Maldini ricostruisce lo strappo con Malagò: dai contatti a Pasqua al piano per la Nazionale, fino ai nodi Guardiola, Pirlo e Bianchedi emersi nelle interviste.
Le dichiarazioni rilasciate separatamente da Paolo Maldini e Giovanni Malagò fanno emergere una ricostruzione diversa, almeno in alcuni punti, rispetto a quella circolata nelle settimane precedenti. Al centro del confronto ci sono la tempistica dei primi contatti, la scelta del commissario tecnico e i margini decisionali assegnati all’ex capitano del Milan. Ne parla Il Giornale.
Maldini è tornato sulla vicenda per spiegare perché abbia lasciato un incarico legato, secondo le sue parole, «a un contratto non ancora entrato in vigore». Malagò, invece, ha ufficializzato la nomina di Diana Bianchedi, vicepresidente vicaria del Coni, come nuova capo delegazione del Club Italia.
Le distanze sul metodo e sui poteri
Uno degli elementi centrali riguarda il carattere e il metodo di lavoro di Maldini. L’ex difensore ha descritto così il proprio approccio: «Sono intransigente, se assumo un incarico, voglio portarlo avanti con le mie idee». Una posizione che aiuta a comprendere la successiva rottura. Malagò avrebbe conosciuto il prestigio e la storia sportiva di Maldini, ma avrebbe valutato diversamente la sua disponibilità ad accettare mediazioni o cambiamenti rispetto agli accordi iniziali.
Il punto decisivo, nella versione dell’ex dirigente rossonero, sarebbe arrivato quando il presidente modificò il perimetro dell’incarico, stabilendo che «il ct lo avrebbe scelto lui e noi avremmo dovuto avallarlo». Una condizione ritenuta incompatibile con il mandato ricevuto e con l’autonomia richiesta da Maldini.
Il primo contatto e la differenza tra le due versioni
Anche la cronologia presenta una discrepanza. Malagò aveva dichiarato: «non ho mai contattato nessuno prima del 22 giugno». Maldini, al contrario, ha collocato la prima telefonata «a Pasqua», anticipando quindi di diverse settimane l’avvio dei colloqui.
Il contrasto tra le due ricostruzioni contribuisce ad alimentare gli interrogativi sulla gestione dell’operazione e sugli accordi maturati prima dell’annuncio pubblico.
La pista Guardiola e il sondaggio con Ancelotti
Prima di orientarsi su Andrea Pirlo, sarebbero stati valutati anche altri profili. Con Carlo Ancelotti ci sarebbe stata una telefonata esplorativa, mentre per Pep Guardiola sarebbe stato effettuato un tentativo più concreto, con un incontro a Barcellona.
Il tecnico catalano, secondo il racconto, avrebbe mostrato interesse e avrebbe escluso pretese economiche da 20 milioni di euro. La sua posizione sarebbe stata: «datemi un euro meno del precedente ct». Guardiola avrebbe persino iniziato «a compilare anche la formazione…», salvo poi rinunciare per «la stanchezza dopo 10 anni di calcio inglese».
Tra le candidature considerate figuravano inoltre Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Malagò avrebbe però escluso entrambe le soluzioni per non entrare in conflitto con due società di Serie A che lo avevano sostenuto nella corsa alla presidenza della Figc. Resta da chiarire se i diretti interessati fossero stati informati dell’apprezzamento manifestato da Maldini e Leonardo.
I colloqui con i club di Serie A
Dopo aver ricevuto l’incarico, Maldini avrebbe avviato un confronto diretto con diversi rappresentanti dei club. Ha riferito di aver parlato «da Marotta» e successivamente «a Percassi e altri».
Da questi colloqui, sempre secondo la sua ricostruzione, non sarebbe emersa alcuna richiesta esplicita di affidare la Nazionale ad Antonio Conte. La scelta di interpellare direttamente alcuni dirigenti, senza passare dal presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, potrebbe tuttavia aver generato malumori.
Un progetto su due orizzonti
Il piano elaborato da Maldini distingueva due livelli. Il primo prevedeva una trasformazione strutturale del calcio italiano, con risultati attesi nel medio-lungo periodo: «8-10 anni come in Spagna dopo l’avvento di Crujff».
Il secondo riguardava invece le esigenze immediate della Nazionale, che sarebbe stata affidata ad Andrea Pirlo con l’obiettivo di affrontare la Nations League e conquistare la qualificazione al prossimo Europeo.
La separazione tra riforma di lungo periodo e risultati della selezione maggiore non sarebbe stata pienamente recepita dai presidenti di Serie A. Dopo il vertice di Milano, Urbano Cairo sintetizzò le perplessità con una dichiarazione molto netta: «altro che 8-10 anni, qui si decide tutto nei primi 100 giorni».
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