Legge elettorale, la maggioranza si ricompatta sulle preferenze. Le opposizioni attaccano, Meloni esulta

2026/09/11

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Bocciati gli emendamenti presentati dal centrosinistra. Si guarda al voto in terza lettura alla Camera

All’ultimo giro di boa, il centrodestra si ricompatta sulle preferenze. Dopo le proposte di modifica presentate dalle opposizioni, gli alleati tornano a traballare, con FdI costretta a scegliere se dire sì a una proposta da sempre identitaria o rispettare l’accordo di maggioranza per delle preferenze ‘soft’, con il capolista bloccato e la possibilità di indicare tre crocette sulla scheda elettorale. La decisione richiede un ‘extra time’. I voti in aula avrebbero dovuto iniziare in tarda mattinata, ma è proprio FdI a chiedere una sospensione fino al primo pomeriggio.

Il lavoro degli sherpa e l’approvazione della proposta della maggioranza

Lo stop serve agli sherpa e ai capigruppo di centrodestra per fare il punto insieme alla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati. I contatti con i leader e con palazzo Chigi sono continui. Il governo decide di non esprimere parere contrario sugli emendamenti incriminati e di rimettersi all’aula. “Il Parlamento è sovrano come sempre”, sintetizza Casellati. Diversa era stata la scelta alla Camera, quando l’esecutivo si era esposto dicendo sì all’emendamento sulle preferenze presentato da FdI e Nm (ma non da FI e Lega), poi impallinato dal voto segreto. La scelta ha sì un criterio di prudenza, ma – viene spiegato – anche una motivazione politica: Meloni non poteva dire no alle preferenze dopo averle difese fino a qualche mese fa, è il ragionamento. Nessuna ‘libertà di coscienza’, in ogni caso. Sia in maggioranza che tra i senatori di opposizione è chiaro che il centrodestra non “romperà il patto”.

Quando ormai sono le quattro del pomeriggio è il capogruppo FdI Lucio Malan a fare l’annuncio: “FdI ha sempre votato a favore delle preferenze. Comprendiamo la strumentalità di questo emendamento. È piuttosto chiaro che il tentativo è quello di spaccare il centrodestra, ma noi tra un emendamento del Pd strumentale e mantenere gli accordi, non abbiamo dubbi: manteniamo la parola data e votiamo contro questo emendamento”, dice chiaro.

I voti successivi vanno secondo copione: l’emendamento a prima firma Pd che prevede le preferenze ‘pure’ viene bocciato con 68 voti favorevoli e 99 contrari e così tutti gli altri presentati dalle opposizioni. Passa, invece, la proposta della maggioranza, che prevede i capilista bloccati e la possibilità di mettere sulla scheda elettorale fino a tre ‘crocette’ per scegliere gli eletti.

L’affondo delle opposizioni

Per non perdere la legge, Meloni ha perso la faccia. Ce la ricordiamo che quando qualche anno fa diceva ‘Va bene qualsiasi legge elettorale purché abbia le preferenze’, le opposizioni unite hanno presentato un emendamento sulle preferenze per tutti i parlamentari, e la destra ha votato contro. Questi sono i fatti. Il resto è propaganda di Giorgia Meloni che ha votato con la sua maggioranza un emendamento che invece reintroduce i capilista bloccati”, attacca la segretaria Pd Elly Schlein, mentre per Giuseppe Conte in Senato è andato in scena “il teatrino più sfacciato, la messinscena più truffaldina”. Giorgia Meloni “si smentisce ancora una volta, tradisce sistematicamente tutti gli impegni presi con gli elettori. È straordinariamente ‘coerente’ nella sua totale ‘incoerenza’”, la stilettata.

Matteo Renzi, in aula, legge le parole pronunciate dalla premier nel 2014, in occasione dell’approvazione dell’Italicum, quando richiedeva a gran voce le preferenze: “Vi dovreste vergognare”, aggiunge. “Questa maggioranza si regge con lo scotch: sono tutti contro tutti – fa eco da Avs Angelo Bonelli – Meloni rinnega la sua storia”.

Meloni esulta sui social, ma in FdI c’è chi ammette il momento di difficoltà

In realtà, a sera, la premier esulta: “Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di FdI. Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no”, sentenzia sui social.

Le #preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di @FratellidItalia.
Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo…

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) September 10, 2026

Dentro FdI, però, c’è chi ammette una qualche difficoltà: “Alla fine tra identità e responsabilità ha prevalso quest’ultima, io avrei votato la proposta del Pd – ammette un big di FdI – ma poi la legge non sarebbe passata. FI e Lega non ne vogliono sapere, Vannacci ha gioco facile ad attaccare”. Già, perché il leader di Futuro nazionale, di buon mattino, aveva rivolto il suo “appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d’Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo. Ne va della coerenza di FdI: perché votare sì alla Camera e votare no al Senato sulla stessa proposta?”, la frecciatina. E ancora: “Lupi, la Lega e FI hanno paura delle preferenze vere. Le preferenze vere, infatti, farebbero saltare molte poltrone a cui loro tengono più che alla sovranità del popolo. Tirate fuori gli attributi e votate per gli italiani e non per chi vuole rimanere nelle stanze del potere senza il suffragio dei cittadini. Le preferenze meticce con i capolista bloccati sono una presa per i fondelli degli italiani”, l’affondo del generale.

Adesso, in ogni caso, c’è chi guarda al voto, in terza lettura, della Camera. Il governo, per evitare un nuovo voto segreto, potrebbe mettere la fiducia sul testo. Agli eventuali oppositori interni (o anche oppositrici, ‘franche tiratrici’ vengono apostrofate le donne deluse dalla mancata salvaguardia di genere) resterebbe solo la possibilità di votare contro nel corso del voto finale. “Ne abbiamo viste tante – ragiona un parlamentare di lungo corso – ma questa è difficile”.

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