Lorena Isceri e la lotta nel bagagliaio: la 45enne si sfilò le fascette. Federico in cura da 15 anni

2026/09/09

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Le fascette erano ancora chiuse. Intatte, non tagliate. E quando il corpo di Lorena Isceri è stato recuperato sotto il viadotto dell'A1 in località Barberino di Mugello, quei legacci con cui l'ex Federico Vella l'aveva immobilizzata nel garage prima di rinchiuderla nel bagagliaio non erano più ai suoi polsi né alle caviglie. Erano rimasti nel baule dell'Audi Q3. È questo uno degli elementi che, insieme agli accertamenti medico-legali eseguiti da Beatrice Defraia ed Elisa Ferri, consentirà agli investigatori di ricostruire gli ultimi tentativi della 45enne, giovedì scorso, di salvarsi. Lorena potrebbe essere riuscita a sfilarsele da sola.

La dinamica

È una sequenza che adesso viene ricomposta pezzo dopo pezzo dalla dal pm Antonio Natale e dagli agenti della Squadra mobile di Firenze, guidati da Domenico Balsamo. E che comincia molto prima del viadotto, nel garage della donna in via Panciatichi, ora sotto sequestro. È lì che Lorena avrebbe opposto la prima resistenza. Le tracce rimaste raccontano una colluttazione violenta: macchie di sangue, non copiose, sono state individuate sul muro, a terra e poi nel bagagliaio dell'auto. Gli esami sul corpo hanno restituito lesioni sulla testa e sul viso che gli inquirenti stanno cercando di collocare con precisione lungo la cronologia dell'aggressione. Una delle ipotesi è che Vella, nel tentativo di stordirla, l'abbia spinta facendole battere la testa contro il muro. Le Tac eseguite nell'ambito dell'esame autoptico hanno evidenziato traumi alla testa, ma allo stato degli accertamenti non emergerebbero elementi tali da indicare l'utilizzo di un oggetto contundente o di un'arma. Del resto, un'arma non è stata ritrovata. Ci sono poi le altre lesioni. Il naso rotto, compatibile con le percosse subite. Pugni e botte che potrebbero essere stati inferti durante la colluttazione e nel tentativo di costringerla a entrare nel bagagliaio. Saranno gli approfondimenti medico-legali a stabilire quali ferite siano precedenti alla caduta e quali invece siano conseguenza dell'impatto dal viadotto. Poi c'è il bagagliaio. Due fascette vengono ritrovate chiuse e non recise. Vella, dunque, non le avrebbe tagliate per liberarla. Sul corpo di Lorena non ci sono però evidenti lesioni da costrizione a polsi e caviglie. Da qui l'ipotesi che sia stata lei a riuscire a sfilarsele. È probabilmente in quei minuti che ha preso il telefono aziendale rimasto nella borsa e ha chiamato il 112. La telefonata dura circa venti minuti; la registrazione è agli atti dei pm fiorentini.

«Mi ha rapito, mi vuole uccidere», riesce a dire la 45enne all'operatrice, dando gli elementi per farsi geolocalizzare. Quindi, Vella inchioda sul viadotto - forse si accorge che lei sta parlando al telefono - e apre il bagagliaio. Le ultime parole che l'operatrice del 112 sente in diretta sono: «Cosa stai facendo?». Poco dopo le immagini delle telecamere autostradali mostrano l'uomo che getta dal viadotto un corpo apparentemente esanime. Secondo l'autopsia, tuttavia, Lorena era ancora viva: la morte sarebbe la conseguenza della caduta.

Resta da chiarire perché nel bagagliaio ci fosse sangue e se appartenga alle ferite riportate nel garage oppure se Vella possa averla colpita ancora prima di scaraventarla giù nel vuoto. Ieri è terminata anche l'autopsia sul corpo del 36enne. Sono stati disposti esami tossicologici per verificare l'eventuale assunzione di psicofarmaci, stupefacenti o anabolizzanti.

I disturbi psichici

Intanto emerge che Vella era seguito da uno psichiatra da 15 anni. Il medico ha raccontato di averlo visto l'ultima volta appena una settimana fa: «Era relativamente tranquillo». Negli ultimi tempi gli incontri si erano diradati, ma lo specialista assicura di non averlo mai ritenuto «potenzialmente pericoloso o violento». Gli investigatori stanno approfondendo anche questo fronte e le sedute di coppia alle quali avrebbe partecipato Lorena: durante uno degli incontri Vella sarebbe stato allontanato dallo studio. Franco Isceri, papà della vittima, aveva raccontato al Messaggero che la figlia aveva scoperto dopo un anno di relazione che l'uomo assumeva psicofarmaci e soffriva di disturbi psichici tra cui bipolarismo e schizofrenia.

Per la famiglia della donna è uno strazio senza fine. Oggi alle 17 si svolgeranno i funerali nella chiesa Maria Regina nel paese originario di Lorena, Squinzano, in Puglia. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino e predisposto un maxi-schermo in piazza per permettere a tutti di partecipare.

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