Dietro i corsi di yoga, meditazione e arti marziali organizzati ad Almese, nella bassa Val di Susa, si sarebbe nascosta una setta. Qua le persone più vulnerabili venivano avvicinate durante le lezioni e poi sottoposte a un sistema di controllo fatto di violenze, lavoro forzato e abusi sessuali, anche su minorenni. A guidare la comunità sarebbe stato Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, il “Maestro”, il guru, arrestato ieri mattina dai carabinieri nell’operazione Asmodeo. Nei suoi confronti il gip di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Tre suoi collaboratori - due donne e un uomo - sono invece indagati in stato di libertà.
La vicenda
L’indagine del Nucleo investigativo di Torino, coordinata dalla Procura e avviata nel marzo 2024, ha ricostruito un meccanismo che partiva dai corsi aperti al pubblico dal 2014. La comunità residenziale ruotava attorno alla Fondazione Fiore della Pace. Malatesta, si legge nelle carte, si mostrava inizialmente «gentile e premuroso» e individuava tra i partecipanti le persone più fragili, sfruttando insicurezze, lutti e malattie. Sosteneva di poterle aiutare infatti attraverso terapie sciamaniche, sacrali e vibrazionali e si presentava come un “prescelto”, in contatto con la “Madre Divina”. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alle sedute di gruppo seguivano incontri individuali durante i quali le persone raccontavano paure e fragilità. Quando la dipendenza emotiva era ormai instaurata, sarebbero arrivate pratiche sempre più invasive, fino alle cosiddette “terapie tantriche”: rapporti sessuali. Per convincerle a obbedire, il “Maestro” avrebbe anche predetto malattie gravissime, dal cancro alla sclerosi multipla, disgrazie e perfino la morte. Le adepte diventavano «monache», assumevano un nuovo nome sanscrito e pronunciavano voti di povertà, castità e obbedienza. La castità, però, secondo gli inquirenti valeva nei rapporti con fidanzati e compagni, non durante le “terapie tantriche”. Il voto di povertà comportava invece la rinuncia ai propri beni in favore della comunità.
A scandire la vita quotidiana sarebbero state regole rigidissime. Il “Maestro” controllava le scelte lavorative e personali, impostava una dieta, decideva dove vivere e pretendeva che per attività comuni - perfino leggere un libro o fare una doccia - fosse chiesta la sua autorizzazione. E chi non rispettava gli ordini veniva punito. Gli investigatori descrivono schiaffi, percosse, umiliazioni davanti agli altri adepti. Ma tra le contestazioni più gravi ci sono gli abusi sessuali. Il 59enne, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe sottoposto anche vittime minorenni a violenze reiterate presentandole come «terapie purificatrici». Accanto a lui operavano tre collaboratori: due donne, una delle quali psicologa professionista, e un uomo, “monaco” e massoterapista, che avrebbe effettuato «terapie sessuali» a pagamento su donne in momenti di lutto o particolare fragilità. C’è infine la presunta truffa all’Inps. Malatesta avrebbe simulato di non riuscire a camminare, inducendo in errore la commissione medica e incassando indebitamente oltre 80 mila euro di pensione di invalidità. Ora i carabinieri cercano altre vittime, l’invito degli investigatori è rivolgersi alle stazioni dell’Arma per raccontare eventuali altri abusi.
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