Milano, 7 agosto 2026 – Meno di tre metri quadrati a persona è lo spazio calpestabile che rappresenta il limite minimo vitale stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma sono pochi gli istituti penitenziari che rispettano questo limite di vita e dignità.
I dati dell’Osservatorio Antigone
Lo ha accertato l’Osservatorio di Antigone che, nelle 72 visite effettuate, ha rilevato che nel 44% degli istituti (32 casi) ci sono celle in cui lo spazio minimo calpestabile è inferiore ai 3mq a testa. Fra i casi paradigmatici, ci sono tre strutture lombarde. Al Nerio Fischione di Brescia, “ci sono stanzoni in cui erano presenti 12 persone con un solo bagno. Il sovraffollamento rende carenti anche gli arredi per tenere gli oggetti personali”, si legge nel rapporto di metà anno.
I casi Monza e Voghera
A Monza, “nella Sezione 6 viene rilevato che, a causa dello spazio insufficiente, i detenuti sono costretti a cucinare nei corridoi e le brande pieghevoli (terzi letti) vengono spesso posizionate direttamente nei corridoi per consentire il movimento all’interno delle celle”.
A Voghera, “nei cameroni sono presenti dieci persone contemporaneamente con tre file composte da tre letti a castello e un letto singolo”. Casi emblematici, ma non isolati, anche perché la Lombardia è al quarto posto per tasso di sovraffollamento, con una percentuale del 157,9%.

Il carcere di Voghera, nel Rapporto Antigone si parla di stanze con dieci persone e letti a castello
In ben sei istituti, i detenuti sono ormai più del doppio dei posti disponibili: tra questi, ci sono Milano San Vittore (223,6%), Lodi (209,3%) e Brescia Nerio Fischione (202,7%).
“Sono numeri altissimi, da far tremare i polsi – spiega il rapporto –. Numeri che non si vedevano dal 2013, anno della condanna all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per condizioni di detenzione inumane e degradanti. Numeri che rendono impossibile la vita in carcere, sia per chi è detenuto che per chi ci lavora. E in alcuni casi, la vita, la troncano”.
Pavia, spazio ridotto
A Pavia lo spazio vitale è talmente ridotto da costringere i detenuti a spostare temporaneamente i letti all’esterno durante il giorno per recuperare lo spazio calpestabile minimo. Le temperature estive amplificano i problemi logistici preesistente; inoltre, l’applicazione del regime di custodia chiusa rappresenta un fattore di ulteriore afflizione per la popolazione detentiva.
Le ore d’aria
Le ore d’aria, stabilite in 4 dall’articolo 10 dell’ordinamento penitenziario, si svolgono spesso nelle ore più calde della giornata, spingendo molti detenuti a rinunciarvi, aumentando così il tempo trascorso in spazi angusti. A peggiorare la situazione, è arrivata anche la circolare del 23 aprile del Dap, che dispone la collocazione dei ‘pozzetti frigoriferi’ esclusivamente in locali dedicati delle sezioni, escludendone il posizionamento all’interno delle camere e dei corridoi delle sezioni per ragioni di sicurezza e prevenzione di condotte illecite.
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