Legge elettorale, nasce il fronte contro la norma ‘anti-cespugli’: da Magi a Onorato, «battaglia fino al Quirinale»

2026/07/20

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Più Europa riunisce alla Camera Psi, Volt, Possibile, Centro democratico, Progetto civico e Ruffini (annunciato ma poi assente). Nel mirino l’emendamento della maggioranza che sterilizza i voti delle liste sotto il 3%, fatta eccezione per il ‘miglior perdente’. L’appello al Senato: «L’incostituzionalità è palese»

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La norma ‘anti-cespugli’ ha già ottenuto un primo risultato: mettere allo stesso tavolo i cespugli che vorrebbe tagliare. Da Più Europa al Partito socialista, passando per Volt, Possibile, Centro democratico e il Progetto civico di Alessandro Onorato. Le forze minori del centrosinistra, potenzialmente penalizzate dalla modifica inserita all’ultimo momento dalla maggioranza nella nuova legge elettorale, si ritrovano alla Camera per annunciare che daranno battaglia per cancellarla al Senato, dove ora approderà il testo.

A convocare il fronte è Riccardo Magi, segretario di Più Europa e relatore di minoranza durante l’iter della riforma a Montecitorio. Accanto a lui siedono il segretario del Psi Enzo Maraio, il presidente di Centro democratico Bruno Tabacci, il presidente di Progetto civico Alessandro Onorato e la co-presidente di Volt Italia Daniela Patti. La segretaria di Possibile, Francesca Druetti, interviene in collegamento. Nella convocazione figurava anche Ernesto Maria Ruffini, presidente di Più Uno, che però non si presenta a causa di altri impegni «che si sovrappongono».

A tenere insieme forze che negli ultimi mesi hanno immaginato progetti elettorali diversi – e in alcuni casi concorrenti – è proprio l’opposizione all’emendamento firmato dal deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo. Una modifica approvata durante l’esame in Aula che, nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la frammentazione e il potere di «ricatto» delle formazioni più piccole. Ma che, secondo i partiti riuniti alla Camera, rischia di trasformare centinaia di migliaia di voti in consensi senza alcun peso.

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Come funziona la norma ‘anti-cespugli’

Il nuovo sistema mantiene al 3% la soglia necessaria alle singole liste per accedere alla distribuzione dei seggi. All’interno di ogni coalizione viene però ripescata anche la lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia, il cosiddetto «miglior perdente».

Con la correzione approvata alla Camera, i voti raccolti dalle altre liste coalizzate che non raggiungono il 3% non concorrono più alla cifra elettorale nazionale della coalizione. Restano voti validamente espressi e vengono quindi considerati nel totale sul quale si calcola la soglia del 42% necessaria per ottenere il premio di governabilità, ma non aiutano la coalizione scelta dall’elettore a raggiungerla. Una disciplina ben più severa dell’attuale Rosatellum, che esclude dal conteggio della coalizione le liste ferme sotto l’1%.

«Centinaia di migliaia, potenzialmente milioni di voti validi, non saranno conteggiati», attacca Magi. Per il segretario di Più Europa, la modifica dimostra che la maggioranza considera i consensi come «proprietà dei partiti e non come espressione degli elettori». È questo il motivo del titolo scelto per la conferenza stampa, «Libero e uguale?», con un riferimento diretto all’articolo 48 della Costituzione, secondo cui il voto è personale, eguale, libero e segreto.

Il costituzionalista Grosso: «Voti buttati via»

A sostenere la tesi dell’incostituzionalità, in collegamento, è Enrico Grosso, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino, che aveva partecipato alle audizioni svolte dalla commissione Affari costituzionali. Il professore contesta innanzitutto il metodo: l’emendamento è arrivato soltanto durante la discussione dell’Aula e «noi costituzionalisti nulla abbiamo potuto dire».

Il problema, spiega Grosso, non è la presenza di una soglia di sbarramento, prevista anche da altri sistemi elettorali, ma il fatto che l’elettore, votando una lista, esprima contemporaneamente il proprio sostegno alla coalizione alla quale è collegata e al candidato indicato per la presidenza del Consiglio. Se quella lista non supera il 3% e non risulta il «miglior perdente», però, il voto «non viene conteggiato nemmeno ai fini della determinazione dei voti della coalizione».

In questo modo, sostiene il costituzionalista, alcuni cittadini vedrebbero i propri voti «buttati via», senza alcun effetto sulla coalizione scelta, «come se non fossero mai stati dati». Una disparità che Grosso considera «palesemente incostituzionale».

Il vantaggio di Renzi

Le conseguenze non sono trascurabili nel centrosinistra, dove si stavano formando almeno due possibili aggregazioni centriste: da una parte Italia Viva e Casa riformista di Matteo Renzi, dall’altra il progetto promosso da Onorato e benedetto da Goffredo Bettini, da sempre sponsor del campo largo e dell’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle.

Con la nuova regola, presentarsi separati diventa molto più rischioso. Sempre grazie alla nuova legge elettorale, Italia Viva potrà inoltre contare sull’esenzione dalla raccolta delle firme prevista per i partiti che abbiano costituito almeno un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2025.

L’appello al Senato e al Quirinale

«Non abbasseremo la testa», promette Magi, lanciando l’impegno unitario. Il primo appello è rivolto ai senatori, chiamati a modificare il testo approvato dalla Camera. Ma se la disposizione dovesse restare, la questione sarà sollevata «in tutte le sedi e a tutti i livelli, fino al presidente della Repubblica», avverte il segretario di Più Europa.

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