Lecce, la guerra su “OgniBene”: sit-in contro «il controllo politico»

2026/09/24

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Dalle accuse incrociate a distanza, soprattutto via social e a colpi di comunicati stampa, alla convocazione di un incontro proprio sul “luogo del contendere”. Per oggi, alle 18, infatti, nel giardino degli Agostiniani, davanti alla Biblioteca OgniBene, in viale De Pietro, a Lecce, è convocata un sit-in. 
A scendere in campo e a ritrovarsi saranno soprattutto i contrari alla delibera, approvata nei giorni scorsi dalla Giunta guidata dal sindaco Adriana Poli Bortone, che introduce nuovi indirizzi per la gestione delle attività in quello spazio comunale. D’ora in poi la programmazione annuale di “OgniBene” dovrà essere comunicata, entro febbraio, all’Amministrazione cittadina, così come ogni successiva modifica o integrazione. E per utilizzare le sale della biblioteca, le richieste andranno presentate almeno 45 giorni prima, anziché gli attuali 15 giorni. «In sintesi – taglia corto chi si è fatto promotore dell’assemblea di oggi - tutte le proposte passeranno al vaglio dell’organo esecutivo e quindi dal potere politico e non più soltanto degli uffici competenti».

Lo scontro politico

Intanto il dibattito politico tra pro e contro si infiamma sempre più. «Ho letto gli insulti di Paolo Pagliaro rivolti alla Biblioteca OgniBene. Non riesco a definirli diversamente – scrive l’ex sindaco Carlo Salvemini -. Parla di “controllo bolscevico”, “fortini di potere”, “propaganda”, “amici degli amici”. Parole diffamatorie. Che chiunque abbia una volta visitato la Biblioteca di OgniBene proverebbe vergogna a utilizzare. Evidenzio che non siamo di fronte all’esercizio di critica politica. Perché Pagliaro non attacca un avversario politico, ma chi ha la responsabilità di organizzare e gestire un servizio pubblico, quale è una biblioteca civica. Oltrepassando platealmente verità dei fatti, continenza e pertinenza. Nessuna associazione esclusa indicata. Nessuna iniziativa censurata. Nessuna richiesta respinta per ragioni politiche. Nessun episodio che dimostri che la biblioteca sia stata il «feudo» che lui descrive. Questa è semplicemente diffamazione».
L’intero gruppo consiliare di Fratelli d’Italia a Palazzo Carafa, invece, interviene per sostenere Pagliaro e la delibera di Giunta contestata. «Salvemini tenta disperatamente di arrampicarsi sugli specchi, accusando Paolo Pagliaro, di voler "diffamare" la Biblioteca OgniBene o di “attaccare i lavoratori” – scrivono i consiglieri meloniani -. Una ricostruzione del tutto falsa e strumentale, finalizzata solo a creare confusione su un dibattito, che è invece squisitamente politico e amministrativo. Per anni la sinistra leccese e pugliese ha considerato i contenitori culturali e la relativa programmazione come un proprio esclusivo monopolio ideologico, orientando risorse e spazi verso una ben precisa e circoscritta area di riferimento. È grottesco che oggi Salvemini gridi allo “scandalo” o alla “censura” di fronte a una delibera di Giunta che fa semplicemente ciò che la legge e il buon senso impongono: esercitare il ruolo di indirizzo, pianificazione e controllo che spetta a un’amministrazione democraticamente eletta dai cittadini. Un’amministrazione ha il dovere e il diritto di vagliare le linee programmatiche di ciò che viene finanziato con i soldi di tutti i contribuenti leccesi, garantendo trasparenza, equilibrio e vero pluralismo».

Sul fronte politico opposto il gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Lecce aderisce alla mobilitazione in programma stasera nel giardino degli Agostiniani. «Un’iniziativa nata dal basso per dire “no” alla delibera con cui la Giunta comunale ha deciso di sottoporre alla propria approvazione la programmazione annuale della biblioteca e le sue eventuali modifiche. Una scelta che riteniamo sbagliata e della quale chiediamo il ritiro – annunciano i Dem leccesi -. La vicenda chiarisce, ancora una volta, quale sia il nodo politico nel rapporto di una parte della Destra con la cultura. Pensare alla cultura come a un territorio occupato dall’avversario significa concepirla come un territorio da riconquistare. E quando dalla polemica sui presunti “feudi” si passa alla rivendicazione del diritto della Giunta di vagliare la programmazione culturale, la presunta tutela del pluralismo esercitata di fatto con il controllo politico. Il pluralismo è il contrario. Non si realizza sostituendo una presunta egemonia con un indirizzo imposto dall’alto, ma garantendo autonomia, apertura, competenza e libertà di proposta. La politica deve creare le condizioni perché la cultura sia libera e plurale, non stabilire preventivamente quale cultura debba trovare spazio».

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