Dalla prima amichevole giocata in queste condizioni di rosa si può dire pochissimo, ma qualcosa sulle necessità di mercato è già evidente.
La prima amichevole dell’estate del Milan è già agli archivi, con i rossoneri, che dopo la trasferta scozzese, sono già partiti e atterrati a Perth per la prima parte della tournée australiana. Si è conclusa, come noto, 2-2: contro il Celtic, la doppietta nel secondo tempo di Francesco Camarda tra 47esimo (rigore conquistato proprio dall’attaccante) e 51esimo su assist di Chukwueze ha equilibrato il doppio vantaggio scozzese della prima frazione firmato da Duran e da Forrest su due errori in fase di possesso di Pavlović prima e di Ricci poi. Il risultato è, ovviamente, ciò che conta di meno a questo punto del ritiro: ad Amorim mancavano tutti i titolari dal centrocampo in su e in campo c’erano tanti giovanissimi alle prime opportunità in Prima Squadra; tra di essi, oltre al bomber Camarda, ha ben figurato a centrocampo in classe 2008 Comotto.
MILAN, LE PAROLE DI AMORIM
Il tecnico portoghese è soddisfatto, anche se non totalmente, di quanto visto al Celtic Park: “I ragazzi hanno provato a fare il lavoro che dobbiamo fare. Non era facile. Ho avuto la sensazione di vedere la squadra che voleva cambiare intensità. Avremmo dovuto fare una prestazione migliore in certi momenti quando abbiamo preso gol ma è normale dopo due settimane di allenamenti. "Abbiamo provato a tenere la palla. Abbiamo sofferto un po' perchè abbiamo fatto pressing a tutto campo: dobbiamo aggiungerlo alla squadra e dobbiamo migliorarlo. Fisicamente staremo meglio e capiremo meglio la partita. Non c'è ancora questa idea all'interno della squadra ma è lì. La partita va controllata meglio con il possesso palla. A volte ci vuole tanto per arrivare dall'altra parte ma ci vuole un po' di tempo".
MILAN, COSA SERVE SUL MERCATO
Dalla prima amichevole giocata in queste condizioni di rosa, dunque, si può dire pochissimo, ma pare chiaro che, mai come questa volta, è fondamentale prendere/tenere giocatori in linea col pensiero di Amorim. Più che il nome, le caratteristiche. Perché è parso sin da subito chiaro che bisognerà fare un altro investimento in difesa: Gila, problema fisico a parte, ha le qualità giuste per ben figurare nel modulo di Amorim, ma sia Gabbia che Pavlovic hanno mostrato più di qualche acciacco tecnico; sarebbe altamente consigliabile, per esempio, acquistare un altro difensore centrale rapido e tecnicamente valido da piazzare al centro della retroguardia rossonera. Per la trequarti, invece, tutto già chiaro: Amorim ha chiesto un trequartista di piede mancino, e nell’attesa dei recuperi di Pulisic e di Nkunku, a Glasgow è stato abbastanza evidente il perché. Ma conviene ripetere: non serve il grande nome, ma un profilo con le caratteristiche giuste per partecipare adeguatamente al 3-4-2-1 del nuovo Milan.
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