Lello Scuotto: «Basta con le statuine dei vip, serve commissione di esperti per la tutela delle tradizioni»

2026/09/18

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«C'è un totale declino del centro storico e se continueremo a vendere la statuina di Belen con la farfallina si perderà completamente l'identità di un luogo come San Gregorio Armeno». A parlare è Lello Scuotto, titolare della Scarabattola, bottega d’arte di via Tribunali che gestisce insieme ai fratelli Emanuele e Salvatore, dove ideano e realizzano presepi e pastori. Un’attività nata trent’anni fa in una delle strade più trafficate dei Decumani, ma tra le poche a resistere all’ondata di nuove iniziative imprenditoriali.

Le stesse che pochi giorni fa hanno spinto i pastorai di San Gregorio Armeno ad abbassare le serrande per un giorno, in segno di protesta contro il rischio di apertura dell’ennesimo negozio di chincaglieria straniera.

Insomma la protesta di lunedì scorso è servita o no?

«Noi siamo quelli che non aderiscono a questo modello da trent’anni. La nostra è una ricerca più sofisticata. Ma in merito alla serrata la grande responsabilità è istituzionale e culturale».

Che cosa intende dire?

«Lì ormai c’è una merceologia facile, è diventato un settore che non ha alla base una struttura culturale per essere in grado di sostenersi. Il presepe lo stiamo spegnendo. Chi viene qui a vederlo nei vari negozi lo trova antiquato, senza capire il vero senso di questa composizione, della Natività. Ormai l’attualità è entrata di prepotenza creando la spettacolarizzazione dei personaggi».

Si spieghi meglio…

«La gente viene qui non per visitare i monumenti come le Sette opere di misericordia di Caravaggio, ma per vedere il murale di Maradona, la limonata “a cosce aperte” sponsorizzata dai tiktoker o gli zingarelli che chiedono l'elemosina...». Tradizione e identità resistono in questo cambiamento? «Piuttosto direi che non esistono più. E la stessa via dei pastori ossia San Gregorio Armeno è piena di negozi di cineserie e metà delle botteghe storiche sono chiuse. Di fronte a noi almeno tre attività storiche hanno abbassato le serrande, come Corcione e Gambardella. Stiamo affondando il centro antico e a farla da padrone è il folclore».

Stiamo? È un’ammissione di responsabilità?

«Guardi, le dico questo. Sono venuti degli amici collezionisti dall’Austria e dalla Germania e se ne sono andati via disgustati. E sa perché? Il caos e l’anarchia che regnano in questa zona li ha spaventati e mi hanno chiesto di andare io da loro la prossima volta. Tutto questo, quando abbiamo aperto la nostra attività, non sarebbe mai esistito. I numeri dei luoghi della cultura sono in calo, stando a quanto mi riferisce chi li gestisce e li visita. Prima i turisti venivano per visitare il Museo Archeologico, le catacombe, Napoli sotterranea. Adesso vengono per le pagliacciate che fanno per strada gli ambulanti famosi sui social o per comprare le statuine dei vip che campeggiano sul presepe. Che ben venga il turismo, ma riflettiamo: è quello reale o quello che sui social mostra un’altra faccia di Napoli? O meglio un’immagine errata della città?».

Qual è la soluzione, secondo lei?

«Oltre a fare mea culpa, chi ha fatto la serrata, seppure giusta beninteso, dovrebbe rendersi conto che non ha gli strumenti per salvaguardare quel patrimonio. Ecco allora che servirebbe una commissione scientifica fatta di esperti provenienti dalle istituzioni e dal mondo accademico per realizzare un progetto culturale su quel luogo che sia strutturato e intelligente».

Eppure la protesta degli artigiani è stata organizzata proprio per farsi ascoltare dalle istituzioni, non crede?

«Sì ed è lecito. Ma non hanno compreso che non possiedono gli strumenti idonei per valorizzare quell’identità. Non hanno capito insomma che hanno bisogno di essere sostenuti. San Gregorio Armeno, che fa parte del patrimonio Unesco, non è sfruttata nelle sue potenzialità e in ciò che rappresenta. È un comparto di nicchia, ma non ce ne rendiamo conto. Allora siamo noi stessi che ne roviniamo l’identità e la tradizione, nel momento in cui non sappiamo tutelare quel patrimonio».

Tuttavia Napoli e il centro storico sono pieni di turisti, non trova?

«Sì, ma ripeto, sono quelli che vengono per altri motivi, non per la cultura. E sono gli stessi che rappresenteranno il pubblico dell’America’s Cup».

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