Leone XIV non si ferma. Fa leggere la sua omelia a San Pietro. E vuole tenere l’Angelus dall’ospedale

2026/10/15

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Bloccato il rapporto del summit sulla famiglia, segno di una presenza forte. C’è la possibilità che parli dalla finestra della camera, come Bergoglio e Wojtyla

Papa Leone XIV

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Roma, 15 ottobre 2026 – Il Gemelli come il Vaticano III, anche per papa Leone XIV, in scia ai suoi più immediati predecessori. Nonostante il ricovero in ospedale, dal suo letto al decimo piano Prevost continua regolarmente a tenere saldo il timone della barca di Pietro. Nomina vescovi, consegna omelie da far pronunciare ai suoi più stretti collaboratori in questa fase di degenza ed evita fughe in avanti (o indietro) sulla famiglia. Il decorso post operatorio procede regolarmente e cresce la speranza, anche tra cardinali e vescovi, che il Pontefice possa recitare l’Angelus dalla finestra della sua stanza al policlinico.

Certo, quelli di ieri sono per lo più di atti non estemporanei, preparati per tempo, ma il fatto che Leone XIV abbia acconsentito a renderli di dominio pubblico è il segnale di quanto sia nel pieno delle sue prerogative. Segnali positivi che si intrecciano tuttavia con i timori che i tempi di recupero possano comunque allungarsi oltre la settimana prevista.

Da qui il rischio che il viaggio in Sud America (Uruguay, Argentina e Perù), in agenda dal 6 al 17 novembre e tanto desiderato da Prevost, possa essere posticipato. A dichiararlo è la presidente del Perù, Keiko Fujimori: "Aspettiamo qualsiasi comunicato del Vaticano, perché capiamo che il recupero del Papa durerà alcune settimane in più di quelle previste e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita. Speriamo che questa possa essere realizzata, ma ora l’importante è che il Pontefice recuperi la sua salute. I lavori preparatori comunque continuano”.

Nel frattempo Leone XIV ha dato mandato al neo-decano del Sacro collegio, il cardinale Louis Tagle, di pronunciare l’omelia che ha voluto scrivere per la messa conclusiva del summit sulla famiglia, a dieci anni dalla pubblicazione dell’esortazione Amoris Laetitia. "Mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione – le parole del Papa sono risuonate ieri mattina in piazza San Pietro –. Chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito”. Quindi il monito rivolto in particolare a un Occidente che attraversa l’inverno demografico e la crisi del matrimonio cristiano: “Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli e attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire”.

Nella serata di ieri sarebbe dovuto essere diffuso il rappporto di sintesi del summit che ha visto per una settimana confrontarsi in Vaticano i presidenti degli episcopati nazionali, i capi delle Chiese orientali, esperti e famiglie. Prevost ha preferito evitare qualsiasi pubblicazione per non rinfocolare lo scontro tra riformisti e conservatori: la Chiesa ora deve essere compatta. "Leggerò i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni - è la promessa di Leone XIV in un messaggio letto nel corso del vertice -. A suo tempo offrirò le mie riflessioni”.

Superato l’intervento e scavallato il Day after, l’attesa è tutta per l’Angelus di domenica. Giovanni Paolo II e Francesco recitarono la preghiera, nonostante fossero ricoverati, pur se in forme diverse a seconda delle loro condizioni di salute. Anche Prevost farà altrettanto? La Sala stampa vaticana per il momento non si sbilancia, anche se le informazioni date sulla messa concelebrata ieri di per sé inducono all’ottimismo. E si sommano alla volontà del Papa di affacciarsi, palesata dall’intervento posto martedì e non più tardi. Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, vira in quella direzione. "È ancora presto - chiarisce il porporato -, ma sono fiducioso che possa affacciarsi dalla sua stanza d’ospedale. Il decorso post operatorio prosegue regolare e il Papa non vuole dare adito a speculazioni sulla sua salute. Lo abbiamo visto anche domenica scorsa con l’annuncio della malattia e dell’intervento che ha voluto fare lui stesso, di persona”.

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