«Prendeva le botte nostra figlia, veniva seguita fino a casa, ma non ha mai denunciato, manco quando lui le puntava il coltello contro». A parlare è Franco Isceri, il papà di Lorena, la 45enne uccisa giovedì scorso dall’ex compagno Federico Vella. Al Messaggero racconta le violenze e torna continuamente allo stesso pensiero: «Io le dicevo: denuncialo, figlia mia, denuncialo». Lei non lo fece. «Non voleva fargli del male, danneggiarlo», spiega il padre.
Ieri Firenze è scesa in strada per Lorena, stringendosi con una fiaccolata intorno alla sua famiglia. Ma mentre la città la ricorda, il suo caso apre una domanda importante: se lo stalking fosse stato perseguibile anche senza la querela della vittima, qualcuno avrebbe potuto intervenire prima? Per l’avvocato Agron Xhanaj, che da anni si batte perché lo stalking diventi perseguibile d’ufficio, il caso di Lorena mostra proprio «la falla strutturale» della normativa. «Se lo stalking fosse procedibile d’ufficio, i genitori o gli amici di Lorena, che sapevano del suo terrore, avrebbero potuto denunciare direttamente alle forze dell’ordine, permettendo alla magistratura di intervenire prima dell’escalation». Xhanaj non ha dubbi: «Scaricare l’obbligo della denuncia esclusivamente sulle spalle della vittima, in nome di una presunta autodeterminazione, significa lasciarla sola di fronte al suo carnefice».
Ma su quel «si sarebbe potuta salvare» gli esperti si dividono. Per l’avvocata e responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna, Teresa Manente, rendere gli atti persecutori procedibili d’ufficio «sarebbe un passo avanti», ma non può essere, presentato come la soluzione definitiva. «I maltrattamenti sono già perseguibili d’ufficio e sono molto spesso prodromici al femminicidio. Eppure questo non ha diminuito il numero delle donne uccise». Servizi sociali, medici, personale sanitario e chi viene a conoscenza di maltrattamenti possono già attivare le autorità. «Il problema è la mancata percezione della gravità e del rischio che una donna sta correndo». E resta, aggiunge, un altro nodo: anche quando il procedimento parte, la testimonianza della vittima e gli elementi che può fornire sono spesso decisivi per arrivare a misure cautelari.
È su questo punto che insiste anche Elisabetta Aldrovandi, avvocata e presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime. «Già oggi familiari o conoscenti che sanno di maltrattamenti possono fare una segnalazione alle forze dell’ordine». Un intervento di terzi, spiega, può mettere in moto gli accertamenti e soprattutto «far sentire la vittima meno sola». Ma la procedibilità d’ufficio, da sola, non basta: «Se la donna non collabora fornendo messaggi, mail, fotografie o altri elementi, può diventare difficile adottare una misura nei confronti dell’indagato». Aldrovandi respinge però l’idea che denunciare significhi necessariamente aumentare il pericolo. «Ci sono casi in cui si verifica un’escalation, ma nella stragrande maggioranza la denuncia e l’intervento dell’autorità giudiziaria salvano la vita». Se Vella potesse essere fermato prima, però, nessuno può dirlo. «Non lo sapremo mai», ammette Aldrovandi.
Oggi l’autopsia
Intanto la Procura di Firenze ricostruisce ciò che accadde prima dell’agguato. La mattina dell’omicidio Vella avrebbe acquistato fascette, nastro adesivo e forbici. Nella sua auto sono stati trovati anche un martello e un telo. Elementi al vaglio degli inquirenti nell’ipotesi che il delitto fosse stato premeditato. Acquisite anche cinque lettere scritte durante la relazione e i telefoni della coppia. Agli atti c’è inoltre la telefonata di circa venti minuti fatta da Lorena al 112 mentre era prigioniera nel bagagliaio del Suv. Una registrazione decisiva per ricostruire gli ultimi minuti prima dell’arrivo sul viadotto. Oggi l’autopsia dovrà stabilire se Lorena fosse ancora viva quando è stata gettata nel vuoto e ricostruire le violenze subite. Ieri sera, invece, Firenze si è stretta alla sua famiglia. Da via Panciatichi, sotto casa della 45enne, è partita la fiaccolata organizzata dal Comune alla quale hanno partecipato anche i familiari di Lorena.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home