Non è ancora arrivato a destinazione, all'aeroporto parigino di Orly dove lo attende Macron, che Leone XIV manda dall'aereo il primo messaggio politico del viaggio in Francia. E riguarda la libertà di stampa. Sollecitato sulle difficoltà incontrate negli Stati Uniti da alcuni media nei rapporti con la Casa Bianca, il Papa difende senza esitazioni il ruolo dell'informazione.
A sollevare la questione è il corrispondente americano Christopher Lamb, che durante i saluti gli fa presente la situazione dei giornalisti negli Stati Uniti.
La risposta di Leone è immediata: «Sono molto contento che siate qui e siete tutti i benvenuti. A mio parere un buon giornalismo è molto importante e credo che qui lo abbiamo a tutti i livelli, per tutti».
Il Pontefice non aggiunge altro, ma il riferimento acquista inevitabilmente un significato particolare nel momento in cui negli Stati Uniti si riaccende lo scontro tra l'amministrazione Trump e alcuni organi di informazione. Non è del resto la prima volta che Leone XIV interviene sul tema. Alcuni mesi fa aveva denunciato le violazioni della libertà di stampa nel mondo: «Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto», ricordando anche i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.
Poi il clima cambia. Durante il tradizionale giro di saluti sull'aereo papale c'è spazio anche per battute, regali e qualche domanda personale. C'è chi gli porta cioccolatini di Chicago, chi gli domanda se abbia utilizzato Duolingo per esercitarsi con il francese — «È una fake news», scherza — e chi gli consegna libri e dolci. Un giornalista francese gli regala un pacchetto di macarons giocando sull'assonanza con Macron.
Leone si presta ai selfie, benedice familiari e risponde anche a qualche domanda improvvisata. Su Ceuta parla di «una vera crisi umanitaria», discute della partita di basket Villanova-Notre Dame e di Intelligenza artificiale, infine viene sorpreso da una domanda molto personale: «Lei è una persona felice?».
Il Papa resta per un istante spiazzato, poi risponde al Messaggero: «Sì, penso di sì, lo sono. A parte le difficoltà, trovo nella fede tutto. Sono contento della scelta che ho fatto tanti anni fa». Quindi ribalta la domanda: «Per caso lei mi vede triste?». La giornalista gli fa osservare che il peso della Chiesa deve comunque farsi sentire. «Qualche volta di più, ma... Dio è grande», replica Leone.
Poco dopo, a Orly, comincia la parte ufficiale del viaggio. Macron gli riserva una calorosa accoglienza, mentre le campane suonano in tutta la Francia per salutare l'arrivo del Pontefice. Ad attenderlo ci sono anche numerosi bambini con magliette bianche sulle quali campeggia il motto della visita: «Affinché il mondo abbia la vita».
Sono trascorsi diciotto anni dall'ultima visita di un Papa. Bisogna risalire a Benedetto XVI, nel settembre 2008. Anche Leone XIV sceglie settembre e quattro giorni di permanenza, ma disegna una geografia diversa: Parigi, Lourdes e Metz. Una Francia profondamente secolarizzata e gelosa della propria laicité si prepara così ad accogliere un Pontefice che ha scelto di parlare non soltanto ai cattolici, ma anche a una società attraversata da profonde trasformazioni.
La prima giornata ne contiene già buona parte dei simboli. Leone visiterà Notre-Dame, ricostruita dopo l'incendio, quindi raggiungerà l'Unesco, nell'ottantesimo anniversario. Un Pontefice non vi interveniva dal 1980, dai tempi di Giovanni Paolo II. In serata sarà allo Stade de France di Saint-Denis, nel cuore della banlieue settentrionale di Parigi, una delle aree socialmente più difficili per una veglia con circa 80 mila giovani.
Anche la politica francese osserva attentamente il viaggio. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha auspicato che la visita possa essere «un momento di gioia e di speranza per i cattolici di Francia e un messaggio di fratellanza per tutti i francesi».
Da Orly Leone XIV raggiunge direttamente l'Eliseo. Macron gli da il benvenuto insieme alla première dame Brigitte al termine del lungo tappeto rosso. Il presidente gli stringe la mano e scambia alcune parole con lui; Brigitte Macron gli prende entrambe le mani, accennando un inchino. Dopo le fotografie di rito, i tre entrano nel palazzo presidenziale, dove è previsto il colloquio privato. Leone XIV è il terzo Papa dell'epoca contemporanea a essere ricevuto all'Eliseo dopo Giovanni Paolo II, accolto nel 1980 da Valéry Giscard d'Estaing, e Benedetto XVI, ricevuto da Nicolas Sarkozy nel 2008.
Il viaggio comincia così con un curioso rovesciamento. Prima ancora di mettere piede in Francia e affrontare con Macron i grandi dossier internazionali, il Papa americano sceglie di richiamare un principio che riguarda direttamente il suo Paese d'origine: senza un giornalismo libero e autorevole, anche la qualità della democrazia finisce per indebolirsi.
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