«Le nostre braccia per San Gemiliano»  - L’Unione Sarda.it

2026/09/05

Categories: world-news

Sestu.

06 settembre 2026 alle 00:11

Il ringraziamento della comunità ai portatori del simulacro in processione 

Ora lungo la via San Gemiliano a Sestu, c’è un alberello in più. L’hanno piantato i fedeli, durante la processione che portava la statua del santo fino all’omonima chiesa. Proprio in quel punto, l’anno scorso, i buoi che trainavano il carro si sono fermati, boccheggianti per lo sforzo, e un gruppo di fedeli ha sollevato il cocchio con la statua, portandolo in spalla fino all’ingresso della chiesa. E lì, sabato sera, durante la processione, Sestu si è unita per ricordare quel gesto, e per ringraziare coloro che hanno donato sollievo. I portatori erano lì, vestiti di bianco per l’occasione.

Il nuovo sodalizio

«È stato un momento di devozione, un ringraziamento silenzioso», racconta Paolo Pinna, una vita nel comitato. «Abbiamo piantato l’ulivo, che il parroco don Sergio Manunza ha benedetto dopo un breve discorso. Tra noi non c’era bisogno di parole, perché quando un momento è veramente intenso non servono». Un sentimento condiviso da tantissime persone, come racconta un altro dei portatori, Roberto Spiga: «San Gemiliano è il nostro santo. Quello di ieri e quello di un anno fa sono gesti spontanei, che capisce subito chi vive la fede nel cuore». Anche Giuseppe Pes ricorda bene l’episodio della processione dell’anno scorso: «I buoi erano stanchi, non era mai successo prima, non ce la facevano più. Non c’è stato bisogno di pensare molto, e tutti insieme abbiamo dato una mano. Sabato è stato bello rivivere quel momento, perché è l’inizio di qualcosa di nuovo. Infatti abbiamo creato un’associazione, gli Accompagnatori del Santo. E presto ci ritroveremo per organizzare qualcosa. L’idea comunque la dobbiamo a don Sergio, parroco di San Giorgio».«Sono grato per la gentilezza e la disponibilità delle persone», dice il parroco, con poche parole.

La tradizione

A Sestu la celebrazione della festa ha radici plurisecolari. Due celebrazioni all’anno, la terza domenica di maggio e la prima domenica di settembre, che in una società contadina coincidevano con la fine del raccolto e con la benedizione dei raccolti futuri. Ogni anno la statua viaggia dalla chiesa di San Giorgio, dove è custodita, fino a quella di san Gemiliano. Un percorso sul carro trainato dai buoi. Quest’anno però, a causa della dermatite bovina in circolazione, gli animali sono rimasti nella stalla, ed è stato utilizzato un più moderno trattore. L’intenzione del comitato è riportare la tradizione al più presto, ma un grande valore della festa sta in gesti come quello di un anno fa, e di sabato scorso. «Io sono cresciuto in questa fede fin da piccolo», dice Giuseppe Pes. «Da sessant’anni seguo il santo, fa parte di tutti noi, adulti e bambini, insieme».

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