Lo spirito Juve da ricucire insieme

2026/08/17

Categories: sports

Lo spirito Juve da ricucire insieme© LAPRESSE

17 agosto 2026, 08:12 

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Oggi pomeriggio, la Juventus e il suo popolo si ritroveranno per il più tradizionale dei loro appuntamenti estivi, accompagnati da un disperato bisogno di riallacciare il passato con il presente. La sfida in famiglia allo Stadium, la Villar Perosa del terzo millennio, segna quel momento dell’estate in cui i tifosi abbracciano la squadra: sempre e comunque, chiunque ne vesta la maglia, perché in realtà i tifosi stanno abbracciando loro stessi e il loro club, nel più sacro dei riti laici della fede bianconera. Anche se non è più a Villar Perosa, la Betlemme juventina, l’amichevole tra la prima e la seconda squadra rimane il fulcro emotivo dell’estate per i tifosi che, anzi, allo Stadium possono essere dieci volte tanto rispetto al campetto in Val Chisone: meno poesia forse, più partecipazione certamente. Oggi è festa, dunque, e passerella per i nuovi, intravisti nelle precedenti amichevoli: test emotivo più che tecnico, dato il valore della partita e il fatto che difficilmente durerà più di un’oretta. Oggi è festa, quindi, occasione per ritrovarsi e fare colletta delle speranze. È una strana estate, c’è fiducia intorno alla nuova dirigenza, ma c’è la sensazione che la rosa sia incompleta.

Le ultime cinque stagioni e, soprattutto, le ultime tre estati di acquisti, deragliati già nei primi mesi della stagione, hanno infiltrato nel popolo bianconero quel tipo di pessimismo che funge da vaccino contro le delusioni, quel disincanto per rimpicciolire le attese. Ma non le aspettative, perché la Juve è sempre la Juve e i tifosi sono i primi a saperlo. Anzi, in certi momenti sembrano essere anche gli unici. Nella lunga storia della Juventus, ci sono state altre fasi grigie, più o meno lunghe rispetto a quella in corso; pochi momenti, tuttavia, sono stati più difficili per il contesto e per la pendenza della salita da scalare per tornare al proprio posto. Ci sono stati tanti errori, alcuni gravi e molti gravissimi, così che le scelte sbagliate si sono stratificate e i problemi si sono incrostati nel profondo. Se Calciopoli aveva inferto al club una mazzata potenzialmente esiziale, l’orgogliosa e immortale fedeltà di un gruppo di giocatori aveva consentito di tenere accesa la fiamma dell’anima juventina. Del Piero, Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e il giovane Chiellini avevano, infatti, conservato l’idea ed erano riusciti a trasferirla alle generazioni successive. Il colpo subito non aveva strappato quel filo sul quale correvano valori, ideali, comportamenti, spirito: fattori importanti come un grande acquisto e, soprattutto, indispensabili per fare crescere una grande squadra.

Juve, l'insegnamento della storia

Negli ultimi cinque anni, la Juve non ha solo progressivamente perso i campioni del grande ciclo dei nove scudetti, senza riuscire a sostituirli in modo adeguato, ma ha sfilacciato fino a renderlo sottile, forse troppo sottile, quel filo con cui si era tramandata la juventinità nei trent’anni precedenti. Da quando, cioè, la Juventus di Umberto Agnelli, Giraudo, Moggi e Lippi aveva riacceso la fiamma dopo anni sofferti. Attenzione, però, quando nel 1994-95, la Juventus rivinse lo scudetto dopo nove anni di digiuno, la squadra era stata arricchita di Paulo Sousa, Didier Deschamps, Ciro Ferrara e Alessio Tacchinardi: tre campioni e una giovane promessa. Il resto, da Del Piero a Torricelli, da Peruzzi a Ravanelli, da Conte a Vialli era frutto delle campagne acquisti che aveva portato avanti Boniperti nei tre anni precedenti. Insomma, se la storia può e deve insegnare qualcosa in una giornata che, con la storia, ha molto a che fare, è che le squadre vincenti, quelle dei grandi cicli, nascono un pezzo per volta, anche in stagioni poco esaltanti.

Sono altri tempi e sono altri i soldi che si possono spendere: Boniperti poteva svenarsi per prendere Vialli, Carnevali fa i salti mortali per Kolo Muani, ma prima di farsi prendere dalla malinconia di certi improponibili paragoni, la Juventus e il suo popolo devono assolutamente preoccuparsi di riallacciare quel filo, di far scorrere nuovamente la juventinità allo Stadium, nella speranza che la squadra ne assorba un poco, in una sorta di osmosi emotiva. I giocatori che c’erano l’anno scorso e che, in certi momenti, hanno tradito quello spirito (salvo poi citarlo nelle interviste...), si facciano un profondo esame di coscienza alla vigilia di una nuova stagione in cui, al di là del risultato finale, hanno l’obbligo di onorare la maglia di fare la Juve. L’abbraccio di oggi sarà un gesto d’amore, senza dubbio, ma anche una specie di monito.  

Oggi pomeriggio, la Juventus e il suo popolo si ritroveranno per il più tradizionale dei loro appuntamenti estivi, accompagnati da un disperato bisogno di riallacciare il passato con il presente. La sfida in famiglia allo Stadium, la Villar Perosa del terzo millennio, segna quel momento dell’estate in cui i tifosi abbracciano la squadra: sempre e comunque, chiunque ne vesta la maglia, perché in realtà i tifosi stanno abbracciando loro stessi e il loro club, nel più sacro dei riti laici della fede bianconera. Anche se non è più a Villar Perosa, la Betlemme juventina, l’amichevole tra la prima e la seconda squadra rimane il fulcro emotivo dell’estate per i tifosi che, anzi, allo Stadium possono essere dieci volte tanto rispetto al campetto in Val Chisone: meno poesia forse, più partecipazione certamente. Oggi è festa, dunque, e passerella per i nuovi, intravisti nelle precedenti amichevoli: test emotivo più che tecnico, dato il valore della partita e il fatto che difficilmente durerà più di un’oretta. Oggi è festa, quindi, occasione per ritrovarsi e fare colletta delle speranze. È una strana estate, c’è fiducia intorno alla nuova dirigenza, ma c’è la sensazione che la rosa sia incompleta.

Le ultime cinque stagioni e, soprattutto, le ultime tre estati di acquisti, deragliati già nei primi mesi della stagione, hanno infiltrato nel popolo bianconero quel tipo di pessimismo che funge da vaccino contro le delusioni, quel disincanto per rimpicciolire le attese. Ma non le aspettative, perché la Juve è sempre la Juve e i tifosi sono i primi a saperlo. Anzi, in certi momenti sembrano essere anche gli unici. Nella lunga storia della Juventus, ci sono state altre fasi grigie, più o meno lunghe rispetto a quella in corso; pochi momenti, tuttavia, sono stati più difficili per il contesto e per la pendenza della salita da scalare per tornare al proprio posto. Ci sono stati tanti errori, alcuni gravi e molti gravissimi, così che le scelte sbagliate si sono stratificate e i problemi si sono incrostati nel profondo. Se Calciopoli aveva inferto al club una mazzata potenzialmente esiziale, l’orgogliosa e immortale fedeltà di un gruppo di giocatori aveva consentito di tenere accesa la fiamma dell’anima juventina. Del Piero, Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e il giovane Chiellini avevano, infatti, conservato l’idea ed erano riusciti a trasferirla alle generazioni successive. Il colpo subito non aveva strappato quel filo sul quale correvano valori, ideali, comportamenti, spirito: fattori importanti come un grande acquisto e, soprattutto, indispensabili per fare crescere una grande squadra.

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