«Frastornati ma soddisfatti, oggi ritroviamo un po’ di fiducia nello Stato, quello che ha portato a condanne che certificano specifiche responsabilità individuali, non lo Stato che ha permesso che crollasse un ponte e che 43 persone ci lasciassero per sempre». A Egle Possetti, presidente del Comitato ricordo delle vittime di ponte Morandi, brillano gli occhi. È emozionata e non sembra sentire i 40 gradi del palco dei giardini Luzzati, in centro storico a Genova, scelti per fare il punto dopo la lettuta della sentenza di primo grado sul crollo del Viadotto Genova, come era indicato sui documenti di Autostrade per l’Italia e del ministero delle Infrastrutture.
«Quei documenti copiancollati di anno in anno senza che venissero accertate le reali condizioni del ponte», ricorda. Per Possetti e per gli altri familiari è «dirimente che sia stato chiarito che chi doveva controllare non ha controllato, ed è questo uno dei nostri impegni per il futuro: per fare sì che lo Stato ritrovi un ruolo di controllo reale sulle aziende private che detengono le concessioni, è fondamentale che torni a bilanciare l’interesse pubblico rispetto a quello dei profitti perché per troppi anni quello è stato il peccato originale». Anche Raffaele Caruso, l’avvocato del comitato, si è commosso dopo la lettura del dispositivo: «L’impianto accusatorio è stato pienamente confermato - dice -, c’è stata l’indivuazione di responsabili in Aspi, Spea e Ministero in ogni articolazione interna, centrale e territoriale, è stato confermato quello che abbiamo sempre sostenuto, ovvero che era dal 1993 che esistevano elementi per evitare la tragedia, e anche la presenza di numerose assoluzioni ci dice il lavoro fatto dalla procura e la decisione dei giudici non è generica ma individualizzante e ponderata. Non ci sono condanne legate alla semplice posizione aziendale ricoperta ma a commisurate su specifici comportamenti».
Ricorso in appello
I team legali delle parti civili attenderanno comunque le motivazioni della sentenza per valutare il possibile ricorso su alcune posizioni. Ricorreranno sicuramente in appello gli avvocati di Giovanni Castellucci, Giovanni Paolo Accinni e Guido Carlo Alleva: «Il nostro assistito non poteva e non doveva essere condannato, siamo convinti della innocenza di Castellucci, mai nessuno in più di 50 anni ha anche solo dubitato dell’esistenza di difetti costruttivi sugli stralli, criminalizzare gli ad delle società non è giusto».
Ma un altro aspetto sottolineato dai familiari delle vittime è proprio quello delle responsabilità dei manager: «Stiamo assistendo, sul fronte di altri processi come quello sullo scandalo Thyssenkrupp e quello della strage di Viareggio, a un tentativo del vertici delle aziende di autoassolversi e tutelarsi, ma nessuno è obbligato a fare l’amministratore delegato, e a onori economici corrispondono anche oneri fattivi. Una lettera come quella dei 250 top manager che hanno criticato la sentenza su Moretti per il disastro di Moretti per noi è inaccettabile». Tra i familiari c’è anche chi è preoccupato, come Marcello Bellasio che nella tragedia perse i figli Camilla e Manuele, 12 e 16 anni: «C’è il rischio che la condanna vada al ribasso, e non è giusto, i 12 anni a Castellucci non dovranno abbassarsi». «Non cambia l’origine della tragedia, non cambia la sicurezza delle autostrade, speriamo che in futuro la sentenza possa aumentare questa sicurezza», aggiunge Emmanuel Diaz, fratello di Henry, che dopo il crollo ha deciso di studiare Giurisprudenza e ha iniziato la pratica da avvocato.
Alla lettura della sentenza c’era anche la sindaca di Genova Silvia Salis. Il Comune di Genova e la Regione Liguria, sono parti civili: «Non potevo non esserci, come quella di chi ha perso qualcuno, anche la ferita della città resta aperta - dice la sindaca -, ma la pronuncia di oggi inizia a restituire dignità e certifica responsabilità che non potevano restare impunite, la sentenza resti un monito perpetuo, la sicurezza pubblica, la vita umana non possono mai più essere sacrificate in nome del profitto». Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, commissario per la ricostruzione dopo il crollo, ha dichiarato: «Il nostro dovere resta fare tutto il possibile affinché una tragedia come quella del Ponte Morandi non possa mai più ripetersi, continuando a investire nella sicurezza delle infrastrutture, nella manutenzione e nella prevenzione».
E anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini afferma: «Quelle 43 vittime meritano giustizia, Autostrade per l’Italia, hanno ragione i familiari delle vittime, al di là delle scuse deve rispondere con i fatti, con gli investimenti, con la manutenzione ordinaria, straordinaria, le nuove opere, soprattutto in un territorio come quello genovese». Luca Pirondini, capogruppo del M5s al Senato, commenta: «La sentenza non restituisce ai familiari i loro cari ma può restituire ciò che non deve mai mancare in uno Stato di diritto: verità e responsabilità». L’eurodeputato Pd Brando Benifei: «Questa decisione ricorda a tutti che la sicurezza non è una voce di bilancio e che i controlli pubblici non possono ridursi a un adempimento formale».
>> Home