Lo Stato dal volto umano: no agli attori creati con l’IA negli spot istituzionali

2026/07/16

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Stop ad avatar e voci sintetiche. Il sottosegretario Barachini: “Serve autenticità”. Esulta Massimo Ghini: argine contro l’impoverimento di creatività e professioni

Alberto Barachini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria

Alberto Barachini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria

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Negli spot dello Stato non parleranno avatar, testimonial virtuali o voci artificiali. Almeno per ora. Il governo ha deciso di vietare l’utilizzo di attori e voci generate dall’intelligenza artificiale nella comunicazione istituzionale, imponendo che ogni eventuale uso dell’IA sia dichiarato in modo chiaro e riconoscibile.

La decisione è contenuta in una circolare del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio, promossa dal sottosegretario Alberto Barachini. L’obiettivo dichiarato è “preservare l’autenticità e la credibilità della comunicazione istituzionale attraverso l’impiego di voci e interpreti umani”.

L’intelligenza artificiale non viene esclusa del tutto. Potrà essere utilizzata negli spot realizzati in grafica o animazione, per l’elaborazione di materiali di repertorio e in fase di postproduzione. Non saranno però consentiti attori creati artificialmente né voci sintetiche utilizzate al posto di interpreti reali.

Tra i primi ad applaudire l’iniziativa c’è Massimo Ghini. L’attore, interprete per registi come Bertolucci, Zeffirelli, Rosi, Verdone e Virzì, considera il provvedimento un segnale importante per tutto il settore. “Mi sembra un passo importante: tanto di cappello a chi l’ha fatto”, dice. “Spero però che a questa iniziativa seguano controlli seri e tempestivi. In Italia non mancano le regole, spesso mancano i controlli”. Per Ghini la questione va ben oltre gli spot istituzionali. “Per un settore che nel nostro Paese fatica a trasformarsi in una vera industria, l’intelligenza artificiale rischia di diventare un colpo durissimo. Sono favorevole a tutto ciò che cerca di mettere un argine a una deriva che può impoverire la creatività e molte professioni umane”. Dice: “L’IA rischia di sostituirci con volti senza rughe e senza anima. Mi batterò con tutto me stesso contro questa deriva”.

Massimo Ghini

Massimo Ghini

Non è una preoccupazione isolata. Da Hollywood all’Europa cresce il fronte degli artisti che chiedono limiti all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per replicare volti, voci ed espressioni degli attori. Scarlett Johansson è diventata uno dei simboli di questa battaglia dopo aver accusato OpenAI di avere utilizzato una voce molto simile alla sua nonostante il suo rifiuto. Nicolas Cage ha avvertito che il cinema rischia di perdere la presenza umana dell’attore. Mark Ruffalo e Cate Blanchett hanno chiesto tutele più forti contro la sostituzione degli interpreti con repliche digitali.

La paura è che, per la prima volta nella storia del cinema e della comunicazione, le macchine non siano soltanto impiegate a sostituire il lavoro fisico, ma anche l’identità delle persone. Volti, voci ed emozioni possono ormai essere imitati da un algoritmo. Per questo la decisione sugli spot istituzionali va oltre una semplice norma tecnica. È un segnale politico e culturale: afferma che, almeno nella comunicazione pubblica, la voce dello Stato debba continuare ad avere un volto umano.

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