ROMA «Chi ha tempo non aspetti tempo», soprattutto se di mezzo c'è una legge elettorale tutt'altro che blindata. Sulla carta, la scadenza per presentare emendamenti allo Stabilicum è fissata al 1 settembre, ma l'intenzione neppure troppo sottaciuta nel centrodestra è chiudere l'accordo quanto prima, senza portare il cruccio delle preferenze sotto l'ombrellone. La prossima settimana, già lunedì secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, tornerà a riunirsi il tavolo degli sherpa integrato dal senatore di Forza Italia, Roberto Rosso. È in questa sede che i forzisti sono intenzionati a formalizzare le proposte di modifica da apportare alla legge (e il plurale è d'obbligo visto che l'elenco non si esaurisce nell'alternanza di genere tra capilista bloccati). In queste ore, dunque, si prendono le misure. Lo fa soprattutto Forza Italia, come dimostrano gli incontri, a Milano, tra Marina Berlusconi e alcuni big del partito.
Faccia a faccia, raccontano, che sarebbero stati l'occasione per fare il punto sullo scenario politico all'indomani della riunione - non esattamente priva di turbolenze - tenuta dal leader Antonio Tajani con i senatori del gruppo per discutere di legge elettorale. Non è un caso che tra gli invitati alla "corte" della presidente di Fininvest, oltre al ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, figura di fiducia per la figlia del Cav, ci siano anche i due azzurri in prima fila sul dossier: la ministra per le Riforme Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Rosso, uomo di Forza Italia sulla riforma Rai, ora chiamato a integrare il tavolo degli sherpa sul Melonellum, pronto a riunirsi già lunedì.
E qui, per trasformare il «ni» sulle preferenze in un sì potrebbe non bastare la reintroduzione dell'alternanza di genere tra capilista bloccati, secondo il modello 60-40, su cui i meloniani, confermano fonti vicine al dossier, «sono disposti ad aprire». Il partito di Tajani è pronto a chiedere «più libertà» sui listini bloccati. Come? Eliminando il vincolo che oggi prescrive che i nomi inseriti nel listino del premio di maggioranza - 70 per la Camera e 35 al Senato - debbano anche figurare come capilista in uno dei collegi della circoscrizione in cui vengono candidati. C'è poi il nodo Circoscrizione Esteri che, a detta dei forzisti, andrebbe «ottimizzata per ridurre i rischi di brogli». E tuttavia è difficile credere che via della Scrofa sia disposta a fare dietrofront sulle preferenze anche solo per gli Italiani lontani dal Belpaese.
In queste ore il partito della premier si interroga su come superare un altro scoglio che potrebbe sorgere, scheda elettorale alla mano: ovvero che l'elettore faccia un segno accanto al capolista bloccato, invece che apporre una croce sui nominativi da scegliere a preferenza. Si parlerà anche di questo nella prossima riunione tecnica. Quanto al numero di capilista da attribuire a ciascun partito, sarà materia di confronto tra i leader del centrodestra solo alla fine. Servirà venirsi incontro se l'obiettivo è quello di evitare una nuova debacle in Aula, dopo il no della Camera sulle preferenze: «Speriamo che ci sia un'analisi delle motivazioni che hanno portato a quel voto. Serve creare le condizioni per il sì», dice un esponente di peso di Forza Italia. Ragionamenti portati all'attenzione, oltre che del segretario di Fi, anche di Marina Berlusconi. La quale, viene ribadito, «si occupa si fare l'imprenditrice e non di queste questioni». Eppure, in queste ore, ha sondato telefonicamente - oltre che incontrare - diverse anime del partito.
Di certo è nell'interesse di Fratelli d'Italia arrivare all'approvazione definitiva dello Stabilicum in terza lettura "senza scherzi" che rischierebbero di affossare non un emendamento, ma la legge intera. Il ritorno del Rosatellum è visto sempre più come fumo negli occhi da molti colonnelli meloniani, preoccupati della crescita esponenziale del generale Roberto Vannacci a Nord: «Potrebbe toccare tra il 10 e 15% in alcune aree: se al Sud ci pensa il centrosinistra, a Nord potrebbe essere lui a farci perdere i collegi uninominali», fanno di conto. Preoccupazioni filtrate anche ai piani alti di Palazzo Chigi e ben note anche alla presidente del Consiglio. E ciò nonostante, si dicono certi i suoi, un'alleanza con Roberto Vannacci resta al momento un'ipotesi del terzo tipo: «Come ha salvato una volta la destra, creando Fdi, Giorgia la salverà ora». Anche a costo di prendere in conto la strada dell'opposizione.
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