraprendere una nuova operazione militare, garantendo solo sostegno di intelligence all'Arabia Saudita), mentre preoccupa la Cina, interessata ai traffici commerciali nel Mar Rosso. Dopo un appello dell'Arabia Saudita, Pechino avrebbe chiesto privatamente all'Iran di usare la propria influenza per contenere gli Houthi in Yemen. Secondo le fonti, il messaggio privato di Pechino a Teheran è un altro: la Cina vuole che l'Iran contribuisca, attraverso la propria influenza sugli Houthi, a evitare che il conflitto si estenda alle rotte energetiche strategiche per la sua economia. Teheran ha risposto sostenendo che la stabilità e la pace nella regione dipendono dalla fine della guerra tra Usa e Israele contro l'Iran.
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