La lettera del governo italiano a Bruxelles è arrivata a destinazione. La Commissione europea ha ricevuto la richiesta dell'Italia di ottenere ulteriore flessibilità sui conti pubblici per fronteggiare l'impatto dell'inflazione.
Una mossa che si intreccia con il lavoro del governo sulla prossima legge di Bilancio e con il confronto in corso a Palazzo Chigi sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp).
La richiesta italiana arriva mentre l'esecutivo sta definendo le risorse disponibili e le priorità della manovra.
Da Bruxelles, tuttavia, nelle scorse ore era già arrivato un messaggio di cautela: la Commissione ha ricordato che agli Stati membri sono stati concessi margini di flessibilità, anche attraverso la clausola che riguarda le spese per energia e difesa.
Il vertice a Palazzo Chigi sulla manovra
Intanto, a Palazzo Chigi è in corso una riunione con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell'Economia e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Al centro del confronto il Dpfp, il documento che aggiornerà il quadro della finanza pubblica e farà da cornice alla prossima legge di Bilancio. Come indicato dal Parlamento, dovrà contenere anche i capisaldi della manovra, indicando le principali direttrici degli interventi che il governo intende realizzare.
Energia e difesa, la partita sulla flessibilità europea
Il dossier più delicato riguarda la possibilità di ottenere nuovi spazi di bilancio per finanziare le misure necessarie a contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi. La richiesta di Meloni punta proprio a ottenere margini aggiuntivi rispetto a quelli già riconosciuti dall'Unione europea.
Tra le ipotesi sul tavolo c'è anche l'attivazione della clausola nazionale legata alle spese per energia e difesa, che potrebbe essere accompagnata da una relazione specifica insieme al Dpfp.
La decisione del governo dovrà tenere conto sia delle esigenze di sostegno a famiglie e imprese sia degli impegni assunti dall'Italia sul percorso di finanza pubblica. La risposta di Bruxelles alla lettera della premier sarà quindi un elemento importante per definire le risorse effettivamente utilizzabili nella prossima manovra.
La lettera
«Caro presidente, cara Ursula, mentre entriamo nel quarto trimestre dell'anno, le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono state deluse e i mercati energetici rimangono estremamente tesi». Inizia cosi' la lettera che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato oggi alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Il prezzo del petrolio greggio in euro è «superiore di quasi l'80 per cento rispetto all'inizio dell'anno; il gas naturale e' piu' costoso del 156 per cento. Sebbene la maggior parte degli Stati membri sia intervenuta per frenare l'aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette, il reddito disponibile reale delle famiglie sta subendo un duro colpo, con l'inflazione complessiva che a settembre ha raggiunto un nuovo massimo. Inoltre, la competitivita' delle imprese europee e' stata gravemente compromessa dall'aumento dei costi energetici», ha osservato la premier.
«Nel caso italiano, l'ammontare della spesa direttamente interessata da un'inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil. Altre componenti della spesa che saranno interessate dall'aumento dell'inflazione già nel 2027 rappresentano il 12,0% del Pil», scrive la presidente del Consiglio. «Riteniamo che il quadro fiscale lasci alla Commissione europea - sottolinea la premier - un margine per tenere conto dei fattori rilevanti nella valutazione ex ante del rispetto della regola sulla spesa, nell'ambito dell'esame degli imminenti Documenti programmatici di bilancio».
E ancora: «Come sai, l'incremento temporaneo delle entrate fiscali indirette derivante dall'aumento dell'inflazione non può essere utilizzato per finanziare misure fiscali compensative, a meno che uno Stato membro disponga di margini all'interno del percorso di spesa netta concordato». «In effetti, tali misure di sostegno sono classificate come variazioni discrezionali delle entrate. Sebbene questa caratteristica delle regole fiscali dell'Ue sia finalizzata a rendere solidi i conti pubblici nel medio periodo, dovremmo comunque cercare modalità per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive al fine di attenuare temporaneamente e in modo mirato l'aumento dei costi energetici», indica la premier.
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