Un nuovo atto vandalico presso la Mappatella Gym dove è stato danneggiato un sacco da boxe. È la prima volta che si verificano questi episodi?
Purtroppo non è la prima volta. In un anno e mezzo abbiamo dovuto sostituire più volte il sacco, certamente l’elemento più esposto e delicato. Sull’ultimo episodio, abbiamo trovato il sacco completamente danneggiato dopo pochissimi giorni dall’installazione. Si trattava di un sacco personalizzato, con l’immagine della città di Napoli.
Ogni volta la sua Onlus 100x100 Naples scende in campo per ridare ciò che viene tolto. Cosa la spinge a fare un gesto del genere ogni volta?
Una ragione molto semplice: non vogliamo che vinca chi distrugge. Quando qualcosa viene danneggiato, la risposta più sbagliata sarebbe arrendersi e lasciare uno spazio vuoto. Noi cerchiamo di ripristinarlo nel minor tempo possibile, perché quel bene non appartiene alla Fondazione, ma alle decine se non centinaia di persone che ogni giorno utilizzano gratuitamente quello spazio. È anche un messaggio: prendersi cura della città significa avere costanza. Per questo motivo, pur non essendone obbligati, ci occupiamo della manutenzione dell’intera attrezzatura ogni 60 giorni.
Alla creazione di realtà come quella del Mappatella Gym si pone un lavoro di rilancio della città mettendo al centro le persone. Voi cosa cercate di fare come Onlus a riguardo?
La nostra idea è molto concreta: migliorare la qualità della vita partendo dagli spazi che le persone vivono ogni giorno. Mappatella Gym ne è forse l'esempio più evidente: uno spazio pubblico, gratuito, accessibile a tutti, che crea sport, socialità e senso di appartenenza, in un luogo dal grande fascino, irripetibile. È la stessa filosofia che applichiamo nelle tante aree verdi e negli spazi pubblici di cui ci prendiamo cura a Napoli. Non pensiamo di sostituirci alle istituzioni, ma crediamo in una collaborazione tra pubblico, cittadini e imprese capace di produrre risultati visibili e soprattutto duraturi. Per noi la parola fondamentale è continuità: non basta riqualificare, bisogna manutenere e prendersi cura dei luoghi ogni giorno. Consci che il bello nasce dal valorizzare ciò che c’è, con benefici estetici, sociali ed anche economici (tanti) per la comunità.
La videosorveglianza diventa, a questo punto, un tema fondamentale: potrebbe essere l’unica soluzione a episodi di questo tipo?
Non credo sia l’unica soluzione, ma sicuramente è uno degli strumenti più semplici ed efficaci. Una telecamera ha innanzitutto una funzione di deterrenza e, quando accade qualcosa, permette almeno di capire cosa sia successo. Diviene anche lo strumento ‘educativo’ più concreto ed immediato.
Il tema è ampio: servono controllo del territorio, presenza, manutenzione e, quando necessario, sanzioni, severità. La cura degli spazi pubblici e il controllo devono procedere insieme. Possiamo continuare a sostituire un sacco dieci volte, attivare le forze dell’ordine ogni volta che un borseggiatore ruba una borsetta o un cellulare, ma dobbiamo anche chiederci come evitare che ri-accada in futuro.
Come potrebbero lavorare le istituzioni su questo fronte?
Più che un appello, vorrei avanzare una proposta molto concreta: proteggiamo maggiormente i luoghi pubblici che funzionano e che sono maggiormente frequentati. Non servono necessariamente grandi progetti o investimenti milionari. A volte bastano interventi semplici: una telecamera, maggiore controllo, una sanzione quando viene individuato chi danneggia un bene pubblico. In un tempo di scarso personale e risorse, approfondire ciò che oggi la tecnologia permette di ottenere, in termini di digitalizzazione ed AI. Gli investimenti sarebbero probabilmente coperti dalla riduzione dei costi sociali. Come Fondazione continueremo a fare la nostra parte, investendo risorse, tempo ed energie nella manutenzione e nella riqualificazione della città. Ma credo sia giusto che a questo impegno corrisponda una maggiore capacità delle istituzioni di proteggere ciò che viene realizzato. Perché ogni bene pubblico danneggiato non è un danno alla Fondazione o al Comune: è qualcosa che viene sottratto a tutti i napoletani.
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