Legge elettorale, governo battuto sull’emendamento delle preferenze: ora che succede?

2026/07/14

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Dopo il 23 marzo, il giorno della sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, un'altra data che il governo Meloni ricorderà a lungo è quella di oggi, 14 luglio.

Alle 19:10, per un voto, 188 a 187, la Camera ha bocciato, con voto segreto, l'emendamento voluto da Fratelli d'Italia di introdurre le preferenze nella legge elettorale che la maggioranza ha proposto in vista delle prossime politiche.

Si tratta di una sconfitta politica pesantissima. Tanto più che Giorgia Meloni, prima della votazione, ha firmato un post in cui si era intestata l'emendamento e chiedeva di votarlo con voto palese.

A fine giornata, non ha ottenuto nulla.

Circa 30 franchi tiratori (31 per la Lega, 36 secondo i calcoli del Pd) l'hanno affossata. E non ha potuto che ammettere la sconfitta con queste parole:

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Ci abbiamo provato, ma ha vinto di nuovo la palude

Il tutto, mentre il Campo largo, da Matteo Renzi a Giuseppe Conte, dopo aver esultato in aula come non faceva da anni, ha chiesto alla premier di dimettersi e di andare subito alle elezioni.

Preferenze nella legge elettorale bocciate, ora che succede?

E ora? La sconfitta politica del centrodestra è evidentissima e pesantissima.

Certo, l'emendamento bocciato dall'Aula era stato presentato a firma solo di Fratelli d'Italia e Noi Moderati. Ma, nelle ultime ore, la maggioranza aveva dichiarato di aver trovato la quadra anche con Lega e Forza Italia per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale.

E invece: alla prova dei numeri, i franchi tiratori hanno avuto la meglio. La maggioranza è andata sotto e il centrosinistra già dice che non esiste più. E per questo chiede elezioni anticipate.

Sta di fatto che questo rimane uno scenario alquanto improbabile. Nei primi commenti sussurrati dopo il ko, i rappresentanti del centrodestra hanno tentato di ridimensionare lo smacco subito, parlando di un semplice emendamento bocciato, come può capitare.

Certo però, la ferita politica sanguina e fa male.

Giovanni Donzelli, ad esempio, ha ammesso che un chiarimento politico ormai non è più rimandabile.

Lega e Forza Italia non avevano mai fatto mistero di essere contrari alla reintroduzione delle preferenze, cioè alla possibilità per gli elettori di indicare direttamente almeno un parlamentare da cui farsi rappresentare.

Poi, però, con Giorgia Meloni e i colonnelli di Fratelli d'Italia, Salvini e Tajani avevano trovato un compromesso, con i capilista bloccati e la possibilità di tre preferenze. Di conseguenza, avevano assicurato un voto favorevole nonostante i mal di pancia di Stefania Craxi, Licia Ronzulli e di vari rappresentanti del Nord del Carroccio.

Come Tajani e Salvini, anche il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci aveva annunciato il voto favorevole alle preferenze da parte dei suoi.

Subito dopo il voto dell'Aula, però, molti hanno creduto che vari franchi tiratori si fossero nascosti anche tra i futuristi. E solo questo video-verità postato da Edoardo Ziello è riuscito a zittirli

Ora cosa succede? Elezioni o sopravvivenza?

Ma ora cosa succede?

Il percorso della legge elettorale continuerà. Entro giovedì dovrebbe essere in ogni caso approvata alla Camera. Poi passerà al Senato. Non riproporrà le preferenze, ma il nome del candidato premier sulla scheda che di sicuro metterà in difficoltà il Campo largo ancora alla ricerca di un leader, oltre che di un programma.

Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Elly Schlein e il duo Bonelli-Fratoianni hanno chiesto a gran voce elezioni anticipate. Ma, ad oggi, nonostante quanto accaduto alla Camera, il voto prima della primavera del 2027 sembra essere escluso.

In parlamento, non c'è un partito trasversale delle elezioni anticipate, ma c'è senz'altro un partito trasversale al quale non piacevano le preferenze nella nuova legge elettorale.

Giorgia Meloni se ne è accorta sulla sua pelle e l'ha messa così:

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Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci

 Poi un post scriptum che svela tutta la sua amarezza:

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La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto

In ogni caso, ora, inizierà un redde rationem interno al centrodestra.

Dopo il 23 marzo, il 14 luglio è un'altra data che Giorgia Meloni cerchierà in nero.

Anche se per il presidente del Senato Ignazio La Russa, la partita delle preferenze non si è conclusa questa sera:

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Alla luce del voto sulle preferenze, ricordo, da presidente del Senato, che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente, con un voto favorevole che per il Regolamento del Senato non consente segreto rendendo palesi gli intendimenti dei singoli senatori

Come dire: c'è chi vuole subito la rivincita. Con tutti i rischi del caso. 

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