Buona la prima. E anche la seconda. Scivolano via senza patemi per la maggioranza i primi due sì alla fiducia sulla legge elettorale. E alla Camera va in scena la giornata dei lunghi sbadigli.
Sarà che in aula fin dal mattino sono all'opera le "vedette" del centrodestra - su tutti i meloniani Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami - per assicurarsi che la conta vada come deve.
Sarà che ormai anche a sinistra sono rimasti in pochi a sperare nel colpo di scena, in una nuova sedizione silenziosa di quei franchi tiratori che a luglio avevano fatto ballare il governo. «Ma allora si percepiva che c'era un disagio crescente - scuotono il capo su un divanetto del Transatlantico Marco Grimaldi e Angelo Bonelli di Avs - Stavolta no. La legge passa senza sorprese. Non ci resta che la Consulta...».
La chat silenziata
Ma ci si attrezza intanto per evitare "sorpresone" giovedì, nel voto finale a scrutinio segreto. Astenersi franchi tiratori. A destra si sono mossi da tempo. Una chat whatsapp di deputati di Forza Italia chiamata "Apericena", è stata "silenziata" un mesetto fa. Sipario giù, ha smesso di vivere con il placet dei suoi partecipanti.
Diversi fra questi si erano schierati contro la riforma a luglio perché ostili alle preferenze e da lì la chat "dissidente" era balzata agli onori delle cronache. Ma ovunque si è corsi ai ripari. Bignami allarga un sorriso davanti all'aula. «Va bene, non escludo che qualcuno dei franchi tiratori di luglio venisse dalle nostre file...» dice il capogruppo circondato da cronisti. Non esclude o sa di per certo? «Diciamo che ci abbiamo parlato e gli abbiamo spiegato la bontà di questa legge elettorale...». Sono ore sospese.
Lo spettro del voto anticipato che fa su e giù per il Transatlantico. Incalziamo Bignami: Meloni vuole davvero arrivare a fine legislatura? «Comunque vada lei dovrà decidere anche con gli alleati - sospira lui - che hanno questioni a cui badare dentro ai loro partiti...». Laura Ravetto è raggiante. E si diverte a suggerire retroscena ai cronisti: «Sapete qual è il gruppo parlamentare che cambierà di più al prossimo giro? Fratelli d'Italia. Fossi in voi li guarderei bene giovedì» ride la dirigente del partito di Roberto Vannacci. Mentre il collega Edoardo Ziello svela la "trappola" che Futuro Nazionale vuole tendere oggi a Meloni e ai "Fratelli" presentando un ordine del giorno che propone di approvare le preferenze "pure", senza capilista bloccati. Una vecchia battaglia meloniana e per questo, quando i "futuristi" presentarono un emendamento così al Senato, a destra avevano vacillato.
Ed ecco che si spiega la scelta della fiducia proprio su uno dei punti più delicati dello Stabilicum, quelle preferenze (con capilista bloccati) inserite dopo l'ultimo passaggio in senato all'articolo 1. Articolo che comunque incassa 226 sì, uno in meno dell'articolo 2 anch'esso approvato. Oggi l'ultima fiducia, sull'articolo tre, domani il voto finale a scrutinio segreto. Ultima occasione di eventuali malpancisti per affossare la legge. Ma come detto, non sono in molti a credere in questo scenario, tanto più dopo che la premier ha messo in chiaro che un minuto dopo un'eventuale bocciatura salirebbe al Colle per dimettersi. Con tanti saluti alla pensione da parlamentare, per chi è alla prima legislatura.
Le opposizioni
Così, nella metà sinistra dell'emiciclo, a tenere banco più che la legge elettorale sono il nodo delle primarie e la data del voto ancora incerta. «Datemi retta - dice il dem Nico Stumpo rivolto a un capannello di compagni di partito - Meloni non vuole l'election day con le comunali. O si vota ad aprile, prima delle grandi città, oppure a ottobre...». Eccola, la grande incognita sul cammino del programma e della scelta della leadership del centrosinistra. Al pari della pronuncia della Consulta, nella quale si confida per cancellare uno dei passaggi più problematici della nuova legge elettorale, per i progressisti: l'indicazione del candidato premier.
La decisione della Corte potrebbe arrivare già a partire da febbraio. E potrebbe spazzar via - è l'auspicio - anche l'aumento delle firme richiesto per candidarsi contro cui Riccardo Magi ha cominciato sette giorni fa lo sciopero della fame, oltre a inviare una lettera a Sergio Mattarella. Ieri al segretario di +Europa è arrivato un messaggio della premier, che voleva informarsi sulle sue condizioni di salute. «Grazie dell'interessamento - risponde Magi -, ma visto che sulla questione firme non riscontriamo alcuna apertura del governo, il digiuno continua».
Nell'attesa, dentro e fuori l'Aula a sinistra ci si prepara alla battaglia. Lo Stabilicum, attacca la dem Chiara Braga in dichiarazione di voto, «è uno schiaffo al Parlamento», una legge che «sfida la Costituzione e l'Italia intera, libera e democratica», oltre che «un tradimento sulla pelle delle donne» penalizzate dalla mancata alternanza di genere tra i capilista. Si rivolge alle deputate di maggioranza Elena Bonetti di Azione: «Dite no a questo scempio nel solco delle madri costituenti o diventerete complici». Mentre Vittoria Baldino di M5S punge sulla fiducia e cita la premier: «Se non vi fidate dei voti dei vostri parlamentari come potete chiedere il voto degli italiani? Non sono parole nostre, ma di Giorgia Meloni nel 2017».
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