Maldive, consulenza procura Busto Arsizio: sub morti per mancanza ossigeno

2026/10/05

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Disgrazie

La palla passa ora alla Procura di Roma, titolare del fascicolo per omicidio colposo, che dovrà decidere i prossimi passi.

Nella combo, da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino, scomparsi in un'immersione alle Maldive. 14 maggio 2026. WEB/Università di Genova//FACEBOOK/Federico Gualtieri//FACEBOOK/Giorgia Sommacal//WEB/albatrostopboat//FACEBOOK/Muriel Oddenino  ANSA

“Anossia” ovvero mancanza di ossigeno e sarebbero rimasti in acqua oltre il limite si sicurezza che le bombole avrebbero loro garantito. È stata l’assenza totale di ossigeno a uccidere i cinque sub italiani morti il 14 maggio in una grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

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A provocare la morte dei cinque sub italiani sarebbe stato l’esaurimento dell’aria nelle bombole, mentre il gruppo si trovava a circa 60 metri di profondità. Lo ha stabilito la consulenza disposta dalla Procura di Busto Arsizio, che indaga sulla morte di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, di Muriel Oddenino, di Federico Gualtieri e della guida subacquea Gianluca Benedetti.

Oltre al medico legale Luca Tajana e alla tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, ha partecipato alla consulenza anche Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea.

A lui spetta il compito di contestualizzare gli esiti degli accertamenti, ma ogni conclusione definitiva è rinviata al confronto con i risultati delle analisi sul materiale recuperato. Per tutti la causa della morte è stata l’anossia, ossia la totale mancanza di ossigeno. I sub si sarebbero trovati nell’impossibilità di respirare mentre si trovavano a circa 60 metri di profondità, oltre il tempo consentito dall’autonomia delle bombole.

Sui motivi che li hanno portati a perdere minuti preziosi, al momento, si possono formulare soltanto ipotesi.

Poiché dagli esami tossicologici, effettuati per verificare l’eventuale presenza di sostanze in grado di provocare morte o perdita di coscienza, non sono emerse anomalie, prende quota l’ipotesi che il gruppo possa aver perso l’orientamento.

Le autopsie non hanno inoltre evidenziato lesioni tali da far pensare a un attacco di squali, presenti in quelle acque, né a un incidente che abbia richiesto l’intervento degli altri sub.

Per chiarire definitivamente cause e dinamica della tragedia sarà però necessario incrociare questi risultati con le analisi dell’attrezzatura utilizzata: telecamere GoPro, bombole, computer subacquei e strumenti da polso.

La palla passa ora alla Procura di Roma, titolare del fascicolo per omicidio colposo, che dovrà decidere i prossimi passi.

La Procura di Busto Arsizio si era infatti attivata su delega, poiché le autopsie dovevano essere eseguite nell’ospedale attrezzato più vicino allo scalo di arrivo delle salme.

Marito Montefalcone, bisogna attendere i risultati degli esami tossicologici

“Non so niente, l’anossia era uscita come causa all’inizio. Bisogna attendere ancora i risultati dei tossicologici che dovevano uscire ad agosto poi hanno chiesto una proroga. Vedremo quello che stabiliranno i medici legali”.

Lo ha detto Carlo Sommacal, marito della professoressa di UniGe Monica Montefalcone, morta il 14 maggio assieme alla loro figlia Giulia durante un’immersione in grotta a circa 50-60 metri di profondità alle Maldive.

Con la professoressa e la figlia sono deceduti nella stessa grotta anche Federico Gualtieri, neolaureato in Biologia ed Ecologia marina, Muriel Oddenino, assegnista di ricerca del Distav di UniGe e Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo.

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