Like a Prayer cantata dall’IA diventa un successo, ma ora la musica dice basta: anche l’Italia prende posizione

2026/09/05

Categories: entertainment

Una cover di Like a Prayer di Madonna, una voce che non appartiene a una cantante reale e milioni di ascolti. È bastato questo per riaccendere uno dei dibattiti più delicati che stanno attraversando l’industria musicale: quanto spazio può avere l’intelligenza artificiale nella musica prima che diventi impossibile distinguere un artista da un prodotto sintetico? Il caso arriva dall’Australia e riguarda Josh Fawaz, DJ e produttore del Queensland che negli ultimi mesi ha ottenuto un successo enorme con una nuova versione di Like a Prayer.

Il brano ha scalato le classifiche locali, è diventato uno dei più trasmessi dalle radio australiane e ha raccolto decine di milioni di ascolti sulle piattaforme di streaming. A luglio era arrivato addirittura in vetta alla classifica nazionale dell’airplay radiofonico. Dietro quella voce, però, non c’è una cantante in carne e ossa. Dopo settimane di dubbi e polemiche, Fawaz ha aggiornato i crediti del brano su Spotify indicando esplicitamente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Nella produzione sarebbero state generate tramite IA alcune componenti fondamentali, tra cui la voce e la batteria. Lo stesso produttore aveva spiegato di considerare l’intelligenza artificiale semplicemente uno strumento a disposizione del processo creativo. Il problema è che il successo di Like a Prayer ha finito per trasformare una discussione teorica in qualcosa di molto più concreto. L’ARIA, l’associazione che gestisce le principali classifiche musicali australiane, ha deciso infatti di introdurre nuove regole: i brani interamente generati dall’intelligenza artificiale non potranno più entrare nelle chart ufficiali né concorrere agli ARIA Awards.

Madonna mentre canta Like a Prayer
Madonna mentre canta Like a Prayer, fonte: YouTube

Non si tratta, tuttavia, di un divieto assoluto nei confronti della tecnologia. L’IA potrà continuare a essere utilizzata come supporto alla creazione musicale, ma dovrà restare riconoscibile un contributo umano sostanziale. È proprio questa distinzione, sempre più difficile da stabilire, a essere diventata uno dei nodi principali dell’intera vicenda. E il dibattito non riguarda soltanto l’Australia. Anche in Italia qualcosa ha già cominciato a muoversi. FIMI ha adottato nuovi principi per stabilire quali registrazioni realizzate con strumenti di intelligenza artificiale possano entrare nella classifica ufficiale Top of the Music.

L’obiettivo dichiarato è separare la creatività guidata dall’essere umano dalle produzioni completamente sintetiche o realizzate attraverso modelli non autorizzati. Un primo caso concreto è già arrivato con Dimanche Midi Pile, brano attribuito a Gisèle. La canzone è stata sospesa dalle classifiche FIMI/NIQ perché non rientrava nei parametri previsti dalla nuova policy. Poco dopo, RTL 102.5, Radio Zeta e Radiofreccia hanno deciso di interromperne anche la programmazione, chiedendo di fatto al settore radiofonico di avviare una forma di autoregolamentazione contro i brani realizzati prevalentemente attraverso l’IA.

Sul caso è intervenuto anche Enzo Mazza, CEO di FIMI, sottolineando soprattutto la necessità di garantire trasparenza agli ascoltatori. L’idea non è quella di cancellare qualsiasi utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma di evitare che contenuti sintetici vengano presentati come se fossero il risultato esclusivo della creatività di un artista umano. Anche le piattaforme stanno iniziando a prendere posizione. Spotify introdurrà a partire da metà settembre un badge “AI Persona” per identificare i profili che rappresentano artisti generati artificialmente e non persone reali.

A Austrália vai impedir que músicas totalmente geradas por inteligência artificial apareçam nas paradas oficiais do país. A mudança foi anunciada pela Australian Recording Industry Association (ARIA) após a repercussão de uma versão de “Like a Prayer”, de Madonna, produzida pelo… pic.twitter.com/OaXhPEJXZM

— Madonna Literal (@MadonnaLiteral1) August 26, 2026


Questi profili, salvo una scelta esplicita degli utenti, saranno inoltre esclusi dalle raccomandazioni editoriali e algoritmiche della piattaforma. Spotify ha però precisato che il badge riguarda l’identità dell’artista e non stabilisce automaticamente quanto dell’effettiva produzione musicale sia stato realizzato con l’IA. Il successo della cover di Madonna diventa così qualcosa di più di una semplice curiosità musicale.

Per la prima volta un brano costruito in maniera così evidente anche attraverso l’intelligenza artificiale è riuscito a competere direttamente con le produzioni tradizionali nelle classifiche e nelle radio, costringendo associazioni, emittenti e piattaforme a decidere dove tracciare il confine. E probabilmente sarà proprio questo il punto decisivo dei prossimi anni: non stabilire se l’intelligenza artificiale possa entrare nella musica, perché ormai lo ha già fatto, ma capire quando resta uno strumento nelle mani di un artista e quando, invece, finisce per diventare l’artista stesso.

Alberto Rossi

Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.

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