Le chat della ‘squadretta’: “Abbiamo rovinato la vita a un ragazzo di 16 anni”

2026/10/10

Categories: world-news

La preoccupazione di un’agente: quell’arresto era forzato, faccia spaccata. Si allarga l’indagine sui ghisa: schema ripetuto. La difesa: ottenevano risultati

Frame di un video realizzato durante un intervento al centro dell’inchiesta

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Milano – «Aveva la faccia spaccata». «Abbiamo forzato l’arresto e rovinato la vita a un ragazzo di 16 anni». «Abbiamo caricato un reato che non ha commesso. Non ha fatto un c... e gli abbiamo rovinato la vita. Non era un delinquente. Era un ragazzino che è nato in un contesto del c... che arrotondava. Quindi? Sono questi gli arresti che volete fare? Prendere dei 16 enni in bici?». Si sfogava così, chattando con un collega (ora indagato), una agente della polizia locale che nelle sue ore di straordinario si è trovata a partecipare a uno degli arresti, illegali secondo la Procura, effettuati dalla «squadretta» dei ghisa finita sotto indagine, che ha collezionato 33 capi di imputazione, dal falso ideologico, alla calunnia, fino al peculato.

La chat e gli scambi su Whatsapp

«Gli abbiamo rifilato la droga che non era sua». «Io stimo Ilenja (la commissaria a capo delle operazioni, Ilenja Sabato, ora ai domiciliari, ndr), ma questo arresto è stato illegittimo. Come è stata caricata la resistenza a un ragazzo tirato giù dalla bici e schiacciato sull’asfalto». E ancora «Non funziona così perché quel ragazzo aveva 16 anni». Sono stralci delle conversazioni acquisite dalla Procura, tra cui scambi WhatsApp tra gli agenti indagati che comunicavano in una chat dal titolo: «siamo… stupefacenti».

L’indagine

Un’indagine che si sta espandendo, con 14 indagati, quella coordinata dal pm Giovanni Tarzia, che ora chiede l’aggravio della misura cautelare per i cinque poliziotti già coinvolti, finiti a San Vittore ad agosto e poi scarcerati dal Riesame, e un sesto agente, comparso ieri davanti al gip Elio Sparacini per l’interrogatorio preventivo. L’analisi delle chat ha «consentito di accertare» uno schema «ripetitivo e sistematico» adottato dagli indagati. Sono dieci gli episodi di arresto illegale contestati, tra i quali proprio quello a cui faceva riferimento l’agente che nel modo di agire dei colleghi aveva visto qualcosa che non andava.

L’arresto del 16enne

L’arresto del pusher 16enne, avvenuto il 16 gennaio, rientra nello schema: secondo chi indaga la squadra usava «informatori» (interessati a far scomparire alcuni spacciatori dalle piazze) che indicavano chi arrestare. Veniva poi inscenato uno scambio di droga tramite un’esca, tale «Nur». Ma ad andare a prendere la droga, nel caso in questione, sarebbe stata la stessa commissaria Sabato. Dopo l’arresto al ragazzo è stata attribuita la detenzione di ulteriori dosi di hashish e cocaina e tre bilancini, nonostante, secondo la Procura, non fossero in suo possesso. Tra le contestazioni, anche quelle di resistenza a pubblico ufficiale. Un artificio «per giustificare la lesione al volto provocata al minore, presumibilmente durante le fasi di fermo» annotano i pm. L’ipotesi è che gli arresti venivano collezionati dalla squadra per fare carriera. «Venivano usate modalità bislacche – ammette l’avvocato Roberto Grittini, che difende uno degli agenti interrogati – ma venivano assicurati alla giustizia dei pusher che dovevano essere arrestati. Era un modo per ottenere risultati».

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