Luca Esposito trovato carbonizzato: fermato un sospettato per l’omicidio del giornalista. Era nascosto in un casolare

2026/07/25

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V.G.

V.G. 25 luglio 2026 07:05

Luca Esposito, 53 anni. Foto da Instagram

C'è una svolta nelle indagini sulla morte del giornalista salernitano Luigi Esposito, conosciuto come Luca, trovato carbonizzato la scorsa domenica 19 luglio in un terreno agricolo a Eboli, in provincia di Salerno. In seguito alle attività di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Salerno, è stato individuato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto un uomo ritenuto responsabile dell'omicidio del 53enne.

Il presunto assassino è un ragazzo di 26 anni di nazionalità tunisina: quando è stato fermato dai carabinieri era in possesso di alcuni documenti della vittima, tra cui alcune carte di credito.

L'uomo era nascosto all'interno di un casolare abbandonato nella zona a sud della provincia di Salerno. L'intervento dei carabinieri è avvenuto con il supporto del reparto indagini tecniche del Ros (raggruppamento operativo speciale) e dello squadrone Cacciatori di Puglia, un reparto speciale dell'Arma dei carabinieri istituito il 5 settembre 2018, nato per contrastare la criminalità organizzata e operare nelle aree più impervie e difficili della regione.

Sullo sfondo il luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere (foto LaPresse), nel riquadro una foto di Esposito

Per le indagini sono stati decisivi i riscontri di alcune immagini video e l'incrocio di messaggi e dati sul computer della vittima. L'ipotesi investigativa al momento prevalente è che l'omicidio sia collegato alla sfera privata del giornalista, e che il killer sia arrivato con lui in auto sul luogo del delitto. Le immagini di una telecamera di videosorveglianza in una proprietà privata di un'azienda agricola situata in località Cioffi a Eboli, dove poi è stato trovato il corpo carbonizzato del 53enne, avrebbero confermato che Esposito non era solo quando è arrivato lì.

Picchiato e bruciato vivo

Il fermo arriva a breve distanza dai primi risultati dell'esame autoptico effettuato sul corpo della vittima. Dai rilievi medico-legali è emerso un dettaglio drammatico: Esposito sarebbe stato dato alle fiamme quando era ancora vivo. La presenza di tracce di fumo nei polmoni confermerebbe infatti che il 53enne ha inalato il fumo dell'incendio appiccato dall'assassino poco prima di spirare, al culmine di un'aggressione brutale in cui l'uomo era stato precedentemente picchiato e soffocato. Un'azione violenta e spietata, sfociata poi nel rogo appiccato con ogni probabilità per cancellare qualsiasi traccia biologica o di colluttazione dagli indumenti della vittima.

Le indagini continuano

Nonostante la svolta decisiva, le indagini proseguono per chiarire il movente e la dinamica esatta dei fatti. Restano infatti sullo sfondo molti interrogativi che hanno caratterizzato la vita e le ultime ore del giornalista. A partire dal mistero del telefono: se un cellulare di Esposito è stato ritrovato nella sua abitazione, del secondo si erano perse le tracce, anche se alcuni messaggi inviati da un amico risultavano recapitati solo nel pomeriggio di domenica, ore dopo il ritrovamento del cadavere. Questo particolare fa ipotizzare che il dispositivo sia stato riacceso o spostato da qualcuno in una zona con migliore copertura.

A intricare il quadro sono la vita privata e la sfera lavorativa della vittima. Noto nell'ambiente sportivo come stimato commentatore ed esperto delle vicende calcistiche dell'Avellino, Esposito era descritto da tutti come un uomo estremamente riservato. Ai conoscenti raccontava di essere occupato la mattina fino alle 15 per un impiego presso l'Arpac (l'azienda regionale per la protezione ambientale), circostanza però smentita dall'ente stesso e resa improbabile anche dalla mancata iscrizione all'ordine dei biologi. Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti figura poi la fede nuziale trovata al suo anulare, legata a un ipotetico matrimonio di cui il giornalista parlava a volte, ma su cui si cercano ancora riscontri reali.

Resta infine da capire cosa abbia spinto Luca Esposito a raggiungere quel terreno isolato a bordo della sua Lancia Y bianca e se l'incontro con il suo killer sia da ricondurre a motivi personali, la pista attualmente ritenuta prevalente, o a contesti legati alla sua sfera di attività non ancora del tutto chiarita.

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