Lupi fanno strage di pecore sul Nevegal, gli allevatori gettano la spugna: «Pronti ad andarcene subito». Terzo attacco in un mese

2026/07/21

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BELLUNO - «Siamo pronti ad andarcene. Anche subito. E per il prossimo anno ci penseremo bene prima di tornare». Al terzo attacco del lupo in poco più di un mese, Alberto titolare dell’azienda agricola “Morandi e Morandi” di Boara Pisani (Padova) che ogni anno, da tre decenni, porta regolarmente le proprie pecore a pascolare a malga Faverghera, in Nevegal, non solo conta i danni, ma valuta seriamente la possibilità di gettare la spugna. Quest’anno l’azienda ha portato in quota il solito migliaio di pecore, raccogliendo capi anche da altre due aziende. Arrivo in Nevegal il 14 giugno. E subito, la notte successiva, proprio vicino alla malga, il lupo ha aggredito il gregge per la prima volta: due le pecore morte. «Il lupo in Nevegal non è una novità – racconta Alberto – ma negli ultimi due-tre anni ci aveva dato tregua. Quest’anno invece il benvenuto è arrivato subito».

La seconda aggressione è datata la notte del 13 luglio, sul Col Visentin, e lascia sul campo 8 pecore morte, altrettante ferite; queste ultime vengono subito trasportate a Boara Pisani, in azienda, per essere curate in stalla, ma due di esse non ce l’hanno fatta e sono morte proprio ieri mattina. L’ultimo episodio sabato 18 luglio, sempre in Visentin. In pieno giorno, e approfittando del temporale, i lupi attaccano il gregge immerso nella nebbia: dieci le pecore morte, cinque quelle ferite, anche queste portate immediatamente in pianura per essere curate. E il bollettino non è finito, perché vanno aggiunti i 50 capi dispersi: spaventate dai lupi, correndo, le pecore sono cadute nei dirupi. Un attacco forse era stato messo in conto, ma tre, e così ravvicinati, no. Altrettanto per le perdite che al momento contano 20 pecore morte, 13 ferite, due delle quali morte, e 50 disperse. Eppure l’azienda e il personale adottano e rispettano le indicazioni previste: «Non abbiamo una stalla dove ricoverare le pecore – riferisce Alberto Morandi – ma ogni notte viene alzato un doppio recinto elettrificato; e, come da protocollo, sono presenti anche dei cani da guardiania, tre maremmani per la precisione. Tutto inutile». 


L’AMAREZZA

Dopo un’estate del genere, non possono mancare delle considerazioni: «Le norme secondo noi non sono sufficienti per la gestione del lupo. È un animale che dovrebbe essere equiparato al resto della fauna selvatica. Nessuno dice che deve essere sterminato, ma deve poter essere cacciato e controllato, cioè deve esserci la possibilità di cacciare questo predatore e selezionarlo. Altrimenti la situazione scappa di mano. Ed invece è protetto». Al di là delle parole, tutto questo vuol dire che la montagna viene meno curata. A seguire, una volta abbandonata, è più permeabile a frane ed altri eventi. Insomma: pare di sentire i medesimi allarmi lanciati a più riprese da allevatori e amministratori della conca alpagota. 


L’ALLARME

Sono almeno 8 i lupi avvistati sul Visentin e dintorni: «Sono capi giovani che non uccidono per fame, ma per giocare, tant’è vero che poi non si cibano della carcassa che rimane in pasto ad uccelli e altri animali». Morandi, dicevamo, è pronto ad andarsene. Ma nemmeno questo è semplice, perché deve rendere conto degli impegni assunti con le autorità. Avepa, l’agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, dà infatti dei contributi se si pascola nei prati di montagna per almeno 60 giorni, ed al momento non ne sono trascorsi nemmeno 40. E poi la malga Faverghera viene data in concessione da Veneto Agricoltura. «Una concessione garantita a fronte del lavoro di pulizia e cura che le pecore fanno giornalmente sui pascoli. In questo caso la controparte dovrebbe accettare che al pascolo non venga assicurata la consueta manutenzione». E dopo l’attacco di due giorni fa, l’azienda, tramite la propria associazione di categoria di riferimento, è in contatto con Avepa e Veneto Agricoltura per capire se sia possibile raggiungere un accordo. È già successo nel passato per forze di causa maggiore, come la siccità. «Diversamente, se ce andassimo senza autorizzazione saremmo sanzionati e poi dovremmo provvedere alla cura del pascolo con mezzi meccanici, a nostre spese».

Rimane comunque sempre Chies d’Alpago il territorio che, da più tempo, con varie iniziative e insistenza, porta avanti la battaglia degli allevatori che vogliono difendersi dalle incursioni del predatore. È in questo contesto che il Comune e la Regola di Chies organizzano per giovedì 30 luglio un incontro formativo sul tema “Il lupo nel Bellunese”: l’appuntamento è allo Stalon di Pian Formosa (ore 18.30). Dopo il saluto della autorità, sono previsti tre interventi. Per primo prenderà la parola un rappresentante del Corpo di Polizia provinciale. A seguire toccherà a Michele Zanni (dottore di ricerca in Life sciences and biotechnologies) e a Duccio Berzi (dottore forestale con master in conservazione della natura). Il primo interverrà riferendo anche del proprio lavoro di coordinamento dei progetti di telemetria attiva dell’Università di Sassari sull’ecologia trofica e spaziale del lupo in ambito alpino ed appenninico. Il secondo, che da oltre 30 anni collabora con amministratori ed istituzioni su progetti di monitoraggio, parlerà della ricerca e della mitigazione del conflitto tra lupo e zootecnia. Seguiranno dibattito e conclusione con spazio aperto alle domande del pubblico, riflessioni e considerazioni. Nel programma non manca un tratto d’ironia, perché la serata si concluderà con la “Cena da lupi” (ore 20,30): menù dedicato su prenotazione presso l’agriturismo di Pian Formosa (informazioni e prenotazioni telefonando al 349-3662213).


LA RICHIESTA

Sempre da Chies, meno di dieci giorni fa, in Regione è arrivata la richiesta da parte della cooperativa Fardjma di abbattimento di due lupi. Secondo la cooperativa non è possibile equiparare le zona antropizzate, come è l’Alpago, e presidiate per lo più da piccoli allevatori con altri lavori, con altre di dimensioni ben diverse, come per esempio l’Alaska, dove gli animali hanno a disposizione territori sterminati. Va tenuto conto che nella conca alpagota negli ultimi cinque anni gli allevatori si sono dimezzati, passando da 100 a circa 50. E si tratta quasi sempre di hobbisti per i quali, cioè, non è questo il primo lavoro. La stessa Fardjma fra i propri 30 soci annovera solo 3 allevatori puri. La permanenza della loro attività sul territorio è ritenuta fondamentale per la cura dei prati, soprattutto dei luoghi impervi, e per la stessa sopravvivenza della conca. Zaccaria Tona, presidente di Fardjma, in un primo momento aveva inviato una pec in Regione chiedendo supporto e contatti cui rivolgersi per intervenire a fronte delle mai interrotte predazioni del lupo; in un secondo momento, non ricevendo alcuna risposta, ha spedito una seconda mail per chiedere l’abbattimento di due esemplari ritenuti problematici.

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