
di Mattia CHETTA
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mercoledì 23 settembre 2026, 07:58 - Ultimo aggiornamento: 08:08
Un «ammaloramento precoce del manto stradale». Vale a dire un deterioramento arrivato prima del previsto. E, a distanza di appena due anni dai lavori, nuovi interventi per rimediare a cedimenti e avvallamenti. È quanto accaduto in via Marche a Lecce dove il Comune è dovuto tornare in strada per correggere i problemi emersi dopo il ripristino. «Un intervento rapido, deciso in condizioni che lo stesso Comune sapeva non avrebbero garantito la tenuta del manto nel tempo».
L'intervento del funzionario
A dirlo, senza giri di parole, è stato il funzionario del Settore Lavori pubblici di Palazzo Carafa, il geometra Andrea Errico, intervenuto ieri in commissione Lavori pubblici, convocata dal presidente Roberto Russo (Lega Salvini Puglia): «È stata una forzatura, sapevamo a che cosa andavamo incontro, però dopo otto mesi c’era la necessità di dover restituire alla città la viabilità di via Marche». Una scelta consapevole dei rischi. Già nel 2024, infatti, la ditta aveva avvertito l’amministrazione guidata da Carlo Salvemini che le modalità individuate per accelerare il ripristino della strada avrebbero potuto compromettere la tenuta dell’asfalto. Un rischio formalizzato nero su bianco anche l’11 luglio 2024, dopo un sopralluogo. «Per alimentare le pensiline, Enel ha avviato gli allacciamenti e gli scavi lungo via Marche e gli altri viali. Il regolamento prevedeva il ripristino con pietrame 47, ma l’Ufficio Tecnico prevede almeno 120 giorni prima dell’asfaltatura definitiva per monitorare gli assestamenti – ha spiegato Errico –. Su via Marche questo principio non è stato valutato fino in fondo e il ripristino, pur eseguito secondo le regole, ha evidenziato nel tempo cedimenti». Poi la nota dell’impresa, che l’11 luglio 2024 aveva già declinato ogni responsabilità per eventuali cedimenti legati alla posa dell’asfalto. «Nello stesso giorno – ha aggiunto il geometra – durante un sopralluogo con Enel e il responsabile unico del progetto, avevamo segnalato il problema e chiesto il rifacimento dell’intera sede stradale».
Da qui la scelta, nei lavori successivi, di imporre «60-70 centimetri di misto cementato nei rinterri». E una precisazione: «Se i cedimenti comprometteranno la sicurezza, Enel dovrà ripristinare l’intera carreggiata».
I lavori nel 2024
I lavori in via Marche sono cominciati l’8 gennaio 2024 per essere sospesi appena undici giorni dopo, il 19 gennaio. La ripresa è arrivata il 13 marzo, con la conclusione dei lavori nel corso dell’estate e il ripristino della circolazione dei bus dal 19 agosto 2024. Un cantiere che, fin dall’inizio, era stato accompagnato dalle polemiche. Prima quelle del centrodestra, allora all’opposizione a Palazzo Carafa, contrario alla realizzazione del cordolo al centro della carreggiata. Poi quelle di residenti e commercianti, alle prese con i disagi provocati dalla nuova viabilità. Una vicenda che oggi presenta il conto: a meno di due anni dalla conclusione dei lavori, viale Marche torna sotto i ferri per rimediare a cedimenti che, secondo il tecnico, erano stati messi in conto già allora. L’asfalto è già stato rifatto, ora si attende la segnaletica.
La commissione a Palazzo Carafa
Se dai banchi della minoranza, i consiglieri di Lecce Città Pubblica, Sergio Della Giorgia e Fabiana Cicirillo hanno chiesto maggiore controllo sull’operato di amministratori e uffici e più attenzione lungo le arterie interessate dai lavori, ad alzare i toni è stato il consigliere Antonio Rotundo (Pd). Rotundo ha tuonato contro il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Roberto Giordano Anguilla, chiedendo il rispetto del regolamento comunale sui ripristini e annunciando la convocazione della commissione Controllo sul tema. Per conto della maggioranza, il consigliere Paolo Cairo (Forza Italia), ha ricordato di aver presentato, nell’ambito del Piano urbano del Traffico, un’osservazione per sostituire il cordolo in pietra al centro della carreggiata con uno in gomma, così da consentire le manovre dei mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine in casi di necessità e di urgenza. Un’osservazione, ha sottolineato Cairo, sulla quale non ha mai ricevuto alcun riscontro.
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