Nuova fiammata del petrolio sui mercati internazionali alla vigilia della fine dello sconto sul prezzo del diesel al distributore. Le ostilità in Medio Oriente stanno nuovamente spingendo al rialzo il barile. Il greggio corre proprio nel momento in cui il governo deve mettere testa e risorse sui nuovi interventi mirati per sostenere gli automobilisti contro il caro-carburante (già costato 2 miliardi) e inizia a delineare la prossima legge di Bilancio.
Un provvedimento nel quale a farla da padrone saranno la detassazione degli aumenti contrattuali e il dibattito sulla proposta leghista di uscita anticipata dal lavoro che ieri ha ricevuto dal ministero dell'Economia una sorta di apertura, almeno sui principi che animano l'iniziativa.
Il Carroccio rilancia la pensione a 64 anni anche per i lavoratori con un sistema misto, utilizzando una quota del trattamento di fine rapporto (Tfr) per raggiungere la soglia minima di assegno utile a poter andare prima a riposo e prevedendo un ricalcolo interamente contributivo.
Per il Mef la proposta della Lega va contestualizzata. Secondo il Tesoro, infatti, la riforma Fornero conterrebbe «una distorsione» tra chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 e chi prima, ossia chi è nel sistema misto «che sostanzialmente viene trattato peggio», occorre quindi trovare soluzioni per garantire «equilibrio nei conti ed equità nel trattamento».
Nel corso di un appuntamento del Carroccio, è stato ancora il Mef a indicare due possibili novità: l'allargamento della flat tax oltre gli 85mila euro di reddito, portando la soglia per poter beneficiare dell'aliquota al 15% fino a 100mila euro, e una tassazione agevolata sugli aumenti di salario per i giovani.
Sul tavolo delle discussioni della sessione di bilancio di prossima apertura anche la richiesta del Carroccio di un contributo del 5% sugli utili delle banche, chiamate ancora una volta a finanziare i contenuti della manovra.
Per la Lega una tale misura potrebbe recuperare fino a 3 miliardi, da destinare al sostegno di famiglie e imprese di fronte al caro-energia, e al rafforzamento della sicurezza.
Sul punto Via XX Settembre ha chiamato in causa la concorrenza tra gli istituti per erogare prestiti alle imprese e la facilità con cui è possibile cambiare banca, trasferendo i propri conti. La posizione è questa: «se guardiamo quanto tempo e quanto costa, se introduciamo questi elementi di concorrenza nel sistema» alcune rendite di posizione e alcuni extraprofitti si abbassano a beneficio della collettività».
I mercati
Ieri, intanto, il Brent, il greggio del Mare del Nord, si è portato a ridosso dei 100 dollari, arrivando a toccare quota 99,33 dollari per poi scendere a 97,51 dollari (in serata era dato attorno a 97,54). Il Wti, l'indice di riferimento per il petrolio Usa, è invece salito a quota 92,2 dollari e il gas scambiato ad Amsterdam si è portato sui massimi da tre anni a 77,13 euro per Megawattora.
Gli attacchi delle milizie yemenite degli Houthi contro alcuni impianti petroliferi in Arabia Saudita sono stati l'ultimo episodio della recrudescenza delle tensioni con l'Iran e i suoi alleati. I mercati hanno risposto in ordine sparso. La crisi di Hormuz ha spinto il barile al rialzo. Divise le borse europee: in rosso Piazza Affari, che ha lasciato sul terreno lo 0,10%, e il Ftse londinese a -0,15%, in territorio positivo Parigi, che ha fatto registrare +0,14%, mentre Francoforte ha terminato la seduta sulla parità.
Questo il quadro nel quale domani scade l'ultima proroga dello sconto di 17 centesimi sul prezzo del gasolio finanziata con il meccanismo delle accise mobili. La volontà è arrivare al prossimo Consiglio dei Ministri, domani o al più tardi venerdì, con nuovi aiuti, per non lasciare gli automobilisti soli a fronteggiare la fiammata dei prezzi. Si lavora per mettere a punto interventi mirati e selettivi «ma è difficile si chiuda in 48 ore», ammettono dal Mef. Ecco perché l'ipotesi più accreditata è che alla fine si opti per una nuova proroga degli sconti alla pompa, per tirare fino al 25-26 settembre. Così da guadagnare tempo utile per sciogliere i diversi nodi sul tavolo. Chi lavora al dossier spiega che uno dei problemi legati al buono benzina pensato sulla falsariga di quello messo in campo dal governo Draghi è legato ai tecnicismi per estendere il fringe benefit al popolo delle Partite Iva, che il governo non intende in alcun modo lasciare a bocca asciutta.
Altro grattacapo, l'asticella dei redditi su cui tarare la misura: 30mila euro la soglia Isee presa in considerazione nelle proiezioni interne al Mef, ma è dato per scontato che la Lega alzerà le barricate per fare di più, coprendo anche il ceto medio. Altro dubbio amletico, come convincere i datori di lavoro ad aderire e a elargire il buono, che si ipotizza di estendere fino a fine anno. Intanto il governo ha accolto le richieste del ministero dei Trasporti e ha depositato alla Camera un emendamento all'ultimo decreto legge accise che stanzia 11,4 milioni per l'intero anno, per finanziare il credito d'imposta a favore degli autotrasportatori per l'acquisto di gasolio (che ieri in autostrada era a 2,240 euro al litro e in città a 2,169 euro, con la benzina a 2,058 euro).
La clausola
Nel Cdm farà capolino anche la lettera sulla flessibilità che il governo si appresta a inviare a Bruxelles. L'attivazione della clausola di salvaguardia potrebbe avere margini fino allo 0,6% sul triennio. Circa 14 miliardi da destinare, tra le altre iniziative, a un possibile conto termico, ossia aiuti per l'installazione di caldaie, a interventi di efficientamento negli immobili di edilizia popolare, all'installazione di pannelli solari nelle scuole e a investimenti in elettrificazione.
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