Alla fine Lega e Forza Italia fanno dietrofront e annunciano di essere pronti a votare sì alle preferenze. O meglio voteranno a favore dell’emendamento alla legge elettorale presentato da Fratelli d’Italia insieme a Noi moderati e Udc. Un testo bluff che prevede un’introduzione parziale delle preferenze e che lascia alle segreteria di partito il potere di selezionare gran parte degli eletti, grazie al capolista bloccato. E il ripensamento dei forzisti e dei leghisti? Semplice: come viene fuori dalle simulazioni di Youtrend, la quasi la totalità dei loro eletti sarà scelta a tavolino nelle segreterie e non direttamente dagli elettori.
Per capire meglio la questione bisogna leggere il testo della proposta dei meloniani. Le novità sono due: capolista bloccato e tre preferenze. Il primo eletto del collegio sarà pertanto il capolista, cioè quello deciso dal partito che potrà così continuare a selezionare i fedelissimi. Eventuali altri eletti verranno scelti tra i candidati che hanno ottenuto più preferenze: ogni elettore ne può esprimere tre, con la crocetta sui nomi e cognomi presenti in lista, e vanno assegnati “a candidati di sesso diverso” pena “l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista”. Il premio di maggioranza è, invece, “diviso” in listini circoscrizionali (anche questi bloccati e scelti dalle segreterie).
Se dovesse essere approvata la legge elettorale con questo emendamento, l’impatto delle preferenze riguarderebbe quasi solo ed esclusivamente i partiti medio-grandi, con consensi dal 20% in su: in pratica solo Fratelli d’Italia e Partito democratico avrebbero più parlamentari scelti direttamente dagli elettori. Questo emerge dalla simulazione realizzata da Youtrend sulla base della Supermedia dei sondaggi politici e in vista delle prossime Politiche. Su 3.000 simulazioni probabilistiche per ciascuna Camera, risulta che un partito “al 20%, percentuale alla portata di Fratelli d’Italia e del Partito democratico secondo i sondaggi attuali”, la quota degli eletti con le preferenze sarebbe “del 33,7% alla Camera e del 27% al Senato“, quindi rispettivamente il 66% e il 73% sarebbe nominato. Solo se una lista dovesse superare il 30% dei voti “circa la metà dei parlamentari sarebbe eletta con le preferenze (54,7% alla Camera, 50,1% al Senato)”.
E queste sono le opzioni migliori. Per le liste che si attestano intorno al 10% (e Forza Italia e Lega sono, al momento, sotto questa soglia) il numero degli eletti con le preferenze si riduce drasticamente: 5,8% alla Camera, 6,6% al Senato. Cioè quasi la totalità de deputati e senatori eletti sarebbe scelta dalle segreteria, e le preferenze espresse dagli elettori sarebbero in pratica ininfluenti. Per questo il dietrofront di azzurri e leghisti è solo apparente. Secondo le simulazioni di Youtrend addirittura nel caso delle liste al 5%, solo lo 0.8% dei deputati e l’1,7% senatori sarebbe eletto direttamente con la X dei cittadini.
Quindi solo una piccola parte del Parlamento verrebbe scelta con le preferenze, quasi esclusivamente proveniente dai partiti maggiori, mentre i nominati sarebbero la grande maggioranza. Dopo l’annuncio dei partiti, la parola passa adesso alla Camera. Tra titubanze a destra e divisioni a sinistra il voto segreto in Aula potrebbe comunque regalare sorprese.
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